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I rifiuti - Introduzione

Definizione

La definizione di rifiuto è contenuta all’art. 183 comma 1 lettera a) del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii. che recita: “rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l´intenzione o abbia l´obbligo di disfarsi”. La definizione di rifiuto rimane quindi fondata, come con il precedente D.Lgs. 22/1997 (Decreto Ronchi), sul concetto del “disfarsi”, che costituisce la condizione necessaria e sufficiente perché un oggetto, un bene o un materiale sia classificato come rifiuto e, successivamente, codificato sulla base del vigente elenco europeo dei rifiuti (EER).

Tutti i materiali immessi sul mercato sono destinati, presto o tardi, a trasformarsi in rifiuti e tutti i processi produttivi generano rifiuti, che devono essere smaltiti. In natura non esiste il concetto di rifiuto, ma solo di materia che si trasforma. Le problematiche relative alla produzione ed alla gestione dei rifiuti sono correlate alla loro persistenza nell’ambiente, alla quantità in progressivo aumento, all’eterogeneità dei materiali che li compongono e, non ultimo, all’eventuale presenza di sostanze pericolose. Per questo motivo la prevenzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti deve essere affiancata alla differenziazione, al riciclo ed al recupero di materia e al recupero energetico di quelli non ulteriormente valorizzabili.

 

Classificazione

I rifiuti sono classificati (art. 184 comma 1 del D. Lgs.152/2006) secondo l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e non pericolosi.

Sottoprodotto: l’art. 184 bis al comma 1 riporta la definizione di sottoprodotto. È un sottoprodotto, e non un rifiuto ai sensi dell´articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

  1. la sostanza o l´oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;

  2. è certo che la sostanza o l´oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;

  3. la sostanza o l´oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;

  4. l´ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l´oggetto soddisfa, per l´utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell´ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull´ambiente o la salute umana.

Cessazione della qualifica di rifiuto: l’art. 184 ter al comma 1 indica le condizioni in base alle quali il rifiuto cessa di essere tale. Un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:

  1. la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici

  2. esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto

  3. la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti

  4. l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

 

Gerarchia dei rifiuti

In base al principio della gerarchia di trattamento dei rifiuti, la loro gestione deve essere realizzata in modo tale da rispettare una precisa gerarchia di azioni, ordinate per livello di priorità e sostenibilità ambientale (all’art. 179  al comma 1 del D.lgs. 152/2006):

  • prevenzione

  • preparazione per il riutilizzo

  • riciclaggio

  • recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia

  • smaltimento

L’applicazione di tale principio è finalizzata a realizzare la prevenzione, favorendo la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti, a facilitarne il riutilizzo, il riciclo e altre operazioni di recupero. Lo smaltimento in discarica è concepito come opzione residuale da azzerare nel tempo anche nell’ottica di avere materie prime da utilizzare per realizzare nuovi prodotti o per risparmiare energia. 

Gerarchia gestione rifiuti

 

Il principio “chi inquina paga” e la responsabilità estesa del produttore

Il principio “chi inquina paga” è uno degli elementi fondanti delle politiche comunitarie in materia ambientale, come sancito dall’articolo 174 del trattato delle Comunità Europee, ed è rappresentato dall’art. 178 del D.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. Coloro i quali sono all’origine di fenomeni di inquinamento o, in senso più ampio, di danni causati all’ambiente, devono farsi carico dei costi necessari ad evitare o riparare l’inquinamento o il danno.

In linea con tale principio è il concetto di responsabilità estesa del produttore (inteso come qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti), in base al quale gli Stati membri possono adottare misure legislative o non legislative per assicurare che il produttore sia responsabile per i rifiuti prodotti. Tali misure possono includere: l’accettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo l’utilizzo di tali prodotti, la successiva gestione dei rifiuti e la responsabilità finanziaria per tali attività, ed infine l’obbligo di mettere a disposizione del pubblico informazioni relative alla misura il cui prodotto è riutilizzabile e riciclabile.

Questo coinvolgimento del produttore è uno dei mezzi per sostenere una progettazione e una produzione dei beni che consideri e faciliti l’utilizzo efficiente delle risorse durante l’intero ciclo di vita, comprendendone la riparazione, il riutilizzo, lo smontaggio e il riciclaggio senza compromettere la libera circolazione delle merci nel mercato interno. Tale principio ha portato all’istituzione dei cosiddetti Consorzi di Filiera a cui aderiscono i diversi soggetti che operano nel settore, dai produttori agli utilizzato.