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Cos´è la biodiversità

Per diversità biologica o biodiversità si intende la variabilità fra tutti gli organismi viventi, inclusi quelli del sottosuolo, dell’aria, gli ecosistemi acquatici, terrestri e marini e i complessi ecologici dei quali fanno parte; questa include la diversità all’interno delle specie, tra le specie e degli ecosistemi (Convenzione sulla diversità biologica, CBD, Rio de Janeiro 1992).

Conservare la biodiversità non è un lusso o un’ambizione degli ambientalisti, al contrario è un’esigenza imprescindibile per garantirci un futuro. La diversità biologica è la ricchezza delle specie e la complessità delle forme di vita che ha importanza ecologica, economica, sociale ed etica.

Le nuove basi della politica europea per la Biodiversità per il 2020

Con la comunicazione “La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: una strategia europea per la biodiversità verso il 2020” la Commissione Europea ha lanciato la nuova strategia fino al 2020 per proteggere la biodiversità in Europa. Obiettivo chiave per il 2020: arrestare la perdita di biodiversità, ripristinare i servizi ecosistemici, contribuire alla biodiversità mondiale.

I sei obiettivi prioritari:
- favorire l’attuazione della normativa in materia ambientale,
- ripristinare gli ecosistemi, ad esempio utilizzando infrastrutture verdi
- incentivare agricoltura e forestazione sostenibili
- incentivare la pesca sostenibile
- combattere le specie aliene invasive
- contribuire a bloccare la perdita di biodiversità a livello globale.

La Strategia nazionale per la biodiversità è uno strumento di grande importanza per garantire in futuro l’integrazione fra gli obiettivi di sviluppo dell’Italia e la tutela del suo patrimonio di diversità biologica. Questa strategia è articolata in tre tematiche cardine, per ognuna delle quali è stato individuato un obiettivo strategico:

1) “Entro il 2020 garantire la conservazione della biodiversità, intesa come la varietà degli organismi viventi, la loro variabilità genetica e i complessi ecologici di cui fanno parte, e assicurare la salvaguardia e il ripristino dei servizi ecosistemici al fine di garantire il ruolo chiave per la vita sulla terra e per il benessere umano”.

2) “Entro il 2020 ridurre sostanzialmente nel territorio nazionale l’impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità, definendo le opportune misure di adattamento alle modificazioni indotte e di mitigazione dei loro effetti ed aumentando la resilienza degli ecosistemi naturali e seminaturali”.
La biodiversità e le funzioni degli ecosistemi sono molto utili per l’adeguamento ai cambiamenti climatici, dobbiamo impegnarci a preservare la diversità biologica e a combattere l’effetto serra.

3) "Entro il 2020 integrare la conservazione della biodiversità nelle politiche economiche e di settore, anche quale opportunità di nuova occupazione e sviluppo sociale, rafforzando la comprensione dei benefici dei servizi ecosistemici da essa derivanti e la consapevolezza dei costi della loro perdita”.

Per conseguire i tre obiettivi strategici sopra descritti, la Strategia prevede varie aree di lavoro, articolate nell’individuazione delle principali minacce e criticità, negli obiettivi specifici per contrastare tali minacce e nella definizione di priorità d’intervento. Le principali aree di lavoro sono:

- Specie, Habitat e Paesaggio
- Aree protette
- Risorse genetiche 
- Agricoltura
- Foreste
- Acque interne
- Ambiente marino
- Infrastrutture e trasporti
- Aree urbane
- Salute
- Energia
- Turismo
- Ricerca e innovazione
- Educazione, informazione, comunicazione e partecipazione.

 

Aree di lavoro

Specie, Habitat e Paesaggio

PaesaggioL’Italia è il paese europeo più ricco di biodiversità ma anche di ecosistemi e di paesaggi, quindi essa riveste un ruolo molto fondamentale nel mantenimento di tale patrimonio che appartiene alla collettività. Inoltre l’Italia svolge anche un ruolo importante nella conservazione delle specie migratrici, proprio per la sua posizione geografica strategica di ponte naturale fra l’Europa e l’Africa.

