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Clima, a Bonn passi avanti per attuare l’Accordo di Parigi

Un resoconto dall´interno della Cop23 sul clima. Tra divergenze e risultati positivi, poste le basi per le azioni da compiere già dal 2018.

(19/12/17) 

Anteprima Ecoscienza 6/2017

COP 23 - Capi di stato e di governo - Foto UNFCCCAlle prime luci dell’alba di sabato 18 novembre si è conclusa la 23ª Conferenza delle parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu (Unfccc) dopo due settimane di intense negoziazioni. La conferenza si è tenuta a Bonn, che è la sede del segretariato, con la presidenza affidata alle Isole Fiji con il loro primo ministro Frank Bainimarama come presidente della Cop. Il fatto stesso che Fiji avesse la presidenza rappresenta un elemento significativo, poiché ha innalzato l’attenzione della comunità internazionale verso le piccole isole del Pacifico, e non solo del Pacifico, che convivono con il continuo innalzamento del livello del mare a causa del riscaldamento globale. 

La Cop23 partiva con la premessa di essere una conferenza tecnica, in quanto dedicata a definire i dettagli riguardanti l’implementazone dell’accordo di Parigi dal 2020. Invece, la già citata particolarità di essere una Cop tenuta a Bonn, ma sotto la presidenza di Fiji, e l’annunciata intenzione dell’amministrazione Trump di uscire dall’accordo di Parigi hanno creato motivi ulteriori di interesse per una conferenza che alla fine ha generato dei risultati importanti. 

Partiamo proprio dalla presenza statunitense, che è stata doppia. Da un lato la delegazione ufficiale, con la presenza di negoziatori gia presenti in conferenze precedenti, e dall’altro lato la delegazione We are still in (noi ci siamo ancora) formata da rappresentanti americani di città, stati e il settore privato e capitanata dall’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg e dal governatore della California, Jerry Brown. Durante le due settimana la delegazione We are still in ha tenuto diversi eventi importanti fra cui il lancio dell’America’s Pledge, con la quale il settore privato ed entità governative non federali riaffermano il loro impegno ad accelerare la transizione degli Stati uniti verso un’economia verde. 

La America’s Pledge ha sicuramente data vigore alle negoziazioni che hanno comunque vissuto momenti difficili, soprattutto perché i paesi in via di sviluppo, storicamente meno responsabili dei cambiamenti climatici, chiedono ai paesi più sviluppati di mantenere i loro impegni pre-2020 e non solo focalizzarsi sull’Accordo di Parigi, che verrà implementato a partire dal 2020. In particolare, è richiesto ai paesi più industrializzati di contribuire con i 100 miliardi di dollari annui promessi a Copenhagen nel 2009 e di ratificare il Doha Amendment, che ancora non può entrare in vigore a causa della mancata ratifica di molti paesi. Queste discussioni hanno portato come risultato che una maggiore ambizione nel periodo pre-2020 e la sua attuazione sono un elemento chiave del testo finale della decisione finale della Conferenza. 

Alla Cop23, la presidenza di Fiji ha lanciato le seguenti iniziative: 

- il Gender Action Plan, che cerca di rendere più visibile il ruolo delle donne, in quanto gruppo più esposto agli impatti climatici, in termini di azioni climatiche e di promuovere le pari opportunità in tali attività

- la Local communities and indigenous people platform (la piattaforma per le comunità locali e popoli indigeni, che cerca di promuovere lo scambio di esperienze e innovazioni, sia nel campo dell’adattamento, sia della mitigazione

- infine, la Ocean Pathway Partnership (Partenariato per gli oceani) che vuole assicurare una maggiore attenzione sugli oceani nei processi di negoziazione in seno alle Cop. 

