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Eccezionale sciamatura di organismi gelatinosi

Sembrano bolle gelatinose, sono innocue all’uomo, ma possono creare problemi all’ecosistema marino.

(29/08/16) 

Mnemiopsis leidyiIn questi giorni si sono avvistati lungo le coste dell’Emilia-Romagna degli organismi globosi, gelatinosi, trasparenti e tipicamente pelagici, simili alle meduse appartengono al  phylum degli Ctenofori. Durante il monitoraggio odierno effettuato con la M/n Daphne II sono stati prelevati alcuni esemplari per una loro identificazione; si tratta di Mnemiopsis leidyi. Nelle foto sono ritratti gli organismi campionati. Questi individui raggiungono qualche centimetro di lunghezza, sono sprovvisti di cellule urticanti e il corpo è percorso da costole lungo le quali sono presenti una serie di ciglia vibranti dotate di organelli adesivi con cui catturano lo zooplancton di cui si nutrono. Ciò rende gli ctenofori inoffensivi per l’uomo. Altre importanti caratteristiche degli ctenofori sono la bioluminescenza e la presenza di cteni (da cui il nome) ossia ciglia fuse in otto bande meridiane al corpo utilizzate dall’animale per muoversi lungo la colonna d’acqua. Sono organismi ermafroditi cioè sono in grado di autofecondarsi e possono generare un numero elevato di uova che si sviluppano in breve tempo.

Mnemiopsis leidyiNei giorni scorsi tra i ricercatori/studiosi del mare ci sono stati scambi di email per segnalare l’evento anomalo per l’ampiezza e per meglio identificare la specie. L’area marina interessata in questo momento si estende dall’Istria fino a alle coste romagnole, interessando anche Friuli Venezia Giulia e Veneto.

Mnemiopsis leidyi è originario delle coste atlantiche del continente americano, ma durante gli anni 80 ma fu introdotto nel Mar Nero tramite acque di zavorra di petroliere. Lì trovò un ambiente favorevole al suo sviluppo, soprattutto grazie all’abbondanza di cibo e alla scarsità di competitori e predatori e iniziò a produrre grandi aggregazioni che, alimentandosi soprattutto di uova e larve di pesce, nel giro di pochi anni decimarono i già traballanti (a causa della sovrapesca) stock ittici del Mar Nero.

Nel 1999, sempre attraverso acque di zavorra, fu introdotto nel Mar Caspio, dove in alcune aree fece registrare una riduzione dello zooplancton di circa l’80%. Nel 2001 fu avvistato nel Mar Egeo dove però non ebbe effetti così drammatici, forse a causa della maggiore presenza di competitori planctofagi, e nel 2006 fu segnalato anche nel Mar Baltico. Dopo alcuni avvistamenti sporadici nel Mar Adriatico, probabilmente di esemplari provenienti dall’Egeo, è arrivata la prima segnalazione anche nel Mediterraneo occidentale.

La grande tolleranza di questa specie ai diversi fattori ambientali (sopporta salinità variabili da 4 a 38 e temperature comprese fra 4 e 32°C) lo rende capace di adattarsi alle condizioni del Mediterraneo  compromettendo gli stock ittici sia attraverso una competizione per le risorse sia a causa della dieta costituita prevalentemente da uova e larve di pesce. Tutto questo fa sì che Mnemiopsis leidyi sia in grado di modificare fortemente interi ecosistemi e ridurre drasticamente l’ittiofauna delle aree che riesce a colonizzare. Ecco perché questa specie è già da tempo un “sorvegliato speciale” le cui segnalazioni sono molto importanti. 


                                                                                                                                                                                                                                
Responsabile Struttura Oceanografica Daphne
Dott.ssa Carla Rita Ferrari          



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