Specie: è l’unità base di ogni sistema di classificazione degli organismi animali e vegetali.

Habitat: è il complesso delle condizioni ambientali in cui vive una particolare specie di animali o piante.

Paesaggio: designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni (art. 1 Convenzione europea del Paesaggio).  

 

Risorse genetiche

Sono ancora poco conosciute, ma hanno un ruolo chiave nei vari settori: dall’agricoltura, all’industria, alla selvicoltura e alla medicina. La Convenzione della Diversità Biologica identifica nell’accesso alle risorse genetiche e nell’equa ripartizione dei benefici una delle principali sfide a livello globale. Diversità genetica: è la variabilità del patrimonio genetico nell’ambito di una singola specie ed è la componente fondamentale della diversità biologica. La biodiversità è creatività, ricchezza, la vera ricchezza sulla terra e capacità di adattamento alle diverse condizioni pedoclimatiche.

La diversità è la materia prima dell’evoluzione e l’evoluzione è il presupposto della sopravvivenza. La diversità biologica è il risultato di 4 miliardi di anni di evoluzione, in questo tempo sulla terra si sono sviluppate dai 5 ai 30 milioni di specie viventi; di queste solo una parte è stata classificata, per cui la biodiversità sconosciuta è una frontiera inesplorata, una ricchezza naturale dalla quale dipende la sopravvivenza stessa della terra (infatti noi dipendiamo dai prodotti naturali dal momento in cui ci alziamo al mattino fino a quando ci corichiamo la sera).

Una parte dell’evoluzione oggi si verifica nei campi dei contadini che continuano a praticare l’arte dell’agricoltura, selezionando i semi e favorendo l’adattamento delle varietà alle realtà ecologiche e sociali di un territorio. Perdendo la biodiversità perdiamo anche la capacità di reagire ai cambiamenti climatici indotti dall’effetto serra. Salvaguardare l’agrobiodiversità, le risorse genetiche di interesse agrario, in quanto da queste dipende la nostra sopravvivenza alimentare, come riferito anche nel Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura che ha fra gli obiettivi la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse alimentari e la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivati dal loro utilizzo, in accordo con la Convenzione sulla Diversità Biologica.

biodiversitàLa massima parte della diversità genetica delle piante e degli animali allevati viene mantenuta dai sistemi agricoli tradizionali; infatti secondo Vavilov i grandi centri di diversità genetica, fra cui il Mediterraneo, ospitano la grande diversità genetica che offre agli agricoltori la possibilità di selezionare e utilizzare varietà resistenti ai patogeni, adatte alla siccità etc. Pertanto le politiche di conservazione devono:
- prevedere incentivi per gli agricoltori che mantengono i sistemi produttivi tradizionali, salvando la diversità genetica
- promuovere attività di ricerca, studio e monitoraggio sulla biodiversità
- limitare la diffusione di varietà commerciali ed esotiche soprattutto se non comportano benefici produttivi
- avviare iniziative di educazione alla biodiversità e alla sua conservazione.

Salvaguardare l’agrobiodiversità anche attraverso un’azione di educazione alimentare rivolta alle scolaresche e alla cittadinanza in genere, in quanto il consumatore può salvare un prodotto agricolo scegliendolo come alimento: infatti l’agricoltore coltiva ciò che il mercato richiede e abbandona quelle varietà che non sono vendute sul mercato. Per questa ragione è molto importante l’educazione del consumatore, che è il vero motore del mercato; le sue scelte influiscono sull’agricoltura, sull’ambiente e sulla biodiversità; molte specie di interesse agrario erano diffuse in passato perché facevano parte delle dieta alimentare di allora. L’avvento dell’agricoltura intensiva con le grandi monocolture e della grande distribuzione ha fatto sì che si perdessero molte varietà autoctone che non sono più richieste dal mercato semplicemente perché i consumatori non conoscono più quei sapori e quindi non li possono richiedere; pertanto noi consumatori siamo responsabili della perdita di biodiversità alimentare, scegliendo prodotti locali favoriremo l’economia e l’agricoltura locale, scegliendo ad esempio prodotti cinesi favoriremo l’economia cinese come di fatto sta avvenendo. Nel mondo molte specie vegetali e animali si sono estinte e molte sono minacciate; per ridurre il rischio di perdita del germoplasma vegetale occorre conservarlo in due modi:
- conservazione in situ: conservare le specie vegetali nei loro habitat naturali
- conservazione ex situ: i semi o altri organi di propagazione conservati nelle banche del seme, oppure coltivati al di fuori del loro habitat naturale.

