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Il dissesto idrogeologico in Italia

Il nuovo rapporto di Ispra che fornisce il quadro nazionale su frane, alluvioni e erosione costiera in Italia (dati al 2015).

(14/03/16) 

Ispra ha pubblicato il rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio” aggiornato al 2015. 

La pubblicazione è di particolare rilevanza se si considera innanzi tutto la naturale predisposizione del nostro territorio ai fenomeni di dissesto per conformazione geologica, geomorfologica e idrografica. Ma anche i sensibili impatti su popolazione, infrastrutture lineari di comunicazione e, in generale, sul tessuto economico e produttivo. Infine, la consapevolezza che conoscere i fenomeni di dissesto, in termini di distribuzione territoriale e di pericolosità, è fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio.

I contenuti del rapporto
Il documento presenta un quadro di riferimento completo ed aggiornato sul dissesto idrogeologico in Italia e mappe nazionali relative alla pericolosità da frana (Piani di Assetto Idrogeologico, PAI) e alla pericolosità idraulica (D.Lgs. 49/2010, recepimento della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE). Le aree a pericolosità da frana dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) includono, oltre alle frane già verificatesi, anche le zone di possibile evoluzione dei fenomeni e le zone potenzialmente suscettibili a nuovi episodi franosi. Le mappe sono state realizzate nel 2015 da Ispra mediante armonizzazione e mosaicatura delle aree perimetrate dalle Autorità di Bacino, Regioni e Province Autonome sul proprio territorio di competenza. 

Cosa emerge?
Relativamente alle frane, l´armonizzazione in cinque classi (pericolosità molto elevata P4, elevata P3, media P2, moderata P1 e aree di attenzione AA), pur nella disomogeneità di mappatura e classificazione legata alle differenti metodologie utilizzate per la valutazione della pericolosità da frana (vedi Rapporto Ispra 233/2015), ha permesso di trarre informazioni importanti: per esempio che l´Emilia-Romagna è tra le regioni che presentano le maggiori superfici (in km2) a pericolosità elevata P3 e molto elevata P4.

In merito alle alluvioni, la mosaicatura ha considerato tre scenari di pericolosità: elevata P3 con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti), media P2 con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti) e bassa P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi). Le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia sono pari a 12.218 km2, le aree a pericolosità media ammontano a 24.411 km2, quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.150 km2. Tra le regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media compare l´Emilia-Romagna insieme a Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto.

Il quadro sinottico complessivo di pericolosità da frana e idraulica indica che sette Regioni, tra cui l´Emilia-Romagna, hanno il 100% di comuni interessati da aree a pericolosità da frana P3 e P4 e idraulica P2. Se poi consideriamo la superficie complessiva classificata a pericolosità da frana P3 e P4 e idraulica P2, espressa in percentuale rispetto al territorio regionale, l´Emilia-Romagna insieme alla Valle d´Aosta presentano valori maggiori del 60%.

Relativamente all´erosione costiera, su circa 8.300 km di coste, 7.500 km sono ancora naturali, ossia liberi da strutture marittime e di protezione costiera realizzate a ridosso della riva. Più di un terzo delle coste sono alte, mentre oltre 4800 km sono coste basse, di cui circa il 70% sono spiagge ghiaiose o sabbiose, le più vulnerabili all’azione del mare e soggette a processi erosivi, di origine ormai prevalentemente antropica.Dall’analisi delle variazioni dell’assetto della linea di riva nel periodo compreso tra il 2000 e il 2007emerge che il 37% dei litorali ha subito variazioni superiori a 5 metri e i tratti di costa in erosione (895 km) sono superiori a quelli in progradazione (849 km).

Il rapporto rende infine pubblici anche i dati degli indicatori nazionali di rischio per frane e alluvioni relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali, elaborati sul territorio nazionale. Anche qui, l´Emilia-Romagna si distingue per caratteristiche di sensibile vulnerabilità.

Questo tipo di elaborazione costituisce un´importante base conoscitiva a supporto delle politiche di mitigazione del rischio. 

(RR)

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