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Legislazione news

Ecoscienza N. 5/2018

In questo numero:

A cura di Area Affari istituzionali, legali e diritto ambientale, Arpae Emilia-Romagna



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In Ecoscienza 3/2017 non è stata pubblicata la rubrica Legislazione news

Ecoscienza N. 2/2017

Al via il riordino della protezione civile
Legge 16 marzo 2017, n. 30 - Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di Sistema nazionale della protezione civile. Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 66 del 20 marzo 2017

Il Governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge delega in questione, uno o più decreti legislativi di ricognizione, riordino, coordinamento, modifica e integrazione delle disposizioni legislative vigenti che disciplinano il Servizio nazionale della protezione civile e le relative funzioni.

Inquinamento acustico: novità legislative
Con i decreti legislativi 41 e 42 del 17 febbraio 2017 (pubblicati sulla Gazzetta ufficiale n. 79 del 4 aprile 2017 n. 79) la normativa nazionale viene armonizzata con quella comunitaria in materia di inquinamento acustico.

Il primo decreto mira a prevenire possibili procedure di infrazione nei confronti dell’Italia recependo la direttiva 2000/14/CE sulle macchine rumorose, operanti all’aperto, importate da paesi extra Ue e sprovvisti di marcatura CE.
Il secondo decreto disciplina la figura professionale di tecnico competente in materia di acustica, modificando la legge 447/1995,
e armonizza la normativa sulla gestione
del rumore ambientale, agendo sul Dlgs 194/2005.

Pubblicati i chiarimenti del ministero dell’ambiente sul decreto sottoprodotti
Nota Mattm prot. 0003084 del 3 marzo 2017 “Articolo 10 del decreto ministeriale 13 ottobre 2016, n. 264, Regolamento recante Criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti – elenco pubblico istituito presso le Camere di commercio territorialmente competenti – Chiarimenti interpretativi”, in www.reteambiente.it.

Con questo provvedimento il ministero
ha inteso fornire alcuni chiarimenti relativamente all’applicazione del Dm Ambiente n. 264/2016 (relativo alla materia dei sottoprodotti) e, in particolare, in ordine all’art. 10 di tale decreto, il quale prevede l’istituzione, da parte delle Camere di commercio, di un apposito elenco dedicato alla registrazione dei produttori e degli utilizzatori di sottoprodotti.
Il ministero ha precisato che la disciplina contenuta nel Dm n. 264/2016 non intende modificare la regolamentazione normativa vigente in materia di sottoprodotti (che
resta quella contenuta nel Dlgs 152/2006), ma persegue soltanto l’obiettivo di indicare alcune nuove modalità mediante cui dimostrare
la sussistenza dei requisiti sostanziali
per la qualificabilità di un residuo come sottoprodotto e non come rifiuto, con la conseguenza che la definizione del materiale come sottoprodotto continua a dipendere esclusivamente dalla dimostrazione della sussistenza dei requisiti richiesti dall’art. 184 bis del Dlgs 152/2006.
Da ciò discende dunque che il registro di cui all’art. 10 riveste una funzione meramente conoscitiva e di facilitazione degli scambi e che pertanto, così come l’iscrizione in esso non è idonea a qualificare – di per sé – il residuo come sottoprodotto, analogamente la mancata iscrizione al registro non comporta l’automatica inclusione del residuo nella categoria dei rifiuti.

Linee guida Ispra sui criteri
per il conferimento dei rifiuti
in discarica: la posizione del ministero dell’ambiente sulle prime problematiche applicative
Risposta scritta a interrogazione pubblicata giovedì 30 marzo 2017 nell’allegato 2 al bollettino in Commissione VIII (Ambiente) 5-10990,
in www.camera.it

Con tale nota, che costituisce risposta a
una specifica interrogazione parlamentare,
il ministero dell’Ambiente ha inteso fare chiarezza su alcune delle principali criticità emerse a seguito dell’entrata in vigore delle Linee guida di Ispra recanti “Criteri tecnici per stabilire quando il trattamento non è necessario ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica ai sensi dell’art. 48 della L. 28 dicembre 2015 n. 221” adottate il 7 dicembre 2016.
In sede di interrogazione sono stati
sollevati alcuni dubbi sia sulla efficacia delle suddette Linee guida, sia sulla legittimità dell’introduzione, da parte delle medesime, di parametri nuovi e ulteriori non previsti dal Dm 27 settembre 2010 relativo ai criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica.
Con riferimento a quest’ultimo profilo, il ministero ha precisato che i criteri tecnici individuati nelle Linee guida Ispra riguardano esclusivamente il conferimento dei rifiuti
non sottoposti a trattamento preliminare e
che pertanto, anche nel caso in cui gli stessi
si riferiscano a parametri discordanti rispetto
a quelli del Dm 27 settembre 2010 (relativo, invece, al conferimento di rifiuti a seguito di trattamento preliminare), non può comunque ravvisarsi alcun contrasto con quest’ultimo. Per quanto concerne poi il profilo della portata vincolante del documento, nella risposta si chiarisce che l’efficacia dei criteri contenuti nelle Linee guida è subordinata all’adozione
di un (futuro) apposito decreto di recepimento attraverso il quale il ministero aggiornerà anche il decreto di cui all’art. 7, comma 5 del Dlgs 36/2003 attualmente vigente e potrà stabilire altresì una normativa transitoria
al fine di consentire gli adeguamenti amministrativi e infrastrutturali che si rendessero necessari.

Mozziconi e fazzoletti, arrivano le sanzioni
Decreto del ministero dell’Ambiente 15 febbraio 2017, recante “Disposizioni in materia di rifiuti di prodotti da fumo e di rifiuti di piccolissime dimensioni”. Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 6 marzo 2017, n. 54

Con il decreto in epigrafe, il ministero dell’Ambiente disciplina la destinazione e l’impiego dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative irrogate in caso di abbandono dei rifiuti di prodotti da fumo e di altri rifiuti di piccolissime dimensioni (fazzoletti di carta, gomme da masticare ecc). Le multe previste vanno da 30 a 150 euro, mentre possono arrivare fino a 300 euro per i mozziconi di sigarette. Il ricavato dalle sanzioni sarà suddiviso in parti uguali fra il ministero e i Comuni nel cui territorio sono state accertate le violazioni.

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Ecoscienza N. 1/2017

Inquinamento e obblighi
di bonifica, importante decisione del Tar Bologna
Tar Emilia-Romagna – Bologna, Sezione II – Sentenza 15 febbraio 2017 n. 125 (www.lexambiente.it, www.reteambiente.it)

Importante decisione della giustizia amministrativa che, pronunciandosi su una vicenda
di bonifica di siti contaminati relativa all’area denominata “quadrante est” di Ferrara, fissa alcuni importanti principi di interesse generale. Innanzitutto, secondo i giudici, in mancanza di una definizione normativa di “nesso di causalità” tra l’attività del produttore e il verificarsi dell’inquinamento, è possibile applicare anche nel processo amministrativo la teoria elaborata in ambito civilistico del “più probabile che non” (confronta anche Tar Abruzzo – Pescara, Sez. I, n. 2014/2014). Pertanto, secondo quest’impostazione, per affermare tale legame non è necessario raggiungere un livello di probabilità logica prossimo a uno, cioè la certezza, bensì è sufficiente dimostrare un grado di probabilità maggiore del 50%.
Il Tar Bologna inoltre afferma che le misure
di prevenzione e riparazione previste dal
Dlgs 152/2006 si applicano anche ai soggetti responsabili di eventi di inquinamento verificatisi anteriormente all’entrata in vigore di tale norma, ai sensi di quanto previsto dai commi decimo e undicesimo dell’art. 242. L’accoglimento di una tesi contraria comporterebbe, secondo i giudici, l’impossibilità di applicare le norme in tema di bonifica a ciascuno degli episodi di inquinamento verificatisi nel corso del Novecento, svuotando di significato il sistema normativo delle bonifiche. 

Legge sui reati ambientali, relazione sullo stato 
di attuazione
Relazione del 23 febbraio 2017 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali a esse correlati (www.camera.it)

La Commissione parlamentare d’inchiesta
 sul ciclo dei rifiuti lo scorso 23 febbraio ha approvato una relazione che contiene un interessante monitoraggio sull’attuazione della legge in materia di reati ambientali (n. 68 del 2015). Nella relazione sono contenuti i dati relativi all’applicazione della legge, a un anno dalla sua entrata in vigore, raccolti con l’ausilio del Servizio per il controllo parlamentare della Camera dei deputati e il contributo di numerose procure italiane.
 Stando alla relazione, sono 39 gli Uffici giudiziari (38 Procure della Repubblica presso Tribunali, e 1 Ufficio del Giudice per le indagini preliminari) dalle cui comunicazioni si evince l’avvenuta contestazione in concreto dei nuovi ecoreati, distribuite in maniera omogenea sul territorio nazionale con una frequenza tuttavia più accentuata dal punto di vista quantitativo nelle Isole e nel Sud. Significativo che come best practice venga segnalato il protocollo d’intesa in materia di reati ambientali sottoscritto il 18 maggio 2016 presso la Procura generale di Bologna tra le Procure della regione, Arpae, la Capitaneria di porto, il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri e il Comando regionale del Corpo forestale dello Stato.
(v. Ecoscienza 3/2016)

Decisione Ue sulle Bat per l’allevamento di pollame e suini
Commission Implementing Decision (EU) 2017/302 of 15 February 2017 establishing best available techniques (BAT) conclusions, under Directive 2010/75/EU of the European Parlia- ment and of the Council, for the intensive rearing of poultry or pigs (www.eur-lex.europa.eu).

