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Parliamo di meduse

Da quanto emerge nelle discussioni tra esperti pare oramai certo che le meduse stiano aumentando in tutto il Mediterraneo, tendenze analoghe vengono confermate anche in altri mari e oceani del pianeta. La questione è ancora aperta

(29/05/10) 

Parliamo di meduse


Da quanto emerge nelle discussioni tra esperti pare oramai certo che le meduse stiano aumentando in tutto il Mediterraneo, Aurelia auritatendenze analoghe vengono confermate anche in altri mari e oceani del pianeta. Sulle cause la questione è ancora aperta, anche se si stanno affermando sempre più le strette correlazioni con l´innalzamento termico dei mari e la diminuzione dei predatori (di meduse si intende). Quest´ultima variabile è soprattutto associata all´eccessivo sforzo di pesca operato dall´uomo verso quelle specie che in età giovanile si nutrono di zooplancton ivi compresi gli stadi larvali delle meduse. Tra queste sono soprattutto i giovanili dei grandi sciami di pesce azzurro quali la Sardina, l´Acciuga e lo Spratto a fare incetta di plancton.

Veniamo all´Adriatico. Le meduse che possiamo incontrare nella parte Nord-occidentale del nostro mare sono 5:

- la medusa polmone di mare Rhizoztoma pulmo;

- la medusa a bocca di radice Cotylorhiza tuberculata;

- la medusa quadrifoglio Aurelia aurita;

- la medusa luminosa Pelagia noctiluca;

- la cubomedusa mediterranea Carybdea marsupialis.

Le prime due hanno abitudini pelagiche, se ne stanno in genere al largo, solo occasionalmente si avvicinano alla costa e quindi raramente si vedono nei pressi della spiaggia. L´ Aurelia aurita fa la sua comparsa nella stagione primaverile, poi, al termine del suo ciclo biologico che avviene verso la fine di maggio - inizio giugno, scompare. Queste 3 meduse, oltre che a comparire saltuariamente nelle acque costiere nel periodo di balneazione, hanno un potere urticante bassissimo.

Le rimanenti due, la Pelagia noctulica e la Carybdea marsupialis sono, al contrario, urticanti, la prima in particolare oltre all´intenso dolore provoca vesciche ed eritemi dolorosi con guarigione lenta. Lascia inoltre il segno, nella zona interessata possono rimanere striature e chiazze permanenti. La cubomedusa C. marsupialis, presenta postumi post-contatto di minore entità, il bruciore tende a mantenersi per 25-40 minuti, si attenua progressivamente e non rimangono in genere segni nella parte colpita.

La presenza di queste due specie riguarda anche il periodo estivo. Avendo inoltre abitudini costiere il rischio di contatti con il bagnante è statisticamente più elevato. La C. marsupialis, in particolare, compare nel mese di luglio e rimane attiva fino alla fine di settembre. Va comunque evidenziato che per quanto concerne la più pericolosa Pelagia noctiluca da anni non si presenta nelle acque costiere dell´Emilia-Romagna, comparve in maniera invasiva per due anni di seguito nel 1980-1981. Da allora non si è più ripresentata. Ricorrente è invece la presenza della Carybdea marsupialis. Dopo la sua prima apparizione avvenuta nel 1989 ogni anno puntualmente ricompare nel periodo più caldo dell´estate. E con questa medusa che il bagnante che frequenta le nostre acque costiere può avere un contatto. Una caratteristiche peculiare di questa specie è quella di avere un fototropismo positivo, viene attratta dalla luce, è per questa sua peculiarità che durante la notte tende ad avvicinarsi e quindi ad ammassarsi nei pressi della battigia perché attratta dalle luci delle città costiere. Nulla di più facile quindi, per chi volesse provare l´emozione di essere "accarezzati" dai tentacoli di questa medusa, che fare il bagno di notte.

La parte urticante delle meduse è localizzata nei tentacoli, sono dotati di organuli urticanti detti "cnidoblasti" (dal greco cnide, ortica) necessari alla difesa e alla cattura delle prede. All´interno dei cnidoblasti si trovano le "nematocisti", una sorta di pungiglione impregnato di liquido tossico che "sparato" all´esterno infligge ustioni al malcapitato.

Cosa fare se si viene a contatto con uno di questi organismi. Intanto sarebbe bene comprendere, e questo può aiutare a sopportare il dolore, che si tratta di organismi marini che si trovano nel loro ambiente e che esistono da 400 milioni di anni. Entrare quindi nell´ordine di idee che quanto è successo può accadere, le meduse ci sono, e vista la loro importanza in termini di biodiversità e di componente della catena alimentare e bene che continuino ad esistere.

Comunque, la terapia più efficace pare essere quella che a livello popolare consiglia di ricorrere ad impacchi di limone e aceto e all´uso di acqua calda. L´uso di queste procedure è tra l´altro in linea con le conoscenze scientifiche che riconoscono questi veleni una certa vulnerabilità alle soluzioni acide in quanto in grado di disattivare la catena polipeptidica che costituisce il principio base della tossina. È altresì nota la termosensibilità di queste sostanze che in genere vengono neutralizzate a 60-70°C. Quindi impacchi di acqua molto calda, fino alla sopportazione del calore, e una buona pulizia dell´area colpita fatta moderato strofinamento con un panno morbido e pulito costituiscono azioni efficaci per lenire il dolore.

Nel caso di permanenza del dolore e complicazioni dovute alla comparsa di lacerazioni e vesciche si consiglia il ricorso ad un presidio sanitario. Questa condizione è comunque di solito non riscontrabile per i contatti con Carybdea marsupialis, ma con la Pelagia noctiluca si, in questo caso è la medusa che fa la differenza.


Attilio Rinaldi
Direttore
Struttura Oceanografica Daphne
ARPA Emilia-Romagna



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