Per la conservazione della flora spontanea a rischio di estinzione, in Italia è attiva da diversi anni RIBES, la Rete Italiana di Banche del germoplasma di specie spontanee. Conservare la biodiversità è importante ma occorre anche conservare la memoria che è collegata alla biodiversità, e cioè tutte quelle azioni che l’uomo compie in favore della coltivazione, dell’impiego e della selezione di tale diversità: in pratica non basta salvare la diversità rurale che è alla base della nostra alimentazione, ma occorre salvare anche il sapere tradizionale che sta dietro a ogni coltura, a come si coltivava, come e quando si raccoglieva, come si conservava e come la si utilizzava al meglio in cucina. E’ ormai noto che la memoria che le persone scrivono con il gesto o con la parola sia un patrimonio intangibile che appartiene all’umanità e che rischia di perdersi. Raccogliere la memoria può essere equiparato a conservare i frutti invernali in fruttaio o in cantina: più riposano e maturano lentamente e più diventano preziosi per il futuro. La memoria, i frutti, i semi dei saperi, minacciati dall’oblio di cui dovremmo riempire i nostri frutteti, sono la storia dell’uomo e del suo percorso evolutivo. Ma la memoria non è nostalgia del passato, come diceva Calvino “la memoria conta veramente, per gli individui, le collettività, le civiltà, solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di diventare senza smettere di essere”. 

Agricoltura

semiÈ la più grande fabbrica di ossigeno e sostanza organica che consuma CO2 e riduce l’effetto serra; in un paese civile questo settore non può essere trascurato, proprio per il ruolo strategico che ha (presidio, antierosione, produzione della risorsa cibo, prevenzione incendi, tutela biodiversità ecc.); essa è fondamentale per l’economia e il futuro di un popolo, eppure soffre di una grave crisi che perdura da anni. Occorre ridare fiducia agli agricoltori che hanno l’importante compito di produrre il cibo indispensabile ogni giorno per ogni essere vivente e da questo dipende la qualità della nostra vita e quella dell’ambiente. Occorre attuare politiche che favoriscano l’agricoltura rispettosa dell’ambiente, delle produzioni tradizionali e legate alle stagioni, il cibo locale, di qualità, che favorisce la nostra salute e garantisce anche la salvaguardia del territorio. L’agricoltura può essere alleata dell’ambiente per il ruolo strategico, sostenibile, per la valorizzazione del paesaggio e l’equilibrio territoriale. L’agricoltura è produttrice di cultura, la difesa del pianeta è nelle mani degli agricoltori, in quanto solo loro possono rafforzare l’economia locale rispetto all’economia di mercato, l’economia locale non è obsoleta ma è di grande attualità. Il lavoro degli agricoltori deve tornare ad avere una sua dignità perché da loro dipende la nostra vita e quella del pianeta. In una vera civiltà il cibo deve essere prodotto dall’uomo nella sua interezza, con il suo sapere, i suoi sensi, l’olfatto, la vista, il tatto, il gusto. In Italia siamo fortunati perché il nostro paese, estremamente vario, ci offre prodotti tanto diversi sia dal punto di vista del territorio ma anche delle civiltà che qui si sono succedute. Dobbiamo essere grati agli agricoltori che hanno mantenuto vive le colture tradizionali e hanno permesso anche il mantenimento della memoria.

