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Siamo nella perfect storm?

John Beddigton nel 2009 lancia l’allarme: la perfect storm negli anni 2020-2030 con fenomeni meteorologici estremi, migrazioni di massa, e conflitti

(17/03/20) 

“Il tremendo lunedì nero dei mercati aggiunge nuovi segnali sull’arrivo di una “tempesta perfetta” per l’economia mondiale. Allo shock paralizzante da coronavirus si è aggiunta una guerra del petrolio fra Arabia Saudita e Russia che accelera il crollo delle materie prime. Gli investitori sono sull’orlo del panico anche perché non vedono una guida salda. … La risposta dei governi è in ritardo, sia sul fronte sanitario sia su quello economico. Manca un coordinamento tra le nazioni, proprio quando il mondo intero è minacciato da un’emergenza comune. I segnali di recessione sono evidenti…Nella “tempesta perfetta”, l’unico segnale di schiarita all’orizzonte potrebbe venire dalla Cina, se si confermano le notizie ufficiali e la graduale normalizzazione dell’attività economica.”


Così scriveva Federico Rampini sulla Repubblica di lunedì 9 marzo e da allora le cose non sono migliorate. Gianluca Comin con Donato Speroni, nel 2012, pubblicò un libro che si chiamava "2030 la tempesta perfetta. Come sopravvivere alla grande crisi".

Il capo dei consulenti scientifici del governo inglese, John Beddington, aveva lanciato l’allarme nel 2009: la somma dei fattori climatici, ambientali, demografici, economici in mancanza di adeguata governance internazionale avrebbe creato entro vent’anni una situazione ingestibile per i nostri sistemi economici e sociali: la perfect storm. Beddington fu anche troppo ottimista perché la tempesta perfetta sembra essere già in corso: fenomeni meteorologici estremi, migrazioni di massa, conflitti di vario genere hanno attraversato questi anni. E adesso questa pandemia. 

“L’ormai evidente accelerazione della crisi climatica ha effetti complessi che potrebbero essere disastrosi?” si chiede anche il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini. Proprio gli scienziati che finalmente l´Italia sembra disponibile ad ascoltare, ci dicono che con il cambiamento climatico la diffusione di nuovi virus sarà più frequente, per cui bisogna investire oggi per essere più capaci di gestire situazioni analoghe in futuro. Si dovrebbero preparare strumenti che orientino la futura ripresa nella direzione del Green New Deal, così da trasformare il nostro sistema economico in senso ecologico e ridurre i rischi sanitari derivanti dalla crisi climatica. Enrico Giovannini ha sottolineato che è necessario uscire dalle crisi cambiando il nostro modo di guardare al futuro.

Gli scienziati ci avevano messi in guardia. Ci avevano detto che fenomeni del genere avrebbero potuto presentarsi e soprattutto che si ripresenteranno in futuro a causa del cambiamento climatico. Quindi è importante anche capire, al di là della gestione emergenziale ora fondamentale, che cosa dobbiamo cambiare nei nostri sistemi anche per costruire una resilienza, cioè una capacità di risposta dei nostri sistemi socioeconomici molto maggiore di quella che stiamo vedendo oggi.

Il concetto di resilienza, accanto a quello di vulnerabilità, è fondamentale per uscire dalla attuale pandemia, non “rimbalzando indietro”, cioè tornando al Business as usual  una volta finita la paura, ma con un “salto in avanti” che si avvalga di questa esperienza per evitare in futuro conseguenze peggiori. Giovannini parla infatti, nel suo libro L’utopia sostenibile, di resilienza trasformativa.

Senza pretesa di completezza, gli esperti stanno provando ad applicare vulnerabilità e resilienza all’analisi di questa infezione da coronavirus in Italia. Certo, per affrontare le vulnerabilità e costruire sulle resilienze ci vuole un soggetto capace di guardare avanti, dotato del ruolo per prendere le decisioni necessarie. Nelle conclusioni dell’articolo sull’Espresso, Giovannini suggerisce una via: “nei prossimi mesi si lavorerà su questi temi, con la bussola dell’Agenda 2030 che ora più che mai è la cornice nella quale costruire il mondo che verrà dopo questa pandemia”.



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