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Ecoscienza 2/2015 sul disegno di legge "ecoreati" e sui nitrati.

Disponibile il nuovo numero di Ecoscienza; al centro il disegno di legge "ecoreati", l´origine dei nitrati, il report di sostenibilità di ArpaER.

(20/05/15) 

E´ online Ecoscienza 2/2015. Al centro le riflessioni sul ddl “ecoreati” che introduce cinque nuovi delitti contro l’ambiente, l’origine dei nitrati gli strumenti di indagine per  la definizione delle aree vulnerabili, il primo report integrato di sostenibilità di ArpaER e altri argomenti di attualità.
  

DELITTI CONTRO L’AMBIENTE. Nuovi reati nel codice penale italiano
È  quanto prevede il disegno di legge sugli ecoreati, così come è uscito dal Senato della Repubblica. (ndr: il ddl è poi passato alla Camera ed è tornato all’esame del Senato, che ieri l’ha definitivamente approvato; su questo tema Ecoscienza pubblicherà ulteriori approfondimenti).
Trasformare comportamenti illeciti sanzionati in reati puniti penalmente rappresenta un impegno di assoluto rilievo nella lotta contro i delitti ambientali, per un paese che ha vissuto Seveso, l’impatto dei petrolchimici, dell’amianto, del traffico illecito di rifiuti e le “terre dei fuochi”. Tuttavia la punibilità e l’entità della pena non costituiscono l’unico elemento di giudizio. L’inasprimento della lotta agli ecoreati rappresenta anche un salto culturale di cui il paese ha bisogno per promuovere la cultura della legalità, ma anche per assicurare alle imprese sane e innovative ed ecosostenibili la possibilità di stare sul mercato a parità di condizioni.
Il lavoro per approdare al disegno di legge è stato enorme, con la convergenza determinante e anche appassionata di politici, ambientalisti, magistrati, giuristi e forze dell’ordine e del controllo ambientale. Questa intensa attività ha condotto a una sostanziale unanimità politica, fatto per nulla scontato. Il giudizio che molti, soprattutto esperti, danno del provvedimento è positivo, anche se nessuno nasconde che possa essere migliorato.
(Scarica il servizio, pdf)

L’ORIGINE DEI NITRATI. Nuovi strumenti di indagine per la definizione delle aree vulnerabili
La direttiva europea 91/676/CEE, “direttiva nitrati”, richiedeva agli Stati membri la definizione delle aree interessate da elevate concentrazioni di nitrati nelle quali attuare programmi e azioni volti a superare le criticità, con particolare riferimento alla tutela delle acque destinate all’uso potabile. A vent’anni dall’emanazione della direttiva, i miglioramenti attesi non sono stati all’altezza delle attese. La ridefinizione delle aree vulnerabili richiede una migliore conoscenza delle singole fonti di azoto, naturali e/o antropiche, anche per definire una politica coerente di interventi mirati a ridurre la diffusione dei nitrati.
L’’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) - in collaborazione con le Agenzie ambientali - ha condotto uno studio sperimentale sull’origine e il contenuto dei nitrati nelle acque sotterranee e superficiali presenti nelle regioni del bacino del Po, della pianura Veneta e del Friuli Venezia Giulia. Lo studio mostra che il contributo zootecnico non è mai prevalente nel dare origine alla diffusione dei nitrati nelle acque; quest’evidenza deve dunque essere considerata nell’individuazione delle aree vulnerabili e nella definizione dei piani di azione. In Emilia-Romagna la Regione sviluppa da diversi anni azioni per ridurre l’inquinamento da nitrati nelle acque. Il controllo e il monitoraggio effettuati da ArpaER offrono una buona conoscenza delle aree critiche.

Gli altri argomenti trattati: verso la misurazione del valore di ArpaER attraverso il primo rapporto integrato di sostenibilità (v. anche qui); gli avvicendamenti al vertice di ArpaER, l’intervista al nuovo presidente di AssoArpa, lo sviluppo degli open data nella pubblica amministrazione; pollini e lotta alla zanzara tigre; le energie rinnovabili per il riscaldamento.

Altre novità nelle rubriche Legislazione news, Libri ed Eventi.

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(DR)



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