Il risultato più importante della conferenza, e in linea con gli obiettivi iniziali, è stato il lancio del dialogo Talanoa. Due anni fa, a Parigi, le parti avevano concordato che nel 2018 ci sarebbe stato un momento di valutazione dei progressi ottenuti in termini di azioni climatiche. Tale dialogo dovrebbe generare una serie di informazioni utili per poter rivedere in chiave più ambiziosa le Nationally Determined Contributions (NDCs). Inizialmente questo dialogo era stato chiamato “facilitative”, nel senso appunto di facilitare la valutazione delle attività intraprese dai paesi e lo scambio di esperienze. La presidenza figiana ha deciso di usare il termine Talanoa che riflette un approccio tradizionale delle Fiji per discutere e prendere decisioni importanti attraverso un processo che sia inclusivo, partecipatorio e trasparente. 

Il Talanoa sarà strutturato sulla base di 3 domande fondamentali: dove siamo? dove vogliamo andare? come ci arriviamo? Allo stesso tempo include nuovi elementi rispetto alla versione iniziale di due anni fa, come la decisione di accettare contributi sia da parte dei governi che da attori non statali, la decisione di stabilire un sito online per ricevere e condividire i contributi ricevuti e infine una maggiore attenzione alle attività già implementate nel periodo prima del 2020.  

La fase preparatoria del Talanoa inizierà il prossimo gennaio, per concludersi durante la fase ministeriale (la cosidetta fase politica della Talanoa) della Cop24 il prossimo dicembre a Katowice, in Polonia. 

Dopo gli inizi di Marrakech alla Cop22, la Cop23 ha continuato a lavorare sul Paris Rulebook, che ha il compito di stabilire le regole e i processi tecnici che sono necessari per l’implementazione dell’Accordo di Parigi. Queste negoziazioni hanno luogo nell’ambito del Ad-hoc Working Group on the Paris Agreement (comunemente nominato, Apa). L’Apa si occupa di molti soggetti come le regole quadro per le NDCs, i rapporti sulle attività di adattamento, la trasparenza dei rapporti nell’ambito della valutazione globale nel 2023 e i procedimenti per monitorare la conformità nell’attuazione dell’Accordo di Parigi. La scadenza per questo lavoro sarà la prossima Cop, e la Cop23 ha deciso che sarà necessaria un’ulteriore sessione di negoziazioni da tenersi fra maggio (sessione di Bonn) e la Cop a dicembre. 

Come menzionato sopra, la conferenza si è conclusa più tardi del previsto, a causa di divergenze nell’ambito dei finanziamenti. Due sono stati i punti che hanno determinato questo ritardo. Il paragrafo 9.5 dell’Accordo di Parigi richiede ai paesi industrializzati di resocontare i finanziamenti destinati ai paesi in via di sviluppo. Questo paragrafo richiede una necessaria predicibilità di questi finanziamamenti, cosicché i paesi in via di sviluppo possano preparare piani per accogliere tali finanziamenti. Alcuni paesi in via di sviluppo si sono lamentati che tali discussioni per creare tale predicibilità non erano state affrontate durante la Cop, mentre i paesi industrializzati ribattevano che le richieste erano superiori a quanto discusso a Parigi. L’argomento sarà ripreso a maggio a Bonn. Un’altro punto di contestazione, sempre nell’ambito dei finanziamenti, ha riguardato il Fondo per l’adattamento. In passato la parti avevano indicato che il fondo “dovrebbe” operare sotto l’accordo di Parigi. Nelle ultime ore della conferenza, i paesi parte del Protocollo di Kyoto, sotto il quale correntemente opera, hanno deciso che il Fondo “dovrà” operare sotto l’Accordo di Parigi. 

La Cop23, con più di ventimila partecipanti, si può considerare un successo. Infatti, si sono fatti dei passi avanti nel definire le linee guida per l’implementazione dell’accordo di Parigi. In particolare vi è stato consenso fra le parti su come strutturare la Cop24 e portate al termine queste complesse negoziazioni nel loro ultimo anno. Il lancio del Talanoa conferma la volontà delle parti a lavorare in modo inclusivo, partecipatorio e transparente, gettando quindi le basi per un 2018 che dovrebbe regalarci risultati concreti e positivi. La partecipazione di una trentina di capi di stato e di governo ha confermato che la tematica rimane molto rilevante nell’agenda politica internazionale. 

Daniele Violetti e Luca Brusa
Segretariato Unfccc, Bonn



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