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Meteo insolito ed effetti sulla qualità dell’aria

Come sono variate le concentrazioni degli inquinanti e perché tra il 9 e il 12 dicembre

(12/12/17) 

Tra venerdì 9 e martedì 12 dicembre l’alternanza di fenomeni meteorologici a dir poco insoliti, e lo spostamento repentino di masse d’aria, hanno influenzato in modo determinante la qualità dell’aria, dalla concentrazione al tipo degli inquinanti presenti. Saliscendi delle polveri e presenza inusuale notturna dell’ozono.

Venerdì 9 dicembre l’ingresso di masse d’aria da Nord piuttosto fredde ha portato a deboli nevicate fino alle pianure emiliano-romagnole. Successivamente, nella notte tra sabato 10 e domenica 11, le temperature sono state molto più basse dei giorni precedenti (fino a -3 °C nelle pianure occidentali).

Domenica poi, in particolare nella notte tra domenica e lunedì, in diverse aree della regione sono stati registrati fenomeni di gelicidio, ossia della pioggia che gela a contatto con il suolo più freddo, e piogge molte intense nell´appennino centro occidentale.

Dal punto di vista degli inquinanti presenti in atmosfera, tale bizzarra condizione ha portato diverse interessanti situazioni. Precedentemente alla prima fase di ricambio della massa d’aria ad ampia scala (tra il 7 e l’8 dicembre), i valori di aerosol atmosferico risultavano tutti elevati e, nel caso di PM10, abbondantemente superiori ai limiti normativi in alcune stazioni di monitoraggio (con valori delle PM10 tra 75 e 100 µg/m3 nella pianura centrale della regione); con l´arrivo dell´aria fredda, venerdì 9 si è registrata una sensibile diminuzione delle PM10 (tra il 10 e 30 µg/m3).

Lunedì 11 dicembre i valori delle temperature massime nell’area centro-occidentale della regione sono rimasti molti bassi, prossimi allo zero, mentre ad oriente, con l’entrata della massa d’aria calda di natura sud-occidentale - che ha eroso lo strato preesistente di aria fredda al suolo - le temperature a est di Bologna sono salite fino a 18 °C. Durante tale intrusione la velocità del vento è aumentata considerevolmente arrivando a valori molto importanti nelle zone montane dell’Appennino (tra i 70 e i 90 Km/h con punte di 180 km/h). Nelle prime ore del mattino di martedì 12 i valori delle temperature hanno ripreso a diminuire sensibilmente, tornando nella norma per questo periodo.

In seguito all’irruzione della massa d’aria di lunedì pomeriggio, le polveri totali (PM) sono restate stabili entro valori contenuti, variando però molto nelle sue componenti, con una sensibile diminuzione delle particelle più fini (sotto il micrometro di diametro) - tipiche delle emissioni antropiche primarie - in particolare nell’area centro-orientale tra le ore 19 del lunedì e le 3 del martedì.
Al contrario, le particelle con diametro superiore hanno mostrato un aumento, probabilmente legato al trasporto di materiale grossolano naturale, risollevato o eroso dal vento dalla zona appenninica più esposta.

Lo straordinario ricambio dell’aria è sottolineato anche dalla diminuzione degli ossidi di azoto (gas caratteristici delle combustioni come riscaldamento e traffico veicolare), e dall’insolito aumento di ozono durante le ore notturne. Quest’ultimo gas è probabilmente sceso dagli strati più alti dell’atmosfera. Due le ipotesi possibili: l’arrivo per intrusione dagli strati alti direttamente dall’ozonosfera (la parte bassa della stratosfera dove si concentra l’ozono “buono” che filtra le radiazioni UV solari), oppure la provenienza dall’alta troposfera, dove l’ozono potrebbe essere temporaneamente salito nei giorni precedenti, dopo essere stato prodotto al suolo.





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