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Il Petrolio ai tempi del coronavirus

Quali sono gli effetti della diffusione del virus sulla transizione energetica?

(11/03/20) 

L´epidemia di Covid-19 spinge il nostro paese ad effettuare, in regime d´urgenza, scelte politico-economiche forti e senza precedenti. Non perchè l´italia non sia mai stata soggetta ad emergenze sanitarie di questo tipo - si pensi alle epidemie di Spagnola nel 1918 o all´influenza asiatica del 1957, che fecero milioni di morti - quanto per l´impatto economico che le misure di contenimento stanno provocando in questi ultimi mesi, a causa del dirottamento della maggior parte delle risorse al finanziamento del settore sanitario ed al welfare.  La Cina, il primo consumatore di energia a livello globale, ha avuto una battuta d´arresto di grande impatto. La domanda di petrolio ha subito un tracollo ed i paesi produttori hanno portato avanti una guerra dei prezzi che sta traghettando il prezzo del greggio a livelli senza precedenti.

Stimare gli effetti del Covid-19 sull’economia mondiale è sicuramente prematuro perché le variabili decisive sono la portata e l’estensione del contagio a livello internazionale. L´Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non esclude la possibilità di una diffusione pandemica del virus e questo avvicina lo spettro di una emergenza economica e finanziaria globale.

La diffusione del virus spinge gli stati a limitare al massimo gli spostamenti di persone e questo limita l´economia che, rallentando, richiede meno prodotti energetici, soprattutto nel settore terziario ed industriale. La diffusione del virus produce uno shock dell’offerta di prodotti energetici, che rapidamente induce a sua volta un crollo di domanda, sia per una effettiva riduzione del fattore "attività", sia per panico e sfiducia dei mercati.

Per valutare l´impatto del Covid19 sulle economie globali, occorre guardare al passato. Numerosi studi hanno valutato l´impatto economico delle pandemie influenzali del ‘900 riconosciute dall’OMS: l’influenza spagnola del 1918-19, l’influenza asiatica del 1957 e l’influenza di Hong Kong del 1968-69. In questi casi, dove il tasso di contagio era compreso tra il 2,5 e il 3%, e il tasso di letalità tra il 2 e il 3% per la spagnola e inferiore allo 0,2% negli altri due casi, si possono trarre alcune valutazioni. Una pandemia “mite”, simile all’influenza asiatica del 1957 o a quella di Hong Kong del 1968-69, avrebbe un effetto contenuto sul PIL mondiale, tipicamente inferiore all’1% annuo, mentre una pandemia più “severa”, simile alla spagnola del 1918-19, potrebbe produrre effetti anche nell’ordine del 3-5% annuo. L´effetto sul commercio internazionale è sempre più forte invece di quello sul PIL, per cui il danno economico è maggiore per i paesi, come l’Italia, che più dipendono dagli scambi internazionali.

In caso di contenimento del contagio nel nostro Paese, secondo Nomisma, i riflessi sul PIL si attesteranno già su un calo tra l’1 e il 3%, con le conseguenze attese per una struttura del Paese già così debole e indebitata. Non possiamo infatti trascurare il nostro ingresso nel coronavirus in condizioni già difficili: tra il 2014 e il 2019 il PIL italiano è cresciuto dello 0,9% all’anno, mezzo punto in meno dell’espansione annua francese e sette decimi in meno di quella tedesca, e già nella fine dello scorso anno sperimentavamo un calo significativo della produzione industriale.

La borsa e i mercati energetici costituiscono, da sempre, la cartina al tornasole degli shock economici. Dalla crisi petrolifera degli anni ‘70 fino alla crisi del 2008 passando per svariate tensioni geopolitiche e altrettante crisi economiche.

Se la borsa in questi giorni ha manifestato i sintomi di un morbillo di perdite per il settore energetico - da Saipem con -19%, ENI -17%, Tenaris -16.35%, ENEL -8.63%, Snam -8.39% - e anche per quello finanziario e assicurativo - con Bper che registra un -10%, Banco Bpm -12.3%, Generali -8.2% - il professor Alberto Clò ha ben evidenziato nell’articolo del 9 marzo “Crollo del greggio, tra Coronavirus e guerra dei prezzi” che di fronte a una emergenza sanitaria con gravi conseguenze sulla domanda (anche di energia) le guerre sui prezzi rappresenterebbero dei “suicidi” incomprensibili.

Da un lato, un gran numero di fattori come il rallentamento dell’economia globale, la contenuta crescita economica della Cina (che l´anno scorso ha rappresentato oltre l´80% della crescita della domanda globale di petrolio) e le crescenti preoccupazioni per il cambiamento climatico hanno portato al consolidarsi di una stagnazione strutturale della domanda petrolifera; dall’altro lato oggi i prezzi sembrano essere molto più suscettibili a shock della domanda dovuti a guerre commerciali e altre crisi scarsamente prevedibili come una pandemia internazionale, più che a shock dell’offerta dovuti a guerre e tensioni (soprattutto in Medio Oriente).



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