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Un modello di crescita sostenibile è possibile?

Il degrado su larga scala degli ecosistemi richiede una trasformazione fondamentale del nostro sistema economico

(08/01/18) 

Crisi economica, riscaldamento globale, degrado ambientale e sociale: si possono considerare insieme in un modello di crescita sostenibile?

La post normal science afferma che il degrado su larga scala degli ecosistemi richiederebbe una trasformazione fondamentale del nostro sistema economico che va assolutamente allontanato dalla continua crescita economica.sostenibilità

Gli economisti ecologici dividono l’economia in tre livelli: nel livello più alto vi è l’economia finanziaria (ormai sfuggita di mano), a seguire l’economia reale, quella che produce merci, fornisce servizi, e con l’ occupazione movimenta salari, infine nel terzo livello è posta la “ la sala macchine “, un groviglio  di  flussi di energia e di materia che dalla natura sono dirottati in entrata nei processi industriali, e poi ancora, altri flussi di emissioni inquinanti in uscita dai processi antropici e diretti nell’ambiente, e si continua con flussi di rifiuti che si  accumulano nei mari e sul suolo.

Il terzo livello dell´economia non è mai stato considerato nella contabilità nazionale, e non vi è alcun segno della sua presenza negli indicatori economici, come il PIL.              

Nel 1971, l’economista e statista rumeno, Nicholas Georgescu-Roegen con la teoria Bioeconomica, segnò l’inizio di una nuova visione: lo sviluppo di un diverso tipo di struttura economica per un mondo ecologicamente vincolato.

L’economista propose una contabilità completa che considerava le leggi della termodinamica, i limiti della natura e calcolava i flussi di materia ed energia che circolavano fra la biosfera e la tecnosfera. Molti studiosi negli anni a seguire, hanno continuato il suo lavoro, come Herman Daly, e gli attuali economisti ecologici.

Nel frattempo, il mondo sceglieva una strada più moderata: la green economy, che sostituiva la brown economy per virare verso il modello di sviluppo sostenibile.

Negli ultimi anni da parte della Comunità Europea c’è stato un passo più deciso, in sintonia con le teorie di Nicholas Georgescu-Roegen, è stata proposta: l’Economia Circolare. Questa strategia porta in superficie il terzo livello nascosto.

I processi industriali lineari ora imitano i cicli della natura e diventano “circolari”, i rifiuti e gli scarti scompaiono, e questo modello economico è in grado di rigenerarsi da solo, continuando a crescere in modo sostenibile, perché mira alla dematerializzazione del sistema economico, o meglio al “disaccoppiamento“ del benessere derivante dalla crescita economica e dal depauperamento di capitale naturale.

Una domanda sorge spontanea: ma questo disaccoppiamento assoluto è fattibile? Una società basata sulla crescita verde, potrà con l’aiuto dell’economia circolare rispettare i limiti di biocapacità dell’ecosistema? La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, ormai necessaria visti i livelli di anidride carbonica in atmosfera, potrà essere possibile con modelli di crescita circolari? 

Se la risposta è sì, siamo sulla strada giusta! E se non riusciamo a ottenere un disaccoppiamento assoluto, nonostante le eco-innovazioni, il rifiuto che diventa risorsa, l’industria  4.0, abbiamo un´alternativa?

L’alternativa alla crescita è la decrescita, e qui, la nostra società è posta di fronte ad un dilemma: se la crescita green è insostenibile, la decrescita è rischiosa. Non sappiamo cosa può succedere al reddito, alla produzione e all’occupazione.

Nell’ attuale sistema economico, il PIL deve crescere, altrimenti non è un buon segno. I tassi di crescita negativi sono generalmente associati a disoccupazione e quindi ad un impatto sociale negativo. La sfida di un’alternativa alla crescita deve dare risposte certe: l’applicazione di politiche di decrescita deve produrre una transizione stabile.

Negli ultimi anni è emersa così la “macroeconomia ecologica” un filone di ricerca che applica vari strumenti, come  ad esempio la dinamica dei sistemi, per sviluppare modelli idonei ad analizzare le sfide della sostenibilità: questi strumenti, grazie alla loro flessibilità, alle simulazioni e alle analisi di scenario, sono in grado di capire le dinamiche esistenti fra il sistema economico, ecologico e sociale, e valutare interconnessioni e il loro feedback. In questi modelli, si crea quindi una dipendenza fra variabili macroeconomiche come il consumo, l’investimento, la spesa pubblica, la disoccupazione, e le variabili ecologiche quali: l’uso delle risorse, l’energia, le riserve, le emissioni e  l’integrità della biosfera.

E’ possibile configurare le variabili macroeconomiche convenzionali in modo da ridurre l’imperativo di crescita, identificare percorsi ecologicamente e socialmente sostenibili, analizzare dati economici e formulare ipotesi su scenari futuri.

In conclusione l’obiettivo di questi approcci non è la crescita del PIL e ne tanto meno la sua diminuzione, ma è la riduzione e quindi la stabilizzazione dell’utilizzo di materiali e di energia entro i limiti ecologici, cioè, la valutazione delle giuste politiche per manovrare il terzo livello dell´economia compatibilmente con le leggi dell´ecosistema.

Con questi modelli è possibile capire se applicando delle politiche di decrescita il sistema economico si sostiene o collassa, se si riesce a contrastare il riscaldamento globale e allo tesso tempo evitare che il livello di disoccupazione aumenti, se si deve investire maggiormente sull’economia locale, sulle rinnovabili o sul risparmio energetico.





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