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Radiazioni non ionizzanti (NIR)

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Lo spettro elettromagnetico è costituito da molteplici tipologie di radiazioni, originate da diverse sorgenti; queste radiazioni, pur essendo molto diverse relativamente a origine, proprietà, e modo di osservazione, presentano la medesima velocità di propagazione nel vuoto e tutte possono essere descritte in termini di campi elettrici e magnetici.

La caratteristica fondamentale che le distingue, e ne determina le diverse proprietà, è la frequenza, misurata in Hertz (Hz), che rappresenta il numero di oscillazioni effettuate dall’onda nell’unità di tempo. Strettamente connessa alla frequenza è la lunghezza d’onda, suo reciproco, che rappresenta la distanza percorsa dalla radiazione nel periodo di una oscillazione e corrisponde alla distanza tra due massimi o due minimi dell’onda.

La classificazione delle onde elettromagnetiche, sulla base della frequenza, o della lunghezza d’onda, viene indicata col nome di spettro elettromagnetico.

I nomi assegnati alle varie regioni dello spettro (figura 1) hanno a che vedere solo con i diversi modi di generare ed osservare le radiazioni dello spettro elettromagnetico stesso e non dipendono da alcuna proprietà fondamentale dell’onda.

 

Spettro elettromagnetico

Figura 1: Spettro elettromagnetico

 

Le diverse modalità di interazione con i sistemi biologici e gli effetti potenzialmente derivabili sono strettamente dipendenti dalla frequenza del campo, di conseguenza i riferimenti normativi riguardanti la tutela dell’esposizione della popolazione e dei lavoratori si differenziano a seconda del range di frequenza considerato.

Le radiazioni che vengono denominate “non ionizzanti” (NIR), costituiscono quella parte dello spettro elettromagnetico che va da 0 Hz a 3x106 GHz, caratterizzato dai seguenti sottointervalli:

Campi Statici e Frequenze Estremamente Basse (ELF)

0 Hz  -  30 KHz

Basse Frequenze (LF)

30 KHz - 100 KHz

Radio Frequenze (RF)

100 KHz - 300 MHz

Microonde (MW)

300 MHz - 300 GHz

Radiazione Ottica (IR – VIS – UV)

300 GHz - 3x106 GHz

 

I campi statici sono principalmente utilizzati nell’industria e nel settore medico (Risonanza Magnetica) e pertanto l’esposizione riguarda soprattutto i lavoratori addetti.

Le radiazioni a basse frequenze, dette ELF, si originano nel trasporto, trasformazione e distribuzione dell’energia elettrica (elettrodotti, sottostazioni ecc.) e da tutte quelle apparecchiature domestiche o industriali alimentate a 50 Hz. Relativamente all’ambiente, il maggior impatto deriva dalle linee di trasmissione ad alta tensione, utilizzate per il trasporto dell’energia elettrica a grandi distanze; l’entità dei campi elettromagnetici è maggiore al di sotto delle linee stesse e decresce rapidamente con la distanza. Dal punto di vista dell’esposizione sono importanti gli impianti a bassa tensione presenti in ambienti di vita e di lavoro che generano campi di entità non trascurabile e che coinvolgono, per tempi anche prolungati, un notevole numero d’individui della popolazione e di lavoratori non esposti per ragioni professionali.

A partire dal 2011 la campagna di misura dei campi elettromagnetici nel comune di Forlì ha riguardato anche questa tipologia di emissione a 50 Hz.

I campi elettromagnetici che si estendono da 300 Hz a 100 kHz sono classificate con la dicitura LF. Le fonti principali che operano in questa gamma di frequenza sono i dispositivi antifurto, tipicamente impiegati per prevenire il furto di merci, con un livello di esposizione che di solito è al di sotto dei limiti di esposizione. Trovano applicazioni anche nei piani di cottura a induzione, nei motori elettrici e nei lettori di badge. Anche alcune applicazioni industriali, come il riscaldamento a induzione e saldatura, possono causare emissioni nella gamma LF.

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Inquadramento normativo

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