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Rifiuti radioattivi: tutti i dati ora disponibili on line

Pubblicato da Isin l´inventario nazionale aggiornato al dicembre 2018

(28/01/20) 

Prodotti nuovi rifiuti radioattivi, nel corso del 2018, in particolare a seguito di attività di bonifica (ad es. Centrale del Garigliano e Impianto Itrec) e/o di smantellamento (ad es. Impianti Plutonio e Eurex, CCR Ispra, Centrale del Garigliano) ed effettuate operazioni di trattamento di quelli esistenti tramite supercompattazione, con conseguente riduzione dei volumi. Aumentano fisiologicamente, infatti, ma comunque in maniera limitata, i rifiuti radioattivi in Piemonte (da 5101 m3 nel 2017 a 5506 m3 nel 2018), Lombardia (da 5875 m3 a 6060), Lazio (da 9241 m3 a 9311), Campania (da 2913 m3 a 2965) e Basilicata (da 3150 m3 a 3215). In calo, al contrario, quelli presenti in Emilia Romagna (da 3211 m3 a 3000) e in Puglia (da 1007 m3 a 849): nel primo caso, in conseguenza dell’invio, per il loro trattamento, dei rifiuti radioattivi della Centrale di Caorso in Slovacchia, da dove poi faranno ritorno; nel secondo caso, a seguito delle attività di bonifica del deposito dell’ex CEMERAD. Queste e altre informazioni sono contenute nel nuovo “Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi” ISIN, da oggi disponibile online sul sito web dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. Il documento contiene informazioni relative a volumi, masse, stato fisico, attività specifica, contenuto di radioattività e condizioni di stoccaggio dei rifiuti, compresi il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse. Predisposto sulla base dei dati che annualmente i diversi operatori, ai quali compete la responsabilità primaria della detenzione e gestione in sicurezza dei rifiuti stessi, trasmettono all’Ispettorato, l’Inventario da oggi on line è aggiornato al 31 dicembre 2018. Oltre a rappresentare uno strumento a supporto delle attività istruttorie e di vigilanza, l’Inventario permette all’ISIN di assolvere al compito, ad esso attribuito dalla legislazione vigente, di predisporre una proposta di misure compensative destinate alle comunità locali dei siti che ospitano installazioni correlate al ciclo del combustibile nucleare. Per quel che concerne il materiale ad alta attività, va premesso che il 99% del combustibile irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse non si trova più in Italia: è stato inviato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato sottoposto a riprocessamento. I rifiuti radioattivi generati faranno rientro in Italia. La gran parte dei rifiuti radioattivi presenti in Italia sono, infatti, ad attività molto bassa (13.320.28 m3 ) e a bassa attività (12.810,57 m3 ), seguiti da rifiuti a media attività (3.118,76 m3 ). Una sezione del rapporto è, inoltre, dedicata a materiali e rifiuti radioattivi derivanti da attività di bonifica e stoccati in depositi locali. Si tratta di contaminazioni derivanti da eventi incidentali di fusione di sorgenti radioattive verificatesi presso installazioni industriali. Il report ISIN ne riporta l’elenco aggiornato a seguito delle ricognizioni effettuate in collaborazione con il SNPA – Sistema Nazionale Protezione Ambientale e con le prefetture interessate, con l’indicazione della tipologia di rifiuto prodotto, l’isotopo rilevato, la stima dell’attività, della massa e del volume. Nel 2019 sono stati individuati altri siti industriali con presenza di radionuclidi artificiali (due in Lombardia e uno in Toscana).



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