Pubblicata, in data 21 febbraio 2017, sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, la decisione di esecuzione 2017/302 della Commissione del 15 febbraio 2017 che stabilisce le migliori tecniche disponibili (BAT) concernenti l ́allevamento intensivo di pollame o di suini, ai sensi della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio. Il documento si riferisce agli allevamenti con più di 40.000 posti pollame o con più di 2000 posti suini da produzione (di oltre 30 kg) ovvero con più di 750 posti scrofe. In particolare le conclusioni sulle BAT riguardano una serie di processi e attività che si svolgono nell’azienda agricola. Ossia la gestione alimentare, la preparazione dei mangimi (macinazione, miscelazione e stoccaggio), l’allevamento (stabulazione) di pollame e suini, la raccolta e stoccaggio degli effluenti di allevamento, il trattamento degli effluenti di allevamento, lo spandimento agronomico degli effluenti di allevamento e il deposito delle carcasse. 

Upg nelle Arpa, interviene nuovamente la Corte costituzionale
Sentenza Corte Costituzionale n. 8 del 13 gennaio 2017, norma impugnata art. 31, c. 4°, della legge della Regione Basilicata 14/09/2015, n. 37. (www.cortecostituzionale.it)

Continuano le posizioni giurisprudenziali discordanti sulla dibattuta questione della presenza degli Ufficiali di polizia giudiziaria nelle Agenzie ambientali. Infatti la Consulta ha ritenuto illegittima una disposizione legislativa emanata dalla Regione Basilicata, rilevando l’assenza di un’idonea copertura legislativa nazionale e quindi la violazione del principio di riserva di legge statale sancito dall’art. dell’art. 117, secondo comma, lettera l) della Costituzione. Solo poche settimane addietro invece la sentenza della Cassazione Penale, Sez. III n. 50352 del 28/11/2016 aveva desunto la legittimità dell’operato degli Upg delle Agenzie (nel caso specifico Arpat Toscana) sulla base del combinato disposto delle norme del c.p.p, con la legge 61/94 e il Dm Sanità 58/97.

Tali diversi orientamenti dovrebbero essere ora definitivamente superati in quanto la stessa sentenza n. 8/2017 della Corte costituzionale riconosce esplicitamente che l’art. 14 della legge 132/2016 sul Snpa risolve per il futuro l’annoso problema.

Criteri per il conferimento dei rifiuti in discarica: emanate linee guida Ispra
Linee guida n. 145/2016 “Criteri tecnici per stabilire quando il trattamento non è necessario ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica ai sensi dell’art. 48 della L.28 Dicembre 2015 n.221” (www.isprambiente.gov.it)

Con tale provvedimento sono forniti i
criteri tecnici di supporto all’implementazione dell’articolo 7, c. 1b) del Dlgs 36/2003 relativo al pretrattamento dei rifiuti da allocare in discarica. Le Linee guida hanno la finalità di individuare i criteri tecnici da applicare
per stabilire quando il trattamento dei rifiuti prima dello smaltimento in discarica non sia necessario.
Il documento non prevede la determinazione di criteri tecnici per le ipotesi di rifiuti oggetto di espresso divieto di conferimento in discarica ai sensi dell’art. 6 del Dlgs 36/2003 o di altri divieti specifici stabiliti dalla legislazione di settore. Per le altre categorie di rifiuti non espressamente esclusi dal conferimento
in discarica, è invece stabilito che, ferma restando la distinzione tra urbani e speciali, la valutazione circa l’efficacia del pretrattamento o della sua eventuale non necessità avvenga distinguendo tra le varie tipologie di rifiuti enucleate sulla base delle rispettive specifiche caratteristiche: rifiuti che possono richiedere, in funzione dello stato fisico, un trattamento di disidratazione; rifiuti biodegradabili e putrescibili; rifiuti a matrice organica; rifiuti a base di amianto o contenenti amianto.
Per i rifiuti non direttamente riconducibili
a una delle suddette tipologie, l’autorità competente, in sede di rilascio dell’autorizzazione agli impianti di discarica, dovrà valutare, caso per caso, la necessità e
la tipologia di trattamento, tenendo conto
sia del raggiungimento delle finalità di cui all’articolo 1 del Dlgs 36/2003 che delle possibili interazioni con gli altri rifiuti smaltiti nella medesima discarica.

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Ecoscienza N. 6/2016
In questo numero:

Upg nelle Arpa/Appa,
 disco verde dalla cassazione
Sent. Cass. pen. Sez. III, sentenza n. 50352 depositata il 28/11/2016

Importante la sentenza della Corte
di cassazione n. 50352/2016 la quale, pronunciandosi su una vicenda che riguarda Arpa Toscana, conferma la legittimità del conferimento della qualifica di UPG al personale delle Agenzie ambientali. Come noto, sotto un profilo strettamente giuridico, nel Sistema agenziale si profilano due orientamenti differenti. Il primo, che nega il possesso della qualifica in questione, evidenzia come la
legge statale 61/94 di riordino dei controlli ambientali non affermi esplicitamente che gli operatori delle Arpa possiedono la qualifica di UPG e pertanto secondo un’interpretazione letterale, basata sul principio “ubi lex voluit
dixit ubi noluit tacuit”, non sarebbe possibile un’applicazione estensiva della norma. Tale orientamento è stato avvallato dal parere del Consiglio di Stato n. 3387 del 26 luglio 2012 formulato su richiesta della predetta Regione. Un secondo orientamento, allo stato maggioritario e al quale aderisce oltre che
Arpa Toscana anche Arpae Emilia-Romagna, ritiene invece legittimo il conferimento di tale qualifica. La ricostruzione della normativa
parte in questo caso dall’art. 57 del codice di procedura penale il quale delega a leggi di settore o regolamenti la possibilità di attribuire le funzioni di Polizia giudiziaria in comparti dell’amministrazione pubblica diversi da quelli strettamente preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Per quanto riguarda le Agenzie ambientali tale legge sarebbe proprio la legge statale 61/94, la quale prevedendo che il personale delle Arpa svolge “funzioni di controllo e vigilanza”, può “richiedere le informazioni ed i documenti necessari per l ’espletamento delle proprie funzioni”, e prevedendo altresì che a tali operatori “non può essere opposto il segreto industriale e non può essere impedito di accedere agli impianti produttivi”, attribuisce a tali tecnici tutte le funzioni tipiche della Polizia giudiziaria.
La Cassazione con la sentenza in esame sposa questo secondo orientamento, e conferma quindi la legittimità del conferimento della qualifica di UPG al personale delle Arpa. La decisione della Suprema Corte fa riferimento peraltro a un caso precedente all’emanazione della legge 132/2016 e pertanto non prende in considerazione le nuove disposizioni sul Snpa (v. in particolare art. 14).

Prima pronuncia sul reato
 di “inquinamento ambientale”
Sent. Cass. pen. Sez. III, Sentenza n.46170 depo- sitata il 3/11/2016

Da segnalare questa sentenza della Cassazione che, per la prima volta, si pronuncia autorevolmente sul contenuto del nuovo
reato di inquinamento ambientale introdotto nel Codice penale (c.p.) dalla legge 68/2015. L’intervento della Corte, quale organo di nomofilachia, era particolarmente atteso viste le molteplici critiche di “indeterminatezza” che hanno accompagnato l’esordio dei
nuovi “ecoreati”. La Cassazione affronta approfonditamente il problema più rilevante, e cioè l’interpretazione da dare a “quella compromissione o deterioramento significativi
e misurabili” che la norma richiede per la sussistenza della nuova fattispecie penale prevista dall’art. 452 bis del c.p.
I giudici affermano che i due termini compromissione e deterioramento fanno riferimento a “fenomeni sostanzialmente equivalenti negli effetti in quanto si risolvono entrambi in una alterazione, ossia in una modifica dell’originaria consistenza della
matrice ambientale o dell’ecosistema”. Tuttavia,
la compromissione consiste in una condizione
di “squilibrio funzionale perché incidente sui normali processi naturali correlati alla specificità della matrice ambientale e dell’ecosistema” mentre il deterioramento implica uno “squilibrio strutturale, caratterizzato da un decadimento di stato o di qualità di questi ultimi”.
In conclusione, al di là delle specificazioni interne alla formulazione letterale, per la Cassazione entrambi i termini indicano una condizione di alterazione dell’ambiente, che tuttavia non implica carattere di tendenziale irrimediabilità, ma ricomprende anche un’alterazione reversibile; tanto più che l’alterazione irreversibile integra il più grave reato di disastro ambientale ora previsto dall’art. 452 quater del Codice penale.

