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Centrale di Caorso, l´assessore Gazzolo sul decommissioning

"Inesistente l´ipotesi che sia individuato come sito per il deposito nazionale delle scorie nucleari"

(26/02/16) 

Accelerare il processo di dismissione della Centrale di Caorso da parte di Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi; fare chiarezza sulla governance della società; prendere atto che Caorso non sarà sede del deposito nazionale di scorie nucleari. Questi i principali temi che l’assessore regionale alle Politiche ambientali Paola Gazzolo porterà al Tavolo per la trasparenza.
“Convocherò entro aprile il Tavolo che presiedo e che abbiamo istituito per garantire il più ampio livello di conoscenza, partecipazione e comunicazione nei confronti di tutti i soggetti interessati alle attività inerenti la dismissione dell’impianto - sottolinea Gazzolo -. Il decomissioning avanza con eccessiva lentezza, in un quadro di difficoltà che contrassegna la situazione di Sogin. Occorre fare chiarezza, per consentire la prosecuzione delle attività funzionali al miglioramento delle attuali condizioni di sicurezza del sito. Ciò in attesa che il Governo individui il deposito nazionale delle scorie nucleari”.


L’assessore ricorda che il sito di Caorso risulta escluso dai criteri di Ispra (l’Autorità tecnica competente all’approvazione e al controllo delle attività), come emerge anche nella Guida tecnica disponibile in rete. Tale esclusione riguarda ‘le aree caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviali’, in coerenza con il Piano di assetto idrogeologico dell’Emilia-Romagna.


“L’ipotesi che Caorso sia individuato come sito per il deposito nazionale è inesistente, ed è sbagliato continuare a paventare questa eventualità. Pensare di sospendere le attività funzionali al miglioramento delle condizioni del sito, come la ristrutturazione dei depositi e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi pregressi che dovrebbero essere trasportati all’estero per essere compattati, non solo è incomprensibile, ma contrasta con la necessità di continuare a garantire la sicurezza dei territori interessati”.

 



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