Mucillagini
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di Mattia Manuzzi

 

 

Un problema che si manifesta  in Adriatico è quello conosciuto con il nome di mucillagine.

La produzione abnorme di materiale mucillaginoso è un fenomeno molto noto in ambiente marino e non è esclusivo dei mari italiani.

 

 

 

 

In Adriatico è comparso con notevole intensità negli anni ‘89-’91, ma è stato segnalato anche in epoca precedente; la testimonianza più antica, infatti, risale al 1872; da allora al 2000 sono stati registrati almeno 25 eventi di affioramenti estensivi di materiale mucillaginoso aggregato.

 

 

Descrizione del fenomeno

Tutte le alghe producono strati esterni di mucillagine, che hanno diverse funzioni biologiche ed ecologiche. Se questi strati vengono prodotti in eccesso, diffondono nell’acqua. Il materiale prende quindi origine sotto forma di essudato cellulare, ossia come escrezione da parte di microalghe presenti normalmente in ambiente marino. Tale materiale risulta costituito principalmente da polisaccaridi (una specie di cellulosa) che si idratano a contatto con l’acqua e che per collisione formano aggregati.

La mucillagine e l’eutrofizzazione sono fenomeni differenti, in quanto l’eutrofizzazione è riconducibile a proliferazioni di microalghe (“fioriture”) innescate e sostenute da eccessivi apporti di nutrienti (sali di azoto e fosforo). L’eutrofizzazione produce un aumento del numero di alghe; quando invece si forma mucillagine c’è produzione di polisaccaridi da parte delle alghe.

 

  Lo sviluppo del fenomeno

Il materiale si può osservare, a densità diversa e in diversi stadi di aggregazione, nelle acque profonde per quasi tutto l’anno. 

Nei primi mesi dell’anno si manifesta generalmente nelle acque profonde sotto forma di fiocchi biancastri (0.1-3 cm), stadio questo conosciuto con il nome di “neve marina” (fase 1), a cui succede nei mesi estivi per ulteriore aggregazione una fase a filamenti (1-20 cm) (fase 2), che tendono a distribuirsi più superficialmente lungo la colonna d’acqua. 

Generalmente il processo s’arresta a questo stadio di evoluzione.

Diversamente si può assistere ad aumenti della densità e ad ulteriori stadi di macro-aggregazioni quali “reticoli” (fase 3), “nuvole” (fase 4), fino ad affioramenti nelle acque superficiali nei mesi più caldi (fase 5)

La comparsa delle masse mucillaginose in superficie, che è regolata da diversi fattori fisici, è quindi la manifestazione agli occhi di tutti di un processo già in formazione da mesi. Gli affioramenti presentano una distribuzione spaziale non omogenea e sono soggetti nel corso della giornata a variazioni dimensionali ed a spostamenti in funzione dei venti e delle correnti; ad esempio, quando vi è predominanza di venti che spirano verso costa, vengono sospinti ed ammassati verso riva, a ridosso dei porti e delle barriere frangiflutto. Una parte del materiale si deposita a livello dei fondali.

La disgregazione e la scomparsa del fenomeno è legata principalmente all’instaurarsi di mareggiate di discreta energia.

 

 

Conseguenze

Le mucillagini non sono di per sé dannose, essendo costituite da polisaccaridi. Il materiale di natura gelatinosa flottando può imbrigliare le particelle in sospensione. Non sono pervenute segnalazioni di danni alla salute da parte di bagnanti o pescatori, che hanno avuto contatto diretto con la mucillagine. La presenza nella colonna d’acqua di discrete quantità di materiale può creare problemi nel comparto della pesca, soprattutto per quella effettuata con reti da posta, per il conseguente intasamento delle reti.

La decomposizione di massicce quantità di materiale determina grossi problemi agli organismi bentonici, soprattutto quelli fissi o poco mobili nei quali può provocare la morte per soffocamento meccanico a livello delle branchie, oltre a ripercussioni sulle uova e sulle forme larvali.

 

 

Ipotesi sull’origine della mucillagine

Si è finora constatato che uno squilibrio del rapporto azoto e fosforo può indurre nelle microalghe una escrezione di mucopolisaccaridi. Altri motivi e le dinamiche di aggregazione sono tuttora oggetto di studio.

Affinché lo stato attuale della comprensione del fenomeno possa progredire, il Ministero Ambiente ha attivato dal 1999 un progetto quadriennale di ricerca applicata, coordinata dall'ICRAM, finalizzato alla comprensione dei meccanismi di produzione delle mucillagini, in cui saranno impegnati diversi Centri ed Istituti di Ricerca.

 

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