Morfologia e geologia
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di Filippo Fanti e Paolo De Lucia

 

CARATTERI GENERALI

Batimetria del Mare Adriatico.                          Dal sito www.regione.emilia-romagna.it/geologia.

L’Adriatico, un tipico mare interno del Mediterraneo, si sviluppa in direzione NW-SE, fra la penisola italiana e quella balcanica. La sua lunghezza è di circa 800 km, la larghezza di 150 km. L’unica comunicazione con il Mar Ionio, tramite il canale di Otranto, si apre nella parte a SE.

L’Adriatico si può suddividere in tre parti: Settentrionale, Centrale, Meridionale. 

Adriatico Settentrionale

Si estende dal Golfo di Venezia e Trieste fino alla congiungente Ancona-Zara. Comprende anche la rientranza del Quarnaro, particolarmente ricca di isole. I fondali degradano dolcemente sino ad una profondità di 70-75 m. 

In questa area di mare Adriatico sono presenti anche formazioni rocciose, la cui ampiezza oscilla da qualche metro a qualche migliaio di metri quadri, che si elevano da pochi centimetri al massimo di sei metri dai fondali detritici circostanti. Queste formazioni possono essere definite come un gruppo superficiale di rocce derivate dalla locale cementazione di sedimenti sciolti e sono principalmente localizzate in cima a piccoli scanni del fondo del mare, fino a circa 29 metri di profondità, e a 20 chilometri di distanza dalla costa, specialmente a Nord del delta del Po.

Adriatico Centrale

L’Adriatico centrale si estende dalla congiungente Ancona-Zara fino alla congiungente Gargano-Lastovo. La caratteristica morfologica più importante di questo tratto del bacino, è la presenza di un area depressa, denominata Depressione Meso-adriatica o fossa di Jakula. Essa comprende tre piccoli bacini con profondità massime di poco superiori ai 250 metri ed è orientata in senso nordest-sudovest, cioè perpendicolare all’asse del bacino; possiede quindi un andamento contrario alla vergenza tettonica e strutturale dell’Appennino. 

Adriatico Meridionale

Si estende dall’allineamento Gargano-Lastovo fino ad una soglia posta al parallelo di Otranto. Il bacino meridionale nel suo complesso ha un andamento allungato in direzione nordovest-sudest, sub parallelo alle coste pugliesi e dalmato-albanesi. Il bacino è caratterizzato da un morfologia piuttosto regolare, interrotta solo eccezionalmente dalla presenza di rilievi sottomarini: da ricordare il Monte Dauno (al largo di Bari). La profondità scende al di sotto dei 1200 m e risale a circa 800 m in corrispondenza del Canale d’Otranto.

 

LE COSTE

 

La pendenza dei fondali adriatici, soprattutto in prossimità della costa, è legata in larga misura ai caratteri morfologici dei litorali che risultano più articolati e rocciosi sulle coste orientali. 

Le coste occidentali presentano un carattere roccioso, con prevalenza di formazioni marnoso-arenacee e calcaree, solo in corrispondenza dei promontori del Conero, del Gargano, nonché nelle coste salentine. Le coste nord-occidentali ed albanesi sono basse ed orlate di lagune.

Notevole è l’apporto fluviale delle coste occidentali, dove i corsi d’acqua trasportano abbondanti quantità di detriti di provenienza appenninica. Al contrario è assai scarso, per il carattere carsico, l’afflusso del retroterra pugliese.

Le coste orientali si presentano particolarmente articolate e ricche d’isole, infatti in una distanza, che in linea d’aria è circa 600 Km, si sviluppa una fascia costiera di 4000 Km.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARATTERI GEOLOGICI

Nonostante la scarsa profondità delle acque del mare Adriatico, la morfologia dei suoi fondali si presenta relativamente complessa, ricollegandosi direttamente all’origine geologica dello stesso bacino e, di conseguenza, alle fasi evolutive dello stesso Mediterraneo, di cui l’Adriatico rappresenta un settore marginale.

Alla fine dell’Era Mesozoica lo spazio occupato dal bacino adriatico era molto più esteso ed era situato tra le zone orogenetiche delle Alpi, dell’Appennino e delle Dinaridi. Da questi rilievi una grande quantità di detriti arrivava in mare, dove si accumulava nel fondo del bacino, soggetto ad attiva subsidenza.

Attualmente la sedimentazione nel bacino adriatico è alimentata da materiali di natura clastica, sabbioso-argillosi, provenienti sia dal bacino del Po, sia dai versanti appenninici, veneto-friulani e dinarico-istriani. Questi materiali hanno un carattere torbiditico. Nelle acque meno profonde essi vengono rimescolati dalle correnti calde ipersaline di provenienza ionica, da correnti di marea e dalle correnti provocate dal vento.

Nell’Adriatico Settentrionale, a partire dalla linea di costa, si susseguono depositi sabbiosi di origine fluviale, rimaneggiati dal moto ondoso e dalle correnti litoranee.