Aia: Dm ambiente
 per la contestazione
 degli illeciti amministrativi
Dm 17 ottobre 2016, n.228 “Regolamento recante la definizione dei contenuti minimi e dei formati dei verbali di accertamento, contesta- zione e notificazione relativi ai procedimenti di cui all’articolo 29-quattuordecies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.” (GU 15 dicembre 2016, n.292)

Il ministero dell’Ambiente ha approvato il regolamento che definisce i contenuti minimi dei verbali di accertamento, contestazione e notificazione per gli illeciti amministrativi in materia di AIA (Autorizzazione integrata ambientale) previsti dall’art. 29-quattuordecies del testo unico ambientale. L’articolo predetto è stato sostituito dal Dlgs 46/2014 che ha esteso le sanzioni amministrative per il mancato rispetto delle generiche prescrizioni ambientali contenute nell’autorizzazione, riservando alla materia penale i soli casi tassativamente elencati ai commi 3, 4 e 5 della stessa disposizione normativa. Per cercare di omogeneizzare i verbali redatti dai vari organi preposti alla vigilanza ed al controllo ambientale il Ministero ha pubblicato altresì uno schema-tipo di verbale di contestazione e accertamento. Il testo è entrato in vigore il 30 dicembre 2016.

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Ecoscienza N. 4/2016

IN VIGORE LA NUOVA DISCIPLINA SULLA CONFERENZA DI SERVIZI
Dlgs 30 giugno 2016, n. 127 “Norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi, in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n. 124” - (GU n. 162 del 13 luglio 2016).

Questo decreto, attuativo della legge n. 124/2015 (cd legge Madia), introduce nell’ordinamento nazionale una nuova disciplina in materia di conferenza di servizi finalizzata a garantire regole e tempi certi agli operatori economici privati. Il provvedimento interviene sia sugli artt. 14 e ss. della legge 241/1990, sia sulle norme di settore che prevedono il ricorso al modulo procedimentale della conferenza ed è entrato in vigore il 28 luglio 2016. La nuova disciplina si applica soltanto
ai procedimenti avviati con istanze pervenute all’amministrazione a partire
dal 29 luglio scorso: per tutti gli altri casi (ossia per i procedimenti già in corso a tale data o comunque per le istanze ricevute dall’amministrazione prima del 29 luglio 2016) continuano ad applicarsi le precedenti regole.

Le nuove disposizioni innovano principalmente la conferenza di servizi decisoria, prevedendo come modalità ordinaria di svolgimento quella c.d. “semplificata”, da realizzarsi mediante semplice scambio di documenti tra gli enti coinvolti: la modalità c.d. sincrona (ossia quella che prevede la presenza simultanea dei rappresentanti delle amministrazioni interessate) rimane dunque riservata soltanto ai casi più complessi o
alle ipotesi in cui non sia stato possibile addivenire a una decisione finale a seguito dello svolgimento della conferenza in forma semplificata.
Il decreto ha introdotto inoltre una
nuova tipologia di conferenza di servizi
(cd “preliminare”) che può essere indetta dall’amministrazione allo scopo di indicare
al richiedente, prima della presentazione
di una istanza o di un progetto definitivo,
le condizioni per ottenere, alla loro presentazione, i necessari pareri, intese, concerti, nulla osta, autorizzazioni, concessioni o altri atti di assenso per le ipotesi di progetti di particolare complessità e di insediamenti produttivi di beni e servizi.
Inoltre, sempre in attuazione della legge 124/2015, con il decreto legislativo 126/2016, è stata approvata la nuova disciplina della segnalazione certificata di inizio attività (Scia). 

LA PROVINCIA AUTONOMA
DI BOLZANO IMPUGNA LA LEGGE SUL RIORDINO DEL SISTEMA DELLE AGENZIE AMBIENTALI
La giunta provinciale di Bolzano ha deciso
 di impugnare la legge 132 del 28 giugno 2016 che prevede la “Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale”, ritenendo che nelle nuove disposizioni non siano rispettate le competenze della Provincia autonoma.

La giunta provinciale, il 6 settembre scorso, ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale sette articoli della normativa nazionale. Secondo quanto rilevato dall’avvocatura provinciale, la legge nazionale introduce una disciplina che pare essere vincolante in materie in cui la Provincia ha potestà legislativa e amministrativa.
Tra le ragioni a supporto del ricorso si fa riferimento, ad esempio, alla determinazione
e alla approvazione delle tariffe delle prestazioni delle Agenzie ambientali, in quanto le disposizioni legislative statali sono incompatibili con la disciplina vigente della Provincia autonoma relativa all’approvazione delle proprie tariffe. Ancora, sempre a parere dell’ente ricorrente, altri articoli della legge ledono l’autonomia organizzativa della Provincia, o imporrebbero di modificare leggi già emanate, o di cambiare la personalità giuridica dell’Agenzia e il suo sistema di finanziamento, e attribuiscono funzioni di vigilanza e polizia amministrativa ad autorità statali, quando invece esse competono a quelle provinciali.
 Da notare che, nel pieno rispetto della teoria di Gian Battista Vico sui corsi e ricorsi storici, anche la legge 61/94, istitutiva del sistema delle agenzie ambientali, fu impugnata innanzi alla Corte costituzionale dalle Province di Bolzano e Trento. La Corte, con la sentenza n. 356/1994, accolse in parte tale ricorso. 

DRAGAGGI NEI SIN (SITI DI INTERESSE NAZIONALE) E IMMERSIONE DI MATERIALI IN MARE: DUE DECRETI DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE
DM 15 luglio 2016 n. 172 “Regolamento recante la disciplina delle modalità e delle norme tecniche per le operazioni di dragaggio nei siti di interesse nazionale” - (GU 6 settembre 2016 n. 208)

Con il regolamento emanato ai sensi dell’art. 5-bis, comma 6, della legge 28 gennaio 1994, n. 84 il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha fissato le modalità e le norme tecniche delle operazioni di dragaggio effettuate nel perimetro dei siti di bonifica di interesse nazionale. Le operazioni di dragaggio dovranno prevenire o ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente circostante, escludendo ogni deterioramento significativo e misurabile delle risorse naturali interessate, i materiali non potranno essere gestiti al di fuori dei SIN; nel caso non siano rispettate tali condizioni, i materiali estratti saranno considerati rifiuti e assoggettati alla parte IV del Dlgs 152/2006. Il regolamento tra l’altro dispone che il temporaneo stoccaggio dei materiali dragati non potrà eccedere il periodo massimo di trenta mesi e, con una norma transitoria, stabilisce che le caratterizzazioni dei fondali in aree diverse da quelle portuali, ma comunque all’interno del SIN, realizzate ai sensi del precedente Dm del 7/11/2008 e verificate dall’Arpa territorialmente competente resteranno valide, purché realizzate prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento, ossia il 21 settembre 2016. 

Dm 15 luglio 2016 n. 17 “Autorizzazione all’immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini”
 (SO n. 40 alla GU 6 settembre 2016 n. 208)

Il Mattm, ai sensi dell’art. 109 del Dlgs 152/2006, ha emanato le norme che determinando criteri omogenei per tutto il territorio nazionale dovranno essere applicate dai richiedenti l’autorizzazione che si faranno carico degli oneri relativi a caratterizzazione, classificazione e modalità di gestione dei materiali secondo quanto stabilito negli allegati tecnici, nonché dei costi dell’attività di monitoraggio. Come autorità competenti sono individuate le regioni costiere nel cui territorio avviene l’immersione dei materiali, ovvero il Mattm per le aree protette nazionali, le stesse per la valutazione della documentazione tecnica allegata alla domanda possono avvalersi di enti o istituti pubblici e, comunque, il procedimento dovrà concludersi con un provvedimento espresso da adottarsi entro 90 giorni dalla presentazione della domanda.
L’autorizzazione vale per l’intera durata dei lavori di escavo e comunque non oltre 36 mesi dalla data del rilascio, l’autorità competente verifica l’ottemperanza alle prescrizioni in essa contenute, mentre l’accertamento e la repressione di eventuali violazioni sono a carico della competente Capitaneria di Porto.

