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Il trend dei principali inquinanti atmosferici in Italia 2008-2017

Pubblicato il Rapporto Ispra che aggiorna l´analisi relativa al 2003-2012

(26/03/19) 

Analisi trendi inquinanti 2008-2017Trend in diminuzione per PM10, PM2,5 e NO2 tra il 2008-2017, ma continuano i superamenti in molte zone del paese. L’ozono non mostra segni di diminuzione. Gli obiettivi europei sono ancora lontani.
È la tendenza evidenziata dall’Ispra nello studio "Analisi dei trend dei principali inquinanti atmosferici in Italia 2008-2017", realizzato con l’obiettivo di verificare l’eventuale esistenza di un trend temporale statisticamente significativo nelle serie di dati dei principali inquinanti atmosferici (materiale particolato, ossidi di azoto e ozono) nel nostro paese, nel periodo dal 2008 al 2017.

Il lavoro aggiorna l’analisi condotta cinque anni fa (riferita al periodo 2003 - 2012) estendendola a un maggior numero di punti di misura e permettendo quindi una migliore rappresentazione spaziale delle tendenze nell’intero Paese.

Nel periodo analizzato si rileva una larga prevalenza di casi in cui le concentrazioni di PM10, PM2,5 ed NO2 diminuiscono.

In particolare per il PM10 il trend è decrescente nel 77% dei casi (119 stazioni di monitoraggio su 155 analizzate) e si stima una riduzione della media annuale pari a 0,8 µg/m³ l’anno.

Anche le concentrazioni di NO2 diminuiscono nella maggior parte dei casi (79%, -195 stazioni su 246-) con una riduzione media in termini di concentrazione di 1,0 µg/m³ l’anno.

Infine, relativamente al PM2,5, nel 69% dei casi (43 stazioni di monitoraggio su 62) si registra una riduzione significativa con una variazione annuale media stimata pari a 0,7 µg/m³.

Nessun segno di diminuzione invece per i valori medi dell’ozono che rimangono stabili negli anni. Nella quasi totalità delle stazioni (100 su 116) infatti, non è possibile individuare un trend statisticamente significativo; la tendenza di fondo appare sostanzialmente monotona e le oscillazioni interannuali sono attribuibili alle naturali fluttuazioni della componente stagionale. Ciò è spiegabile, almeno in parte, con la sua natura di inquinante secondario per il quale manca una relazione di proporzionalità diretta con la riduzione delle emissioni dei precursori. Tuttavia in molta parte del paese si continuano a superare i limiti: lo studio mostra chiaramente come in diverse zone d’Italia si superino ancora i valori limite per il materiale particolato, il biossido di azoto, l’ozono troposferico.

Nel quadro europeo, l’Italia, con il bacino padano, rappresenta sempre una delle aree in cui l’inquinamento atmosferico è più rilevante. Lo studio spiega che la possibilità di conseguire gli obiettivi fissati dall’Unione europea a breve e a lungo termine rimane legata all’efficacia delle politiche energetiche, agricole e sulla mobilità che saranno adottate dagli stati membri a integrazione delle misure già previste nei piani per la qualità dell’aria nel caso in cui i livelli degli inquinanti superino i rispettivi valori limite. A oggi, tali obiettivi sono ancora lontani dall’essere raggiunti.

Pubblicazione disponibile solo in formato elettronico

Scarica la pubblicazione (pdf - 5.5 mb)

Fonte Ispra

/RM







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