 

L’origine del Mediterraneo e dell’Adriatico

  

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Il mare Mediterraneo rappresenta il residuo di un antico oceano, chiamato Tetide, che fino a circa 200 milioni di anni fa si stendeva longitudinalmente attorno alla Terra separando due grandi aree continentali:

a nord la Laurasia, comprendente gran parte dell'attuale America settentrionale con la Groenlandia, l'Europa e l'Asia;

a sud la Gondwana che comprendeva le attuali America meridionale, Africa con Madagascar, India, Australia ed Antartide.

   

Per cause piuttosto complesse, queste due enormi masse continentali cominciarono ad essere interessate da movimenti di tipo tangenziale, che ne provocarono la frantumazione in zolle o placche di minore dimensione.

Contemporaneamente il fondo della Tetide cominciò a frantumarsi, favorendo la fuoriuscita di notevoli effusioni basaltiche, con conseguente formazione di una dorsale sottomarina allungata in senso longitudinale.

 

Successivamente la placca africana, allontanatasi da quella sudamericana, mutò il suo moto di deriva con un progressivo avvicinamento alla placca euroasiatica.

In tal modo l’oceano della Tetide andò gradualmente riducendosi. 

Le rocce che costituivano il fondo della Tetide subirono una lenta ma inesorabile compressione e, frantumandosi, si sollevarono sotto forma di falde che si accavallarono l’una sull’altra, fino ad emergere dalle acque dell’oceano, andando a formare l’embrione delle attuali grandi catene montuose che si snodano dall’Atlante nordafricano ai Pirenei, alle Alpi, agli Appennini.

Si distinsero due sistemi: uno che si andò a depositare sul margine meridionale della placca europea, che formò la catena alpina, l’altro che si accavallò sul margine settentrionale del continente africano. Nel proseguimento degli spostamenti, nel momento in cui i due sistemi si saldavano, vari fenomeni agirono su entrambi, conferendo loro una forma articolata ed irregolare. Una parte di essi si sviluppò sulle terre emerse ed una parte nei fondali marini.

Contemporaneamente al sollevamento orogenetico, si andava aprendo da un lato il bacino delle Baleari e dall’altro si creava una dorsale di espansione che portava alla nascita del mar Tirreno. In questo modo la catena appenninica ruotava verso nord-est, mentre l’Adriatico veniva compresso tra di essa ed il sistema dinarico che si muoveva verso sud-ovest. In pratica, i sedimenti deposti sul fondo dell’Adriatico coprono un promontorio della placca africana che, come un cuneo, si è insinuato nella placca europea. Un'altra ipotesi sostiene che la crosta al di sotto dell’Adriatico rappresenti una placca, di minime dimensioni, chiamata Adria, interposta tra quella europea e quella africana.

  Antichi rilievi pre-paleozoici
interamente spianati dall’erosione
  Rilievi costituiti da rocce 
metamorfiche e sedimentarie
di età paleozoica, in gran parte 
livellate dall'erosione, ma a volte
risollevati dalla successiva 
orogenesi alpina
  Principali rilievi messi in 
posto dall’orogenesi alpina 
nel corso dell’era terziaria
(cenozoica)
   Bacini sedimentari di età 
terziaria e quaternaria, 
completamente colmati 
o emersi
    Fronte delle falde di sovra-
scorrimento (la dentella-
tura è rivolta in senso con-
trario a quello di avanzamento 
delle falde

Struttura tettonica del bacino mediterraneo. Da AAVV Adriatico Mare d'Europa, Rolo Banca, 1999.

 

LE VARIAZIONI DEL LIVELLO MARINO 

I movimenti tettonici uniti a forti mutamenti delle condizioni climatiche e all'alternarsi delle grandi glaciazioni, provocarono forti oscillazioni del livello marino del Mediterraneo. Queste causarono un frequente cambiamento del disegno costiero delle terre emerse.

Circa sei milioni di anni fa, il Mediterraneo subì un pressoché totale prosciugamento, conseguente alla chiusura del collegamento con l'Oceano Atlantico, che oggi avviene in corrispondenza dello stretto di Gibilterra (fu allora che l'intensa evaporazione provocò la formazione di notevoli depositi di materiali salini che oggi affiorano lungo tutto il margine orientale dell'Appennino), poi seguito da una nuova invasione marina, che portò il livello del mare almeno 100 metri al di sopra di quello attuale.

In tal modo la penisola italiana risultò smembrata in varie sezioni insulari e separata dalle Alpi da un ampio golfo marino, prosecuzione verso Ovest dell'Adriatico settentrionale; tale golfo verrà successivamente e totalmente riempito grazie a progressivi sollevamenti tettonici, unitamente al continuo deposito di detriti dei corsi d'acqua che scendevano dalle Alpi e dall'Appennino settentrionale verso l'antico golfo adriatico.

Il livello marino durante il Pliocene e il Quaternario. Da AAVV Adriatico Mare d'Europa, Rolo Banca, 1999.

Durante l'ultima glaciazione il livello marino scese oltre 100 metri al disotto dell'attuale; l'estensione dell'Adriatico si ridusse notevolmente, mentre la pianura formatasi tra le Alpi e l'Appennino (e con essa anche il suo principale collettore, l'antico fiume Po) avanzò  fino all'altezza della linea Ancona-Zara.

 

 

 

 

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