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Ecoscienza N. 3/2016

Il riordino del sistema delle agenzie ambientali è legge
Dopo circa tre anni dall’inizio dell’iter parlamentare, si è finalmente concluso il cammino della legge nazionale di riordino del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa): nella seduta dello scorso 15 giugno, la Camera ha infatti approvato in via definitiva il testo del provvedimento nella versione già licenziata nel mese di maggio dall’aula del Senato (comprensiva dunque della cd clausola di invarianza finanziaria). Con questa legge, che istituisce per la prima volta il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente composto dalle varie Agenzie ambientali regionali e da Ispra, il legislatore ha inteso garantire omogeneità ed efficienza al sistema del monitoraggio e dei controlli ambientali attraverso la predisposizione di standard comuni su tutto il territorio nazionale.

A tal fine nel provvedimento sono previsti i cd Lepta (ossia i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali) che rappresentano i “livelli qualitativi e quantitativi di attività garantite in modo omogeneo a livello nazionale” sia dalle Agenzie regionale che da Ispra:
 sarà un Dpcm, da adottare entro un anno, a definire i criteri di finanziamento e i relativi aspetti organizzativi, gestionali e finanziari riferibili ai costi standard per singole tipologie di prestazioni.
Alle Agenzie ambientali regionali sono attribuiti compiti di monitoraggio dello
stato dell’ambiente e della sua evoluzione, 
il controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento, l’attività di ricerca, di trasmissione ai diversi livelli istituzionali e
 di diffusione al pubblico dell’informazione ambientale, il supporto tecnico-scientifico 
per l’esercizio di funzioni amministrative 
in materia ambientale, l’attività istruttoria 
per il rilascio di autorizzazioni e per l’irrogazione di sanzioni, nonché l’attività 
di supporto nell’individuazione, descrizione 
e quantificazione del danno ambientale.

Tali attività saranno svolte anche attraverso
un sistema a rete di laboratori, attraverso il quale armonizzare i sistemi di conoscenza, monitoraggio e controllo delle matrici ambientali. A Ispra sono invece riconosciute funzioni di indirizzo e coordinamento al fine di rendere omogenee, sul piano tecnico, le attività del Sistema nazionale.

La nuova legge rappresenta indubbiamente una conquista significativa per la materia
 della tutela dell’ambiente: ciononostante,
 la scelta legislativa di confermare in capo
alle Arpa/Appa esclusivamente il ruolo di supporto tecnico-scientifico tradizionalmente svolto da questo tipo di Agenzie, presenta alcuni possibili aspetti di criticità rispetto
alle decisioni recentemente assunte in alcuni contesti regionali (a oggi, ad esempio, in Emilia-Romagna) ove, nell’ambito del riordino del governo locale disposto in attuazione della legge Delrio, si è prevista l’attribuzione ad Arpae anche delle funzioni di amministrazione attiva in materia ambientale prima esercitate dalle Province. Tale lacuna legislativa potrebbe creare un problema di coordinamento tra il contenuto del provvedimento nazionale ed eventuali scelte già compiute (o che potranno compiersi in futuro) a livello regionale; si auspica dunque che il legislatore nazionale riesca ad armonizzare le differenti realtà territoriali che potranno delinearsi.
Ecoscienza dedicherà comunque ampio spazio all’analisi della nuova legge mediante specifici approfondimenti nei prossimi numeri (v. anche articoli da pag. 3 a pag. 9 in questo numero).

Approvato il decreto attuativo della legge madia in materia di anticorruzione e trasparenza
D. Lgs. 25 maggio 2016 n. 97 “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia
di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell ́articolo 7
della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia
di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” 
(GU n. 132 del 8 giugno 2016).

Approvato il primo dei numerosi decreti attuativi previsti dalla cd legge Madia 
(legge 124/2015), dedicato a una profonda revisione della disciplina nazionale in
 materia di anticorruzione e trasparenza dell’attività amministrativa. La novità principale contenuta nel provvedimento è rappresentata dall’introduzione del cd Foia (acronimo che indica un istituto di derivazione anglosassone, Freedom Of Information Act), il quale amplia significativamente il principio di accessibilità da parte della società civile all’attività delle pubbliche amministrazioni (andando addirittura oltre il già esteso regime dell’accesso civico introdotto con il Dlgs 33/2013); il nuovo istituto prevede infatti che ogni cittadino possa accedere senza alcuna motivazione o limiti di legittimazione ai dati in possesso delle Pa, fatte salve le sole ipotesi eccezionali nelle quali sia consentita la deroga al nuovo regime di “accessibilità totale” la cui individuazione è rimessa a successivi provvedimenti dell’Anac.
Poiché si tratta comunque di un provvedimento di portata fortemente innovativa da “completare” attraverso futuri atti dell’Anac, l’Agenzia provvederà a darvi graduale attuazione nel corso dei prossimi mesi mediante interventi coordinati anche con la disciplina della prevenzione della corruzione e garantendo in ogni caso adeguata informazione al personale addetto alle funzioni coinvolte dalla nuova norma.

Il nuovo testo unico Sistri e le connesse istruzioni operative
Dm 30 marzo 2016 n. 78 del Mattm “Regolamento recante disposizioni relative al funzionamento e ottimizzazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti in attuazione dell’art. 188-bis, comma 4-bis, del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152” (GU n. 120 del 24 maggio 2016).

È entrato in vigore l’8 giugno 2016 il nuovo testo unico Sistri che abroga e sostituisce
il precedente Dm 52/2011, riscrivendo le norme generali sul funzionamento del sistema di tracciabilità dei rifiuti. Nella stessa data sono state pubblicate sul sito www.sistri.it le nuove istruzioni dedicate agli enti e imprese produttori e gestori di rifiuti obbligati ex lege o aderenti al sistema su base volontaria, istruzioni operative affidate al gestore del servizio secondo quanto previsto dal Dm.
Con riferimento ai soggetti obbligati all’iscrizione il nuovo testo va letto in relazione al Dm 24 aprile 2016 che dispone l’esenzione per alcune categorie di produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi tra cui quelli che hanno, oltre ad altre condizioni, un numero di dipendenti non superiore a 10. Introdotte novità per il ruolo di “delegato”, ossia del soggetto che utilizza il sistema per l’ente, in luogo dell’obbligo stabilito dal Testo unico abrogato, il nuovo testo dispone la mera facoltà di nomina per l’ente in questione; in mancanza della nomina tutte le credenziali di accesso al sistema verranno attribuite al legale rappresentante, con tutte le connesse responsabilità ex Dlgs 152/2006. Le istruzioni operative vanno a integrare tale disposizione prevedendo la possibilità di nominare i “delegati” anche successivamente alla ricezione dei dispositivi Usb per l’accesso al sistema.
Il nuovo testo a differenza di quello abrogato nulla dice sulla conservazione dei documenti e sulle procedure da osservare in caso di respingimento totale o parziale dei rifiuti da parte dell’impianto di destinazione. Si ricorda che la piena operatività del Sistri è prevista, salvi ulteriori rinvii, per il 1° gennaio 2017.

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Ecoscienza N. 2/2016

Riprende il cammino del disegno di legge sulle agenzie ambientali
Dopo una pausa lunga quasi due anni, riprende il cammino che dovrebbe condurre all’approvazione della legge nazionale di riordino del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa). Il disegno di legge licenziato dalla Camera due anni fa ha infatti recentemente ricevuto l’approvazione da parte della Commissione ambiente del Senato, la quale ha apportato al testo della Camera una sola modifica relativa alla previsione della c.d. clausola di invarianza finanziaria; in virtù di questa clausola, richiesta dalla Commissione bilancio e negli ultimi anni assai diffusa
nei provvedimenti di riforma nazionale, l’attuazione della legge dovrà avvenire con
le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e dunque senza ricorrere a risorse ulteriori rispetto a quelle già detenute dalle amministrazioni chiamate ad applicare le nuove disposizioni. Se l’aula del Senato approverà il testo con questa clausola (la seduta dovrebbe tenersi nel mese di maggio), il disegno di legge dovrà fare poi un ulteriore passaggio alla Camera per l’approvazione definitiva. 

Nuove competenze di Arpae
Prosegue in Emilia-Romagna il percorso
di riforma istituzionale delle funzioni in materia di ambiente ed energia previsto
dalla Lr 13/2015 di attuazione della legge Delrio. Dopo la prima fase, che ha portato
alla nascita dal 1° gennaio 2016 di Arpae, la nuova Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia in cui sono confluiti i Servizi ambiente delle nove Province della Regione, è ora la volta dei Servizi tecnici di bacino (STB), le cui attività e il cui personale sono stati distaccati in parte ad Arpae e in parte all’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, con l’obiettivo di ottenere una maggiore efficienza e un miglioramento di servizi e attività cruciali per l’uso sostenibile di importanti risorse naturali (acque e suoli demaniali) e per la difesa dell’ambiente e del territorio. In particolare, a partire dal 1° maggio 2016, sono assegnate ad Arpae le attività di gestione delle aree demaniali e delle risorse idriche presidiate dagli ex Servizi tecnici di bacino (STB); pertanto, a partire da tale data le richieste di concessione devono essere indirizzate alle Strutture autorizzazioni e concessioni (SAC) dell’Agenzia.

