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Normativa - Mare

DIRETTIVE EUROPEE E NORME NAZIONALI


MONITORAGGIO STATO AMBIENTALE


Con il D.Lgs 152/06 (che recepisce la direttiva 2000/60/CE e abroga integralmente il precedente D.Lgs 152/99) vengono ridefinite le modalità con cui effettuare la classificazione dello stato di qualità dei corpi idrici. In particolare, per le acque marino-costiere sono previsti nuovi elementi per la definizione dello Stato Ecologico e la ricerca di contaminanti inorganici e organici nella matrice acqua per la definizione dello Stato Chimico. Il D.Lgs152/06 vede la piena applicazione con l’entrata in vigore del D.56/09, nel quale vengono definiti i criteri tecnici per il monitoraggio dei corpi idrici e l’identificazione delle condizioni di riferimento per la modifica delle norme tecniche del D.Lgs. 152/06, art. 75, comma 3. Il D.56/09 all’All.1 definisce le modalità per il monitoraggio dei corpi idrici individuando gli elementi qualitativi per la classificazione dello stato ecologico e dello stato chimico inoltre, abroga e sostituisce quanto riportato nel D.M.367/03 alla tab.2 e all’ All.1 del D.Lgs152/06.
Un altro decreto attuativo del D.Lgs152/06, precedente al D.56/09 , è il D.M. 131/08 recante i criteri tecnici per la caratterizzazione dei corpi idrici per la modifica delle norme tecniche del D.Lgs 152/06, art. 75, comma 4. Tale decreto definisce le metodologie per l’individuazione di tipi per le diverse categorie di acque superficiali (tipizzazione), l’individuazione dei corpi idrici superficiali e l’analisi delle pressioni e degli impatti.

Nel febbraio 2011 è stato pubblicato il D.260/10, altro pilastro importante dell’attuazione della direttiva 2000/60/CE, che regolamenta i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, predisposto ai sensi dell’art. 75 comma 3 del D.Lgs152/06. La Regione Emilia-Romagna con Delibera di Giunta n. 350/10 dell’8 febbraio 2010 ha approvato le attività svolte per l’implementazione della D.2000/60/CE ai fini dell’adozione dei Piani di gestione dei Distretti idrografici Padano, Appennino settentrionale e Appennino centrale approvando le procedure, i criteri metodologici e le risultanze delle attività di tipizzazione, individuazione e caratterizzazione dei corpi idrici e di definizione della rete di monitoraggio e i relativi programmi di monitoraggio.

La Direttiva 2008/56/CE (Marine Strategy), recepita in Italia con il D.Lgs 190/10, istituisce un quadro all’interno del quale gli Stati membri adottano le misure necessarie per mantenere o conseguire un buono stato ecologico dell’ambiente marino entro il 2020. Il perseguimento o mantenimento di tale obiettivo deve avvenire attraverso l’elaborazione e l’attuazione di strategie finalizzate a proteggere e preservare l’ambiente marino, a prevenirne il degrado oltre che a ridurre gli apporti di inquinanti nell’ambiente marino stesso. Le strategie adottate devono applicare un approccio ecosistemico alla gestione delle attività umane, assicurando che la pressione collettiva di tali attività sia mantenuta entro livelli compatibili con il conseguimento di un buono stato ecologico e che la capacità degli ecosistemi marini di reagire ai cambiamenti indotti dall’uomo non sia compromessa.


BALNEAZIONE

Il quadro normativo in materia di acque di balneazione è regolamentato dalla "Direttiva Balneazione" (Dir. 2006/7/CE), recepita dal D.lgs 116/2008 , a sua volta seguito dal decreto attuativo (D.M. 30 marzo 2010). La stagione balneare 2010 è stata la prima ad essere monitorata secondo quanto previsto dalla citata normativa. La Direttiva in vigore privilegia una gestione integrata della qualità delle acque allo scopo di mettere in atto azioni volte a prevenire l´esposizione dei bagnanti a rischi. Il monitoraggio e l´attuazione di misure di gestione hanno l´obiettivo di riconoscere e ridurre le possibili cause di inquinamento. Le misure di gestione possono essere ottimizzate mediante un´accurata conoscenza del profilo di costa. I principali aspetti normativi di nuova introduzione sono:

•determinazione di solo 2 parametri batteriologici: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, ritenuti i migliori indicatori di contaminazione fecale (tabella 2);

•frequenza dei controlli almeno mensile durante la stagione balneare, secondo un calendario stabilito prima dell´inizio della stagione, per un numero minimo di 4 campioni all´anno per ogni punto di prelievo;

•giudizio di qualità basato su calcolo statistico: valutazione del 95° percentile o 90° percentile dei dati microbiologici;

•classificazione delle acque di balneazione in acque di qualità eccellente, buona, sufficiente e scarsa, effettuata con cadenza annuale sulla base dei risultati dei monitoraggi delle ultime 4 stagioni balneari;

•analisi integrata d´area basata sulla conoscenza del profilo di costa antistante e messa in relazione dello stato di qualità delle acque di balneazione con le possibili fonti di contaminazione;

•intervento con le necessarie misure di gestione sulle fonti di impatto rilevate ai fine di perseguire obiettivi di miglioramento della qualità delle acque;

•informazione al pubblico dettagliata e tempestiva;

•razionalizzazione della rete di monitoraggio attraverso l´individuazione di aree omogenee.

Oltre ai due parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) la normativa ne prevede altri, quali la proliferazione di cianobatteri, macro-alghe, fitoplancton, e la presenza di residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti, che non vengono considerati ai fini della classificazione, ma sono tenuti in considerazione in quanto, qualora giungano a rappresentare un rischio per la salute, fanno scattare misure di gestione atte a prevenirne l´esposizione, inclusa un´adeguata informazione ai cittadini.