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Acqua bene pubblico, un principio da attuare

L´editoriale di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, in Ecoscienza 6/2016 su risorse idriche e uso potabile.

(16/02/17) 

L’acqua è un bene pubblico, rappresenta quindi un diritto inalienabile, per cui non può essere considerata una merce. L’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è un diritto umano, universale, indivisibile e imprescrittibile.
 Non è l’affermazione scontata di un qualche comitato per l’acqua pubblica, ma il principio sancito dalla risoluzione delle Nazioni unite del luglio 2010. 
La risoluzione matura dalla grave situazione mondiale che vede un miliardo e 500 milioni di persone senza l’accesso all’acqua potabile.


Se l’acqua non può essere una merce, è necessario rivendicare con forza la natura pubblica del servizio idrico integrato. Oggi su questa questione si registrano diverse posizioni, anche contrastanti, ed è perciò necessario arrivare quanto prima a una legge dello Stato che sancisca questi principi, superi la legislazione contrastante e detti gli indirizzi per il governo pubblico della risorsa idrica con norme in grado di garantire la preservazione e captazione della risorsa, la qualità e la distribuzione. È necessario avere il coraggio di ripartire dai reali bisogni delle persone.

Le basi e gli spunti ci sono già tutti per un dibattito costruttivo e che può consentire la definizione di un quadro di principi e di indirizzi per tutelare il patrimonio idrico, a protezione delle generazioni future. Occorre andare oltre la semplice proclamazione del diritto per introdurre elementi di gestione che ne garantiscano la piena e completa attuazione, stabilendo anche come ripartire i costi.
È necessario dare piena autorevolezza
alle Autorità di distretto idrografico - istituendole innanzitutto senza indugio
e garantendone la necessaria dotazione finanziaria - dando corso alla piena attuazione del collegato ambientale. Implementare i piani di gestione e di tutela delle acque a livello dei distretti idrografici finalizzati a un governo equo delle relazioni fra acqua, agricoltura, alimentazione, salute ed energia, servizi ecosistemici.

Occorre quindi introdurre criteri per
il finanziamento del diritto all’acqua attraverso la fiscalità generale, la finalità specifica, la finanza pubblica e le tariffe.

Occorre dare contenuti concreti e responsabili per l’applicazione della risoluzione Onu e per rispettare i risultati del referendum popolare italiano del giugno 2011, introducendo norme idonee ad assicurare una governance in grado di garantire qualità e disponibilità, di stabilire la ripartizione dei costi e di prevedere la partecipazione dei cittadini, ripartendo proprio dal reale bisogno di quest’ultimi, dalla preservazione
degli ambienti naturali, dall’equilibrio e resilienza degli ecosistemi acquatici, anche in relazione al cambiamento climatico.


In Emilia-Romagna l’investimento di 700 milioni di euro nel quadriennio 2014- 2017 esprime concretamente la volontà
 di rafforzare il sistema idrico sul piano infrastrutturale. Sullo stesso fronte sono
la Toscana, il Lazio e il Friuli Venezia Giulia, ma occorre esaminare il problema degli investimenti su scala nazionale, affinché l’affermazione di un diritto trovi una reale concretizzazione sul territorio nazionale. 
È proprio il tema di rendere concreto questo diritto universale che deve impegnare la politica e le istituzioni, in quanto gli investimenti sono comunque necessari e allo stesso modo anche la copertura dei costi di gestione, affinché non vi siano cadute pericolose che metterebbero a rischio sia la disponibilità della risorsa che la qualità della stessa.
Il tema politico a cui nessuno può sfuggire è come ripartire i costi nella situazione italiana.

È necessario garantire l’autorevolezza della regolazione pubblica da una parte e, dall’altra, la capacità industriale del gestore.
 Nella nostra regione possiamo annoverare attualmente diverse forme di gestione: dalle società in house providing alle società miste, ai grandi gruppi quotati in borsa. Allo stesso tempo, un ruolo importante ricopre l’unico grossista puro della regione: Romagna Acque-Società
 delle fonti, nella sua duplice veste di grossista del territorio romagnolo,
gestore delle fonti, in maniera integrata e unitaria, a sicurezza della garanzia degli approvvigionamenti, e finanziatore con capitale pubblico di nuove opere effettuate dal gestore del servizio nel medesimo territorio di riferimento. Un esempio importante di gestione industriale interamente pubblica del paese, con grandi garanzie di solidità tecnico finanziaria.

In tal senso, l’esperienza va valutata
 nel panorama nazionale come risposta all’espressione della volontà popolare referendaria, non tanto perché possa essere facilmente replicabile ovunque, ma perché rappresenta un buon esempio di sintesi
 fra pubblicità della gestione e capacità industriale ed economico-finanziaria in grado di operare su area vasta.


Va evidenziato che i diversi modelli di gestione adottati in Emilia-Romagna nascono da scelte che hanno visto i territori e gli enti locali protagonisti, comunque caratterizzati da basi di solidità, sostenibilità e concretezza dei rispettivi progetti. Su questi fondamenti, le scelte politiche devono garantire la disponibilità e l’affiancamento rispetto alle sfide future.
 Occorrono infatti un’articolata progettualità, in grado di ottenere l’ulteriore razionalizzazione del sistema, e l’attivazione di processi virtuosi finalizzati a ottenere il miglior punto di equilibrio fra adeguata dotazione impiantistica e risparmio tariffario.


La nostra Regione è stata la prima a introdurre gli Ato (Ambito territoriale ottimale) con sviluppo provinciale. È stata altresì la prima a riformare tale esperienza istituendo Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici
e i rifiuti) a dimensione regionale, anticipando con ciò le indicazioni introdotte poi dallo “sblocca Italia” per promuovere la riorganizzazione del settore attraverso l’attribuzione delle competenze regolatorie a un soggetto di caratura regionale in grado di governare un settore che a livello nazionale presenta ancora molte criticità.

Stiamo lavorando per conferire a questa autorità di regolazione la necessaria e improcrastinabile autorevolezza.
 La strada intrapresa e nuovi elementi di scenario ci impongono di andare verso
un potenziamento di questo organismo idoneo alla sua trasformazione in una vera e propria Authority.

Stefano Bonaccini
Presidente Regione Emilia-Romagna

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