Inoltre, sempre nell’ottica di garantire
la più efficace attuazione della riforma regionale, la Città metropolitana di Bologna e le Province del territorio regionale hanno provveduto a delegare ad Arpae l’esercizio delle residue funzioni ambientali ad esse riconosciute dalla legge 56/2014 (controllo della gestione dei rifiuti e relative sanzioni; procedure di bonifica di siti contaminati; gestione dei registri dei recuperatori e degli autosmaltitori; accertamento delle violazioni relative al tributo per il deposito di rifiuti in discarica). A tal fine la Regione e l’Agenzia hanno provveduto a sottoscrivere con la Città metropolitana di Bologna e le singole Province apposite convenzioni recanti la disciplina operativa specifica di tali attività; fanno eccezione le Province di Ravenna e Forlì-Cesena che hanno deciso di mantenere presso di sé le funzioni sanzionatorie e di controllo in materia di rifiuti, in tutte le altre realtà si è optato per la delega totale delle funzioni ambientali. 

Nuova disciplina nazionale per l’utilizzo del digestato e degli effluenti di allevamento
Dm Politiche agricole 25 febbraio 2016 “Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato” (GU n. 90 del 18 aprile 2015. Suppl. ordinario n. 9).
Il decreto, in vigore dal 18 aprile, è stato adottato in attuazione dell’art. 112 del Dlgs 152/2006 e aggiorna i criteri e le norme tecniche generali definiti dal precedente decreto 7 aprile 2006 per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue. In aggiunta, in conformità con quanto previsto dall’art. 52, comma 2-bis del Dl 83/2012 (c.d. decreto crescita), il decreto stabilisce nuove regole per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato ottenuto dagli impianti di trattamento degli effluenti, definendone le caratteristiche e le modalità di impiego.
Il rispetto delle nuove norme tecniche garantisce l’esclusione dalla disciplina sulla gestione dei rifiuti di cui al Dlgs 152/2006 delle attività di utilizzo del digestato e degli effluenti. Entro il 15 ottobre 2016 le Regioni saranno chiamate ad adeguare le discipline esistenti alle nuove norme.

Il nuovo codice degli appalti pubblici punta sui bandi “green”
Dlgs 18 aprile 2016 n. 50 di attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/ UE sugli appalti pubblici (GU n. 91 del 19 aprile 2015. Suppl. ordinario n. 10).
È entrato in vigore il 19 aprile 2016 il nuovo Codice dei contratti pubblici che recepisce le direttive appalti settori ordinari e speciali (2014/24/Ue e 2014/25/Ue) e
la direttiva concessioni (2014/23/Ue) e
ha la funzione di ridisegnare la geografia dell’affidamento dei contratti da parte delle pubbliche amministrazioni. Il provvedimento, destinato a sostituire le precedenti fonti normative in materia, accanto a disposizioni immediatamente applicabili contiene anche una serie di previsioni che necessitano di attuazione differita mediante la successiva adozione di provvedimenti esecutivi.
Il nuovo Codice contiene, tra le altre,
anche disposizioni per la valorizzazione dei criteri ambientali e sociali negli appalti, il riconoscimento di benefici per le imprese
in possesso di certificazioni ambientali
e l’inclusione del costo delle esternalità ambientali nell’intero ciclo di vita dei
prodotti nell’ambito del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Tra le novità si segnala anche l’obbligo di bandire “appalti verdi” per l’acquisto di determinati beni o servizi inserendo nei bandi di gara i Criteri ambientali minimi (CAM) approvati, quelli che saranno aggiornati e quelli che saranno definiti in futuro. 

Ecoreati e prescrizioni: in via di definizione un protocollo regionale
Un protocollo d’intesa tra tutti i soggetti pubblici coinvolti nell’applicazione del
nuovo istituto della prescrizione ambientale, introdotta dalla L 68/2015, è in via di definizione tra la Procura generale presso la Corte d’appello di Bologna, tutte le Procure provinciali, l’Arpae, i Noe dei Carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e la Capitaneria
di porto. L’obiettivo primario dell’accordo,
che al momento risulta essere un unicum a livello nazionale, è l’omogenea e uniforme applicazione nel territorio regionale della disciplina per i reati in materia ambientale,
in particolare della prescrizione asseverata tecnicamente, procedimento che, come noto, permette di estinguere alcune fattispecie di reati contravvenzionali tramite l’adempimento di un ordine impartito dall’organo accertatore e il successivo pagamento in via amministrativa di un importo in misura ridotta. Nello stesso protocollo sono affrontate alcune questioni interpretative poste dal nuovo istituto, sono condivise le modalità di intervento per standardizzare e rendere più fluidi gli adempimenti previsti dalla norma e si conviene, infine, che Arpae è l’unico organo asseveratore regionale per tutte le prescrizioni accertate anche da altri corpi di polizia. Ecoscienza tornerà più approfonditamente sul protocollo d’intesa nei prossimi numeri. 

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Ecoscienza N. 1/2016


Legge sulle agenzie ambientali: la volta buona?
È calendarizzata per il 15 marzo in Assemblea al Senato, essendo terminato l’esame in Commissione, la discussione finale sul
disegno di legge n. 1458 Istituzione del Sistema nazionale delle Agenzie ambientali, già approvato dalla Camera dei deputati nel 2014. Il provvedimento, atteso da tempo, contempla disposizioni organiche riferite sia a Ispra che alle Arpa. Il ddl 1458 è già stato oggetto di approfondimenti su questa rivista, nella quale sicuramente torneremo a parlarne. 

Al via la nuova Arpae
Dal 1° gennaio 2016 è operativa la nuova Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell ’Emilia-Romagna (Arpae), la quale subentra ad Arpa Emilia-Romagna
per effetto del trasferimento del personale addetto allo svolgimento delle nuove funzioni autorizzatorie e concessorie acquisite dalle Province in materia di ambiente ed energia secondo quanto previsto dalla legge regionale di riordino delle autonomie locali n. 13/2015. Per la piena entrata a regime del nuovo ente bisognerà però attendere la fine dell’anno 2016: infatti, per la completa attuazione della riforma regionale è necessario un percorso graduale nell’ambito del quale si proceda al trasferimento della restante parte del personale da conferire ad Arpae (relativo soprattutto alle risorse facenti capo ai Servizi tecnici di bacino della Regione Emilia-Romagna) e alla definizione della disciplina di dettaglio e dei principi organizzativi relativi alla nuova Agenzia mediante modifica della legge istitutiva e degli atti generali dell’ente.

Trivellazioni marine: indetto per il 17 aprile il referendum abrogativo
Dpr del 15 febbraio 2016 (GU n. 38 del 16 febbraio 2016)
È stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il decreto del presidente della Repubblica che indice per il prossimo 17 aprile il referendum popolare per modificare l’art. 6 del Testo unico ambientale, Dlgs 152/2006, chiedendo l’abrogazione della disposizione che consente la proroga delle autorizzazioni già esistenti (le nuove sono sempre vietate) per tutta la durata di vita utile del giacimento. Le trivellazioni oggetto del referendum, promosso dalle Assemblee legislative di nove regioni, sono quelle per l’estrazione di gas e petrolio poste entro le 12 miglia marine dalla costa.

Pile e accumulatori: stop a cadmio e mercurio
Dlgs n. 27 del 15 febbraio 2016 (GU n. 54 del 5 marzo 2016.)
È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il Dlgs n. 27/2016 con il quale è stato disposto il divieto della circolazione di apparecchi senza fili contenenti cadmio.
La presenza di cadmio era già vietata per
le altre pile e accumulatori in genere, ma
era presente una deroga che ne permetteva l’utilizzo negli apparecchi wireless; ora la regola vale per tutti a far data dal primo gennaio 2017.
Il provvedimento recepisce le nuove regole europee introdotte dalla direttiva 2013/56/ UE, e cancella le deroghe introdotte dalla precedente direttiva 2006/66/Ce, recepita con il Dlgs 188/2008.
Con un’altra modifica al predetto decreto legislativo è stata cancellata la deroga al divieto di immettere in commercio pile a bottone contenenti mercurio.

Ricerca di sostanze radioattive nelle acque: recepita la direttiva Euratom
Dlgs n. 28 del 15 febbraio 2016 (GU n. 55 del 7 marzo 2016).
Il Dlgs n. 28/2016 ha recepito la direttiva della Comunità europea per l’energia atomica, 2013/51/Eratom, fissando i requisiti a tutela della salute della popolazione con riferimento alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano e individuando le modalità di controllo unitamente ai parametri di riferimento.
Sono stati stabiliti sia dei controlli “esterni”, effettuati dalle regioni anche avvalendosi
delle Agenzie ambientali (Arpa/Appa), sia dei controlli “interni”, a carico del gestore;
i risultati delle analisi di entrambe queste forme di controllo devono essere conservati per un periodo di 5 anni, oltre a essere inviati regolarmente al ministero della Salute per la predisposizione di un archivio nazionale. A carico del gestore sono previste delle pesanti sanzioni, fino a 150.000 euro, se non esegue i controlli interni o non li conserva per 5 anni e se non comunica il superamento dei parametri o non attua i provvedimenti correttivi disposti dall’Autorità competente. Per tali sanzioni non sarà possibile essere ammessi al pagamento in misura ridotta. 