 

Salute

la stretta dipendenza dello stato di salute di una popolazione dalla qualità dell’ambiente di vita è dichiarata da tutte le attuali definizioni coniate per il termine “salute”, ma è interessante notare che, nel corso del tempo, tutte le diverse civiltà che ci hanno lasciato testimonianze sulla cura della salute dei cittadini (medicina dell’antica Grecia, della civiltà Romana, Cinese, Indiana e tante altre ancora), hanno sempre affermato quanto importante fosse il raggiungimento di un’armonia fra l’equilibrio interno al corpo inteso come un unicum psico-fisico e l’equilibrio dell’ambiente.

Attualmente, anche grazie allo sviluppo di maggiori conoscenze scientifiche che hanno permesso di decodificare nel dettaglio i rapporti fra uomo e ambiente,  la “Salute” è considerata come una condizione di equilibrio biologico, psichico e sociale,  altamente complesso nel suo processo di mantenimento, e derivante da una adeguata interazione fra il sistema “Uomo” e il sistema “Ambiente”. La conservazione della biodiversità è uno degli elementi ambientali che hanno un peso rilevante nel garantire l’adeguatezza di questa interazione, che si sostanzia nella necessità dell’uomo di avere a disposizione molteplici fonti di apporto di alimenti diversi tra loro e di qualità.  La perdita della biodiversità può compromettere pesantemente la possibilità per la specie umana di poter continuare ad usufruire di tali ricchezze naturali, e, nella realtà degli ultimi decenni, se ne è avuta spesso dimostrazione. La dieta di ampie fasce di popolazione tende ad essere poco variata anche per la diffusione delle monoculture  e la riduzione della piovosità e l’incremento di eventi climatici estremi, verosimilmente connessi al fenomeno del riscaldamento globale, ma derivanti anche dalle deforestazioni e dallo sfruttamento intensivo del suolo agricolo, riducendo la disponibilità di buone acque da destinare alla potabilità. Fra gli effetti indiretti della perdita di biodiversità e della trasformazione degli ecosistemi, desta poi particolare preoccupazione sia il possibile sconvolgimento di antichi equilibri stabilitisi fra le diverse specie microbiche e l’uomo, sia la variazione degli areali di diffusione di insetti vettori di malattie per secoli confinate in habitat lontani dalla presenza di massicci insediamenti umani. Tali fenomeni costituiscono un grande rischio per la salute di molte popolazioni, come dimostrato da alcune avvisaglie emerse negli ultimi anni: la trasmissione di malattie proprie ed esclusive di certe specie animali come gli uccelli e i maiali all’uomo, l’espandersi degli habitat dei vettori di temibili malattie come la malaria, o di altre malattie meno gravi ma potenzialmente in grado di indurre nei sistemi sanitari notevoli aggravi di spese. La conservazione del nostro patrimonio di biodiversità costituisce un riconosciuto ed efficace sistema di supporto agli equilibri che regolano la coesistenza di tutte le specie viventi del pianeta ed è una finalità che tutti devono perseguire. Da questo punto di vista la comunità dei medici, quella dei biologi e di tutti coloro che operano per la tutela della salute delle comunità,  hanno da tempo inserito nella propria missione anche la necessità di perseguire con grande impegno e attenzione la finalità di un ambiente più salubre e biodiverso.

La qualità di servizi ecosistemici protettivi per la salute, quali la purificazione delle acque e dell’aria, la produzione di ossigeno e di molte materie prime, la stessa produttività agricola dei nostri territori, la sicurezza biologica, chimica e nutrizionale dei nostri alimenti, sono strettamente legati alla nostra capacità di conservare la biodiversità.

