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Prevenzione


Nella definizione di prevenzione, assunta in toto dalla normativa nazionale con il correttivo della IV parte del D. Lgs.152/2006 – art. 183, comma 1 lettera m, si ricomprendono “tutte le misure che possono essere adottate prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventi rifiuto che riducono:
1) la quantità dei rifiuti anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita
2) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e sulla salute
3) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti”.

Prevenire vuol dire ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti da gestire. Misure di prevenzione possono essere applicate a tutte le fasi del ciclo di vita di un bene, a partire dalla fase di progettazione e produzione, di promozione, di distribuzione, vendita e impiego fino alla sua dismissione a fine vita.

Analizzando ogni fase nel ciclo di vita d’un prodotto è possibile individuare interventi per ridurre la produzione di rifiuti ad essa associati e definire i livelli ai quali è necessario operare, nonché i soggetti interessati. Già nella fase di progettazione si possono fare considerazioni su tipo, quantità e qualità di materiali da usare nell’ottica di un minore impatto ambientale del prodotto a fine vita.

Un altro aspetto importante è l’uso di processi di produzione efficienti in termini di richiesta d’energia e materiali e a basso impatto ambientale.

Anche riutilizzare il prodotto più volte, ovvero allungarne la vita utile evitandone la dismissione anzitempo, è una misura di prevenzione.

La normativa introduce ex novo anche una definizione per “riutilizzo”: “qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti”.

Nella definizione di prevenzione si ricomprendono, pertanto, tutte le azioni che contribuiscono ad allungare la durata di vita dei beni e a ridurre le quantità di rifiuti che determinano, e pertanto anche la nozione di “riutilizzo”, operazione alla quale viene dato uno spazio importante, vista la rilevanza della stessa nell’ambito della prevenzione.

Le azioni che riducono la quantità di rifiuto destinata a smaltimento attraverso un più spinto e mirato recupero di materia, non sono quindi da annoverarsi tra le azioni di prevenzione bensì da considerare come azioni rivolte a massimizzare il recupero e conseguentemente minimizzare le quantità di rifiuti da gestire e i relativi impatti.

 

La Direttiva2008/98/CE (all’art. 29) prevede l’obbligo, per gli Stati membri, di adottare entro il 12 dicembre 2013, programmi di prevenzione che definiscano precisi obiettivi di prevenzione con una chiara identificazione delle misure da attivare. L’allegato IV della stessa direttiva contiene degli esempi di misure di cui gli Stati membri devono valutare l’utilità ai fini del loro inserimento nel programma di prevenzione.

L’art. 29 della direttiva, ha trovato attuazione nell’art. 180 della parte IV del D.Lgs.152/2006 il cui secondo comma stabilisce che entro il 12 dicembre 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) adotta un Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti ed elabora indicazioni affinché tale programma sia integrato nei piani regionali di gestione dei rifiuti di cui all’art. 199.  Il Programma Nazionale ed i Programmi regionali, elaborati sulla base di quello nazionale, dovranno pertanto fissare obiettivi di prevenzione.

Con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, il MATTM ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. Il Programma fissa obiettivi il cui scopo è dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Poiché la produzione dei rifiuti è legata a fattori socioeconomici, è stato scelto di utilizzare come indicatore per gli obiettivi del Programma la produzione di rifiuti rapportata all’andamento del Prodotto Interno Lordo. Sulla base dei dati rilevati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), il Programma fissa i seguenti obiettivi di prevenzione al 2020 rispetto ai valori registrati nel 2010:

  • riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil. Nell’ambito del monitoraggio per verificare gli effetti delle misure, verrà considerato anche l’andamento dell’indicatore Rifiuti urbani/consumo delle famiglie. Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil;
  • riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil.

Il Programma fornisce anche indicatori specifici finalizzati alla valutazione dell’efficacia dei singoli interventi/progetti ed alla definizione di benchmark specifici e dovranno essere monitorati.