Nuova disciplina agronomica per il digestato e gli effluenti di allevamento
Si attende solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto interministeriale che stabilirà le nuove regole per l’utilizzo agronomico di digestato ed effluenti di allevamento. Il nuovo testo normativo, redatto in attuazione dell’art. 112 del Dlgs n. 152/2006, fissa i criteri per l’utilizzazione in agricoltura degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, e altresì quelli per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato. Le nuove disposizioni andranno a sostituire il precedente decreto ministeriale Agricoltura 7 aprile 2006 e le Regioni dovranno adeguarsi alla nuova previsione normativa entro 6 mesi dall’entrata in vigore della stessa.

Approvato il piano di prevenzione della corruzione di Arpae per il triennio 2016-2018
Ddg Arpae n. 5 del 29 gennaio 2016
In conformità a quanto previsto dalla legge n. 190/2012, con la Ddg n. 5/2016 l’Agenzia ha provveduto ad aggiornare il proprio Piano di prevenzione della corruzione per il triennio 2016-2018. Il documento, consultabile nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito web istituzionale (www.arpa.emr.it), compie una ricognizione dello stato di attuazione della strategia di prevenzione della corruzione all’interno dell’ente e conferma, tra gli strumenti di monitoraggio, lo svolgimento di verifiche in loco presso le Strutture territoriali ove si svolge l’attività di vigilanza e controllo ambientale. Una particolare attenzione è dedicata all’analisi delle misure di prevenzione adottate dalle Strutture Autorizzazioni e concessioni (SAC) acquisite a seguito del passaggio del personale ex provinciale: anche presso queste strutture saranno svolte verifiche da parte del responsabile della prevenzione della corruzione.

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Il collegato ambientale “green economy” diventa legge
Legge n. 221 del 28/12/2015, GU n. 13 del 18/01/2016

Dopo un lungo cammino parlamentare
il disegno di legge recante Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali è stato approvato
in via definitiva dalla Camera dei deputati il 22 dicembre 2015 ed è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il provvedimento di riforma contiene numerose novità in materia di acque, rifiuti e appalti “verdi” (divenuti obbligatori per la pubblica amministrazione).
Tra le altre misure si segnalano semplificazioni per la valutazione di impatto ambientale relativamente alle autorizzazioni riguardanti
lo scarico in mare di attività concernenti la ricerca di idrocarburi. Si segnalano inoltre incentivi per le bonifiche dall’amianto, interventi per la tutela delle acque e per le emissioni in atmosfera, fondi per la tutela del territorio e per la mobilità sostenibile e per le fonti rinnovabili.
In materia di rifiuti si evidenziano novità
nel campo degli incentivi per l’acquisto
di materiali post-consumo recuperati,
sanzioni specifiche sull’abbandono di rifiuti
di piccolissime dimensioni (prodotto da
fumo, scontrini, fazzolettini carta, gomme da masticare), il ritorno del vuoto a rendere. Sempre nel campo dei rifiuti è stata introdotta una norma che disciplina l’emanazione delle ordinanze contingibili e urgenti da parte
delle Autorità competenti precisando che nelle stesse dovranno essere sempre rispettate le disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione europea.
Si è disposto, altresì, che i dati ambientali raccolti ed elaborati dagli enti e dalle agenzie pubbliche e dalle imprese private saranno rilasciati su richiesta degli enti locali in formato open data.
Un’altra novità introdotta stabilisce che, a determinate condizioni, le acque reflue di vegetazione dei frantoi oleari siano assimilate alle domestiche ai fini dello scarico in pubblica fognatura.
Infine, in materia di campi elettromagnetici,
i soggetti che presenteranno le istanze di autorizzazione, o le segnalazioni certificate
di inizio attività (SCIA) per l’installazione
di infrastrutture per impianti radioelettrici
e per gli impianti di completamento della banda larga mobile, dovranno farsi carico del costo del parere rilasciato dalle Arpa, purché lo stesso sia reso nei termini prescritti dalla legge. Sul collegato ambientale v. anche servizio da pagina. 33.

Regione Emilia-Romagna: molte novità amministrative ambientale
Delibera di Giunta regionale n. 2170 del 21/12/2015
La Regione Emilia-Romagna, in attuazione della legge regionale 13/2015, norma che ha innovato profondamente le competenze in materia ambientale, ha pubblicato una direttiva per stabilire le modalità di svolgimento delle funzioni in materia di VAS, VIA, AIA e AUA.

Delibera di Giunta regionale n. 2204 del 21/12/2015
Con tale atto è stato approvato il modello per la richiesta dell’Autorizzazione unica ambientale (AUA).

Delibera di Giunta regionale n. 2218 del 21/12/2015
Nella stessa data la Regione ha integrato e modificato la precedente Dgr 1017/2015 relativa all’approvazione della linea guida relativa ai procedimenti di bonifica di cui alla parte V del Dlgs 152/2006, predisponendo altresì la modulistica da utilizzare da parte dei soggetti proponenti interessati.

Regolamento n. 1 del 4/01/2016
Il 19 gennaio 2016 entrerà in vigore il nuovo Regolamento regionale per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue prodotte da aziende agricole e da piccole aziende agro-alimentari. Con tale disposizione, la Regione fornisce i criteri per l’utilizzazione agronomica delle biomasse, del digestato, dei fertilizzanti e dei correttivi da materiale biologico.
Nel provvedimento vengono anche definiti
i contenuti della comunicazione che il proponente deve effettuare per poter esercitare le attività in questione.

Delibera di Giunta regionale n. 14 del 11/01/2015
La Regione infine ha approvato il nuovo Tariffario delle prestazioni di Arpae Emilia-Romagna e, come misura di accompagnamento al riordino istituzionale, iniziato con la Lr 13/2015 che ha istituito la nuova Agenzia disciplinandone le funzioni e i compiti, ha disposto che la stessa Agenzia introiti, oltre
 ai costi istruttori dei procedimenti svolti, anche i proventi delle sanzioni amministrative, comprese quelli derivanti dalle “prescrizioni ambientali” di cui alla legge 68/2015.

Rifiuti: modello mud e ulteriore rinvio della piena operatività del Sistri
È stato pubblicato nella GU n. 300 del 28 dicembre 2015 il decreto del presidente
del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2015 che conferma il MUD (modello unico di dichiarazione ambientale) per l’anno 2016 in conformità a quanto disciplinato dal precedente Dpcm del 17 dicembre 2014.
Il modello sarà utilizzato per le dichiarazioni da presentare entro il 30 aprile 2016 con riferimento ai rifiuti gestiti nel corso dell’anno precedente e sino alla piena operatività del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri).
Piena operatività del Sistri rinviata con il cd decreto “milleproroghe 2016” pubblicato nella GU 302 del 30 dicembre 2015, con il quale è stata fissata come data iniziale per il completo avvio del sistema il 1° gennaio 2017. Fino a quella data, pertanto, gli obblighi informatici continueranno a convivere con i precedenti obblighi cartacei (cd. doppio binario) e dunque fino alla fine del 2016 continueranno ad applicarsi, e saranno sanzionabili, gli adempimenti previsti dagli artt. 188, 189, 190 e 193 nel testo previgente al cd. quarto correttivo rifiuti (Dlgs 205/2010). Con riferimento al Sistri sarà sanzionabile solo la mancata iscrizione e il mancato versamento del contributo annuale per le società tenute all’iscrizione. 

Aia, istruzioni del ministero dell’ambiente
Direttiva n. 274 del 16/12/2015

Il ministero dell’Ambiente, con il provvedimento riguardante le Autorizzazioni integrate ambientali (AIA) di competenza statale, pubblicato sul sito del Ministero il
29 dicembre 2015, ha fornito indicazioni sul formato e sul contenuto dei pareri istruttori conclusivi, sul piano di monitoraggio e controllo e sulle modalità di accertamento delle violazioni AIA.
In particolare, nell’allegato 5 della direttiva, vengono indicati i criteri per individuare le modifiche sostanziali delle AIA.
Viene, ad esempio, espressamente stabilito che una modifica risulta essere sostanziale tutte le volte che questa determini effetti negativi e significativi per l’ambiente e, in mancanza di parametri normativi per la determinazione di tali caratteristiche e/o parametri, la decisione sugli stessi dovrà essere rimessa all’Autorità competente.

