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Inertizzazione delle fibre di amianto: uno studio a Reggio Emilia

Valutazione analitica del rifiuto di cemento amianto dopo trattamento di inertizzazione con processo pirolitico

I rifiuti di cemento amianto costituiscono dopo i rifiuti urbani la tipologia più voluminosa esistente nel nostro paese e sicuramente la tipologia maggiore tra i rifiuti pericolosi.
Da alcune stime sembra che attualmente le coperture in opera con amianto ammontino a 2,5 miliardi di m2 che tradotti in peso potrebbero corrispondere a 30 milioni di tonnellate, pari al quantitativo di rifiuti prodotti annualmente in Italia (2003).
Considerando che tali manufatti sono stati posti in opera già alcuni decenni fa e che in ogni caso l´esposizione agli agenti atmosferici renderebbe nel giro di un decennio usurati anche quelli che attualmente sono ben conservati, il panorama dello smaltimento in discarica, come avviene attualmente, diventa veramente preoccupante.
La messa in sicurezza dei rifiuti derivanti dalla rimozione sarebbe problematica per diversi motivi tra cui la difficoltà a rendere sostenibile nell´ambiente la creazione di nuove discariche dedicate e le difficoltà economiche che i gestori di discariche dovrebbero sopportare per l´adeguamento alla nuova normativa, D.Lgs. 13 gennaio 2003. Infine le difficoltà delle amministrazioni locali ad autorizzare sui territori di competenza l´insediamento di nuove discariche.
Da tale scenario balza evidente che nuovi sistemi di recupero di tali rifiuti sono auspicabili con una certa urgenza.
Il decreto del 29.07.2004 n° 248 "Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto" ha aperto alcune possibilità di recupero dei rifiuti contenenti amianto definendo i trattamenti ed i processi che conducono alla totale trasformazione cristallochimica dell´asbesto.
Tali trattamenti se adeguatamente realizzati permettono di evitare il conferimento in discarica ed il riutilizzo del rifiuto trattato. Attualmente in Italia non esistono impianti operativi di trattamento. Si sta lavorando alla messa in funzione di un trattamento di pirolitico per rifiuti provenienti da lavorazioni di cemento amianto e da riutilizzare per il ripristino ambientale.
Il decreto citato rimanda al decreto 12/2/97 sui criteri di omologazione dei prodotti sostitutivi che per il materiale trattato termicamente deve essere esente da amianto determinato al microscopio elettronico.
Il presente lavoro propone un protocollo analitico adatto a rispondere alle richieste del legislatore ed a garantire condizioni di sicurezza del rifiuto dopo la trasformazione cristallochimica.
Le trasformazioni principali che avvengono ad alta temperatura per i materiali contenenti amianto si possono classificare in deossidrilazioni e ricristallizzazioni allo stato solido (Gualtieri e Tartaglia, 2000). Il trattamento termico del crisolito puro mostra che, a seguito della deossidrilazione a circa 800°C, inizia una trasformazione allo stato solido che porta alla ricristallizzazione completa in fasi silicatiche magnesiache (forsterite ed anstatite). Grazie a questa trasformazione, il crisotilo perde la propria natura fibroso-asbestiforme e di conseguenza risulta non più pericoloso. L´amianto di anfibolo tremolite puro trattato termicamente a 1100°C mostra dopo la deossidrilazione, una completa trasformazione in diopside, enstatite e cristobalite. 

 

 

 

 

G.Pecchini, E.Renna, O.Sala, T.Bacci, F.Paoli, V.Biancolini (ARPA sez. prov.le di R.E.) - A.F.Gualtieri (Università di Modena e Reggio Emilia) - L.Calzavacca (Eco Studio - Aspireco, Gavardo Brescia)

Numero pagine: 10
Anno pubblicazione: 2007




Materia: Amianto e fibre

Nodi: ex Arpae Reggio Emilia vedi Area Ovest

Tipologia: Tecnico/istituzionali