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Rinasce il Servizio meteorologico nazionale distribuito

La legge sul riordino della protezione civile riconferma il ruolo dei Centri funzionali per la gestione del sistema di allertamento nazionale meteo-idrogeologico e rilancia il Servizio meteorologico nazionale distribuito.

(19/07/12) 

Lo scorso 11 luglio il Senato ha approvato la legge per il riordino della protezione civile, dettata dall’urgenza di rafforzare la capacità operativa del Servizio nazionale di protezione civile e di garantire il corretto impiego del Fondo nazionale.
La legge riafferma e consolida il ruolo del Sistema di Allertamento nazionale, definito con la Direttiva Pcm del 27-2-2004, e ribadisce la centralità del sistema dei Centri funzionali nazionali e regionali. È ai Centri funzionali che spetta, infatti, la responsabilità di gestire gli allertamenti, attraverso l’uso delle reti di monitoraggio esistenti, gli strumenti di previsione modellistica, il trasferimento di know-how e prodotti da parte dei Centri di competenza.
Il Servizio meteorologico nazionale distribuito (Smnd), istituito con la presente legge, avrà in questo contesto la funzione di supporto meteorologico per le necessità del sistema di protezione civile nazionale.

Nella definizione puntuale di soggetti, metodi e modalità con cui il sistema deve rispondere al preannuncio e all’evoluzione dei rischi naturali e antropici, tra i pochi elementi in crescita nel nostro paese, la previsione degli eventi meteorologici recupera quindi, insieme al monitoraggio, uno spazio fondamentale  riconosciuto anche dal legislatore.
Sarà che il numero 59 porta bene alla meteorologia italiana, per la prima volta dopo il decreto legislativo n.112 (attuativo della legge del 15-03-1997, n.59) si sente di nuovo parlare di Servizio meteorologico nazionale distribuito nel recente decreto-legge (del 15-05-2012, n.59), poi convertito in legge (del 12-07-2012, n.100).

Ma cos’è un Servizio meteorologico nazionale distribuito o Smnd? Non è altro che l’occasione per sostanziare e consolidare l’esistenza di una rete nazionale di servizi meteorologici, formata dai servizi regionali e dalle strutture nazionali, che opera già da diversi anni sul territorio italiano, ma che fino ad oggi non si è configurata come un sistema meteorologico nazionale federato.
La storia meteorologica italiana ci insegna che nel nostro paese non si è mai potuto creare un servizio meteorologico nazionale di dimensione  paragonabile ad altri importanti servizi europei. Ma le competenze tecnico-scientifiche e operative che si sono sviluppate negli ultimi anni in Italia presso alcune strutture meteorologiche pubbliche, nazionali e regionali, hanno molto spesso uno standard di qualità del tutto analogo a quello europeo.
Mettere realmente a sistema le capacità dei servizi meteorologici italiani, ora disseminati sul territorio, è dunque un’opportunità unica per creare, almeno virtualmente, una struttura di livello nazionale per dialogare con le altre strutture nazionali europee e per offrire agli italiani servizi e prodotti che superino agilmente i confini regionali.
In questo nuovo contesto si renderà necessario anche sviluppare un dibattito serio e costruttivo con le strutture meteorologiche private che in questi mesi si sono affermate sul palcoscenico nazionale, per definire chiaramente ruoli e responsabilità. 

Va chiarito che, come ci si può aspettare in tempi di spending review, «le amministrazioni competenti dovranno provvedere all’attuazione nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».
Restano ora da definire in dettaglio e con urgenza le relazioni tra il tutto e le parti per offrire, con le sempre più scarse risorse pubbliche, un servizio di qualità alta per le attività ordinarie e soprattutto per le situazioni “straordinarie” di preannuncio e valutazione del rischio nel tempo reale, com’è richiesto e sancito dalla legge.

 

Riferimenti legislativi:



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