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RIORDINO DEL SISTEMA DELLE AUTONOMIE LOCALI IN EMILIA-ROMAGNA, I PRIMI PASSI VERSO L’ATTUAZIONE
Al via le operazioni di attuazione della legge regionale 13/2015 di riordino istituzionale del sistema delle autonomie sul territorio regionale: la Regione ha approvato gli elenchi del personale della Città metropolitana di Bologna e delle Province che dovrà essere trasferito in parte alla Regione stessa e in parte alla nuova Agenzia Arpae alla quale, com’è noto, è demandato l’esercizio delle competenze in materia ambientale finora detenute dalle Province. Per garantire una più celere entrata in vigore della riforma, la Regione Emilia-Romagna ha stabilito che il passaggio del personale avrà avvio a partire dal 1° gennaio 2016; per quanto riguarda Arpa, il personale trasferito all’Agenzia coincide principalmente con quello appartenente ai Settori Ambiente delle Province e della Città metropolitana di Bologna. Nel corso del 2016 si procederà dunque a porre in essere tutte le attività necessarie per la definitiva entrata a regime della riforma prevista, dalla stessa legge regionale di riordino, per la fine del 2016.

ACQUE: NUOVE SOSTANZE SOTTO CONTROLLO
Dlgs 13 ottobre 2015, n. 172 “Attuazione della direttiva 2013/39/UE, che modifica le direttive 2000/60/CE per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque” (GU n. 250, 27 ottobre 2015).

Tale decreto, in vigore dallo scorso 11 novembre, recepisce la direttiva 2013/39/ Ue relativa all’ampliamento dell’elenco delle sostanze prioritarie contenute nella cd “direttiva Acque” 2000/60/Ce. Il provvedimento aggiunge dodici nuove sostanze inquinanti alle trentatré sostante “prioritarie” già individuate per la loro pericolosità; le nuove sostanze aggiunte sono rintracciabili nei prodotti fitosanitari, nei bioacidi, nelle sostanze chimiche industriali e nei sottoprodotti della combustione. Sono inoltre rivisti i livelli di concentrazione di altre sette sostanze già incluse nell’elenco. Il provvedimento in parola modifica peraltro il Codice dell’ambiente intervenendo sugli articoli 74 (Definizioni) e 78 (Standard di qualità ambientale per le acque superficiali) nonché sull’allegato I alla parte III del Codice; l’obiettivo di tale intervento è quello di raggiungere il buono stato chimico delle acque entro il 2021, con riferimento alle sostanze individuate in passato ed entro il 2027 per quelle nuove. Il Dlgs 172/2015 attribuisce alle Regioni i compiti più rilevanti in termini di applicazione degli standard di qualità ambientale e di monitoraggio delle sostanze, che invieranno a Ispra le informazioni maggiormente significative.

POTERE DI PRESCRIZIONE IN MATERIA AMBIENTALE: I PRIMI INTERVENTI DEI GIUDICI
Tar Toscana, sez. II, ordinanza 19 novembre 2015, n. 770 in http://www.giustizia-amministrativa.it/

Primi pronunciamenti dei giudici sul nuovo istituto della prescrizione ambientale introdotto dalla cd “legge sugli ecoreati”; con questa ordinanza il Tar Toscana ha respinto la domanda cautelare con la quale la società ricorrente chiedeva la sospensione di un verbale di prescrizione redatto dagli operatori di Arpa Toscana in applicazione dei nuovi artt. 318 ss. del Dlgs 152/2006. La posizione del giudice amministrativo si fonda principalmente sul proprio difetto di giurisdizione, in quanto il Tar ritiene che la materia attenga prevalentemente all’ambito penale: tuttavia, la pronuncia riveste un particolare interesse in quanto nella stessa vengono manifestate alcune perplessità relativamente alla legittimità costituzionale delle nuove norme sotto il profilo dell’effettività del diritto di difesa. Sebbene si tratti di una pronuncia non definitiva, alla quale dovrà seguire il giudizio di merito, dalla formulazione delle motivazioni del provvedimento è ragionevole ritenere che la questione sarà oggetto di successivi approfondimenti, ivi compresa la possibilità di sottoporre la questione di legittimità alla Corte Costituzionale.

SCARICO NON AUTORIZZATO DI ACQUE REFLUE INDUSTRIALI: LA CONFIGURAZIONE DEL REATO PRESCINDE DALL’INQUINAMENTO DEL TERRENO
Corte di cassazione, sentenza 22 ottobre 2015, n. 45634 in http://www.reteambiente.it/

Con questa pronuncia la Corte di Cassazione ha enunciato il principio per cui il reato di scarico non autorizzato di acque reflue industriali si configura in presenza di qualsiasi canalizzazione diretta verso l’esterno, anche se recapitante in un pozzo a perdere e a prescindere da qualsiasi accertamento sull’inquinamento del terreno circostante; tale assunto si fonda sul tenore letterale della definizione di scarico contenuta nel Dlgs 152/2006 nella quale rientra qualsiasi immissione “in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo o in rete fognaria”. Nel caso di specie si trattava di una condotta di smaltimento verso l’esterno dell’edificio, attraverso una griglia posta sul pavimento, delle acque utilizzate nell’ambito dell’attività svolta dall’impresa.

IL CONSIGLIO DI STATO RITORNA SUL TEMA DELLA RESPONSABILITÀ DEL “PROPRIETARIO INCOLPEVOLE” DI TERRENO SOTTOPOSTO A BONIFICA
Consiglio di Stato, sentenza 10 settembre 2015, n. 4225 in http://www.reteambiente.it/

Con tale decisione il supremo giudice amministrativo è intervenuto sulla dibattuta questione relativa alle responsabilità e agli obblighi ricadenti sul proprietario di un terreno sottoposto a bonifica, qualora lo stesso non sia il responsabile dell’inquinamento. Segnatamente, il Consiglio di Stato ha statuito che la legge 549/1995 – ove è stabilito che gli obblighi di bonifica ricadono anche e in via solidale in capo al proprietario del sito non responsabile dell’inquinamento – deve ritenersi implicitamente abrogata: sulla base di tale principio, i giudici hanno confermato l’annullamento di un provvedimento, adottato proprio in base all’art. 3, comma 32 della legge 549/1995, con il quale il ministero dell’Ambiente aveva diffidato il proprietario di un’area, su cui altri avevano realizzato discariche abusive, a provvedere alla rimozione dei rifiuti e alla messa in sicurezza d’emergenza del sito. Secondo la ricostruzione contenuta in questa sentenza, la citata disposizione della legge 549/1995 è da ritenersi abrogata per ragioni di oggettiva incompatibilità con la sopravvenuta normativa in tema di distribuzione degli oneri relativi a depositi illegali di rifiuti contenuta nel titolo V alla parte IV del Dlgs 152/2006. Come già sottolineato dall’adunanza plenaria dello stesso Consiglio di Stato, il Dlgs 152/2006 stabilisce chiaramente che il proprietario incolpevole è obbligato soltanto ad adottare le cd “misure di prevenzione”, gravando invece esclusivamente sul responsabile della contaminazione gli interventi di riparazione, messa in sicurezza, bonifica e ripristino.

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Ecoscienza N. 4/2015
In questo numero:

Il riordino del sistema di governo regionale e locale è legge

Lr Emilia-Romagna 30 luglio 2015, n. 13 “Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città Metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro unioni” (Bu- rert n. 187 del 30 luglio 2015).
La legge si inserisce nel percorso di riordino dell’ordinamento provinciale e ha l’obiettivo di ridefinire il ruolo dei diversi livelli istituzionali sul territorio regionale e le relative competenze in attuazione della cd “Riforma Delrio”, disciplinando anche il riordino e l’esercizio delle funzioni in materia di ambiente, di energia, di difesa del suolo e della costa e di protezione civile.

Tra le novità più significative vi è indubbiamente quella relativa alla trasformazione di Arpa, la quale sarà ridenominata Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia e integrerà i compiti e le funzioni dell’attuale Arpa Emilia-Romagna, con gran parte delle funzioni ambientali e del relativo personale delle Province e di parte dei Servizi tecnici di bacino (STB), nonché con il tema dell’energia. Più precisamente, la legge stabilisce che la “nuova” Agenzia eserciterà, per conto della Regione, le funzioni di concessione, autorizzazione, analisi, vigilanza e controllo già esercitate dalle Province, alcune delle funzioni già conferite alle Province stesse relativamente al servizio volontario di vigilanza ecologica, la gestione del demanio della navigazione interna e il rilascio delle concessioni.