  

Educazione, informazione, comunicazione e partecipazione

Questi temi sono di fondamentale importanza in quanto, con l’aggravarsi di molte situazioni ambientali, si è verificata una maggior coscienza sociale e di conseguenza vi è una maggiore necessità di fornire informazioni ai cittadini. Il diritto di accesso all’informazione ambientale viene sancito per la prima volta in Italia con l’istituzione del Ministero dell’Ambiente, cui la legge 349/86 assegna la funzione di coordinare e promuovere le attività relative all’educazione, informazione e formazione ambientale. Il valore e la cultura della biodiversità sono temi che debbono coinvolgere l’intera società per cui è necessario rendere chiara, accessibile e comprensibile a tutti l’informazione sul valore della biodiversità, al fine di incentivare comportamenti responsabili. Va quindi migliorata la formazione specifica sull’importanza della biodiversità non solo negli educatori, ma anche negli amministratori e politici; occorre inoltre inserire l’educazione alla biodiversità nei programmi scolastici, in quanto essa è parte integrante dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile. L’UNESCO stessa ha predisposto una dichiarazione “per una Cultura della Biodiversità”.

La Formazione: i soggetti che intervengono nel settore della tutela e del recupero della biodiversità sono molteplici e svolgono funzioni differenti. Tuttavia il tema della biodiversità, per sua natura trasversale, non è appannaggio soltanto di alcuni professionisti particolari, ma pervade il lavoro di tutti coloro che si occupano di ambiente, di economia, di sanità pubblica, di pianificazione territoriale, di ricerca, di didattica e di altri numerosi settori. Questa realtà arricchisce il patrimonio di competenze spendibili dalle amministrazioni e dalle organizzazioni che su questo tema si impegnano, perché si rendono possibili confronti fra saperi diversi, e perché, in un certo senso, risulta vantaggioso affrontare una tematica complessa con la complessità dei saperi. Per ottenere risultati positivi nel tempo però, occorre anche prevedere una accorta pianificazione delle attività di aggiornamento tecnico e di formazione, in ingresso e continua, di coloro che se ne occupano. In particolare si ritiene che i migliori risultati si possano ottenere enfatizzando approcci formativi basati sull’apprendimento attivo e sulla pratica in campo aperto, facendo riferimento ad esperienze concrete del lavoro degli operatori e alla ricerca di soluzioni condivise nella gestione delle principali criticità ambientali. Il campo di competenze necessarie a tutelare la biodiversità, e a monitorarne lo stato e i cambiamenti, richiede approcci integrati e multidisciplinari, e confronto continuo fra gli operatori, per essere gestito in maniera ottimale.

L’Educazione: la comunità dei professionisti che a vario titolo intervengono al riguardo, non potrebbe conseguire alcun valido e duraturo risultato se non esistesse nella società civile un’alta sensibilità ed una notevole attenzione critica. La testimonianza di ciò è evidente nella rilevante presenza di organismi che propongono interventi educativi orientati alle scuole, ma più in generale a tutta la popolazione. Il sistema INFEA nazionale e regionale con la sua rete di Centri e Laboratori di Educazione Ambientale, il sistema delle Agenzie Ambientali, gli Enti Locali, gli organismi privati e di volontariato,  intervengono già da tempo al riguardo, nella certezza che l’educazione alla tutela della biodiversità, che ha come obiettivo principale lo sviluppo di consapevolezza e coscienza critica nei cittadini perché siano capaci di orientare le proprie scelte comportamentali individuali e collettive, è in grado di sviluppare un ruolo fondamentale per il successo di  qualsiasi politica di salvaguardia e controllo.

L’Informazione: il ruolo delle campagne informative e di sensibilizzazione è fondamentale perché la semplice consapevolezza dell’importanza di un problema, se priva delle conoscenze di base per comprenderne l’essenza, non può garantire l’espressione di giudizi o l’assunzione duratura di responsabilità di tutela ambientale. Al riguardo è importante che quanto viene comunicato attraverso i media o campagne informative specifiche, sia sempre caratterizzato da coerenza interna, per non generare contraddizioni nei destinatari dei messaggi. Altrettanto importante è il ruolo della scuola che fin dai primi livelli dell’istruzione può consentire l’acquisizione delle nozioni di base per comprendere il ruolo e l’importanza della salvaguardia della biodiversità.