Per garantire l’effettivo esercizio delle funzioni trasferite, la legge prevede l’assegnazione ad Arpa dei dipendenti della Città metropolitana di Bologna, delle Province e degli STB della Regione connessi alle funzioni assegnate al “nuovo” Ente.
Per l’attuazione completa della legge sono tuttavia richiesti futuri provvedimenti attuativi: anzitutto la Regione dovrà formalizzare il trasferimento del personale alla “nuova” Agenzia, in quanto soltanto in quel momento si avrà l’effettiva attivazione delle competenze attribuite. Secondo importante passaggio istituzionale per il riordino di Arpa sarà poi la riforma della legge regionale istitutiva n. 44/95 che dovrà essere adeguata, entro sei mesi, alla nuova Lr n. 13/2015; nel frattempo le disposizioni della vecchia legge istitutiva dell’ente rimangono vigenti.
A tal proposito v. servizio da pag. 48.

In vigore una nuova direttiva Ue sulla valutazione della qualità dell’aria
Direttiva Commissione UE 2015/1480/Ue

“Direttiva (UE) 2015/1480 della Commissione del 28 agosto 2015 che modifica vari allegati delle direttive 2004/107/CE e 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recanti le disposizioni relative ai metodi di riferimento, alla convalida dei dati e all’ubicazione dei punti di campionamento per la valutazione della qualità dell’aria ambiente” (Guue n. L 226 del 29 agosto 2015). Con tale direttiva, in vigore dallo scorso 18 settembre e da recepire negli Stati membri entro il 31 dicembre 2016, sono state aggiornate – alla luce dell’evoluzione delle norme in materia e dell’esperienza maturata in sede di applicazione – sia la direttiva 2008/50/ Ce sulla qualità dell’aria ambiente (attuata con DLgs 155/2010) sia la 2004/107/Ce sui valori obiettivo per la concentrazione di alcune sostanze nell’aria (recepita con DLgs 152/2007).
Il provvedimento interviene in particolare sulle disposizioni in materia di ubicazione delle sonde di campionamento dell’aria, nonché sui metodi di riferimento per il campionamento e l’analisi di taluni inquinanti.

Discariche: novità per i criteri di conferimento dei rifiuti
Decreto Mattm 24 giugno 2015 “Modifica del Dm 27 settembre 2010 concernente la definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica” (G.U. n. 211 dell’11 settembre 2015).

Tale decreto è stato predisposto per risolvere un caso di pre-contenzioso comunitario nell’ambito del quale la Commissione europea aveva rilevato la non conformità del precedente decreto 27 settembre 2010 sulla stessa materia rispetto a quanto disposto dalla Decisione del Consiglio 2003/33/Ce. Il decreto dello scorso giugno recepisce le modifiche richieste dalla Commissione europea, tra le quali le principali riguardano: la previsione dell’impossibilità di smaltimento in discarica senza la preventiva caratterizzazione per il codice dei rifiuti 101208; l’introduzione della valutazione della capacità di neutralizzazione degli acidi dei rifiuti pericolosi stabili non reattivi per lo smaltimento nelle discariche di rifiuti non pericolosi; l’introduzione dei criteri per garantire l’adeguata stabilità fisica e capacità di carico dei rifiuti pericolosi prima di consentire la loro ammissione in discariche per rifiuti non pericolosi.

Residui da potatura: un chiarimento dal ministero

Nota Mattm 27 maggio 2015, prot. n. 0006038/ RN in www.minambiente.it
Con questa nota di risposta a un quesito formulato dalla Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili, il ministero dell’Ambiente ha enunciato il principio per cui la valutazione relativa alla disciplina applicabile ai residui dell’attività di manutenzione del verde deve essere compiuta caso per caso con riferimento alle circostanze specifiche dell’ipotesi concreta. Pertanto tali residui possono essere qualificati come sottoprodotti ex art. 184-bis del DLgs 152/2006 (ed esulare dalla normativa relativa ai rifiuti) quando siano impiegati nel rispetto delle specifiche norme di settore (ad es. disciplina in materia di combustibili) e sia dimostrata la sussistenza dei requisiti richiesti dal citato articolo 184-bis. Il ministero ha argomentato la propria posizione sulla base della considerazione per cui la nozione di residuo produttivo va intesa in un’accezione ampia, comprensiva anche dei resti derivanti dalle attività di manutenzione del verde, con la conseguenza che anche per i residui di sfalcio e di potatura che non rientrino nell’esclusione dalla disciplina dei rifiuti di cui all’art. 185 del DLgs n. 152/2006 (ad esempio in considerazione della provenienza non agricola), è comunque possibile dimostrare la sussistenza dei requisiti per la qualifica degli stessi come sottoprodotti ai sensi dell’articolo 184-bis.

Per la Cassazione gli inerti da demolizione sono rifiuti
Corte di Cassazione, sentenza 28 luglio 2015, n. 33028 in www.reteambiente.it
Con questa pronuncia la Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento per cui gli inerti da demolizione non hanno le caratteristiche richieste per la nozione di sottoprodotti ai sensi dell’art. 184-bis del DLgs 152/2006, in quanto la demolizione di un edificio da cui tali materiali originano non può rientrare nella nozione di processo di produzione che costituisce il presupposto per la qualificazione di un materiale in termini di sottoprodotto. Tali materiali rimangono dunque sottoposti alla disciplina relativa ai rifiuti.

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Ecoscienza N. 3/2015
In questo numero:

Progetto di legge di riforma della Regione Emilia-Romagna. Cosa cambia per Arpa
BUR della Regione Emilia-Romagna del 12 giugno 2015.

È stato pubblicato il progetto di legge di riordino istituzionale approvato dalla Giunta lo scorso 8 giugno, che passa ora all’esame dell’Assemblea legislativa. Numerose le disposizioni riferite ad Arpa (vedasi in particolare gli articoli 16, 17, 19, 22, e, per profili più generali gli articoli 66, 67, 68) la quale, in base al Pdl in questione diverrà Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia.
Al nuovo ente, secondo il progetto presentato, oltre alle competenze in materia di vigilanza e controllo in campo ambientale saranno conferite dalla Regione anche tutte le competenze autorizzatorie in campo ambientale, attualmente in capo alle Province. Sul processo di riforma dell’Agenzia ritorneremo più diffusamente sui prossimi numeri della rivista.

Gli “ecoreati” sono legge
Legge n. 68 del 22 maggio 2015 recante “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”, G.U. n. 122 del 28/05/2015, in vigore dal 29 maggio 2015.

Si riportano gli estremi della pubblicazione della legge che ha introdotto nuove disposizioni in materia ambientale con un apposito titolo nel codice penale (VI-bis) e di una specifica parte nel Dlgs 152/2006 (Parte VI-bis), già oggetto di approfondimenti nel numero 2/2015 di Ecoscienza.

Nuovi criteri di classificazione dei rifiuti
Dal primo giugno 2015 diventano direttamente applicabili i Regolamenti europei 1272/2008 e 1357/2014 che, congiuntamente alla decisione della Commissione n. 2014/955/ Ue, introducono rilevanti novità nella classificazione dei rifiuti.
In particolare il Regolamento n. 1357/2014 ha ripreso i principi del Globally Harmonized System (Ghs), il quale ha concepito un metodo di classificazione ed etichettatura armonizzato a livello mondiale, finalizzato a ottenere un criterio uniforme di protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente.
Con la Decisione 955/2014 il legislatore europeo ha allineato l’elenco dei rifiuti alla terminologia utilizzata nel regolamento Cpl (Classification, labelling and packaging) riferita alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze chimiche e delle miscele. Nel nuovo allegato sono contenute le disposizioni in merito alla valutazione delle caratteristiche di pericolo (ora rinominate con sigla HP) e alla classificazione dei rifiuti pericolosi, con particolare riferimento ai codici speculari. Dopo la valutazione delle caratteristiche di pericolo di un tipo di rifiuti in base al nuovo metodo, si assegnerà la voce di pericolosità del rifiuto, tutte le altre voci dell’elenco saranno considerate come rifiuti non pericolosi.
Oltre al legislatore europeo, sulla corretta classificazione dei rifiuti ha pensato di intervenire anche il legislatore nazionale, che con il Dl 91/2014 ha introdotto una premessa all’allegato D della parte IV del Dlgs 152/2006. Il Dl 91/2014 ha aggiornato la procedura di classificazione dei rifiuti pericolosi, stabilendo però che nelle analisi chimiche del rifiuto, ove non siano noti i composti chimici che lo costituiscono, dovranno essere presi a riferimento i composti peggiori e che, non riuscendo a determinare le caratteristiche di pericolo, il rifiuto si classifica come pericoloso. Sull’argomento è intervenuta la pronuncia n. 1480 del 7 maggio 2015 del Consiglio di Stato che, in sede consultiva, ha dato parere favorevole allo schema di decreto ministeriale sulla classificazione dei rifiuti, condizionandolo alla necessità di espungere dalle nuove norme tutto quanto sia in contrasto con la disciplina comunitaria “al fine di evitare antinomie fra fonti normative.

Cassazione penale: per gli odori molesti ci si affida ai sensi
Cass. Pen. Sentenza n. 12019 del 23/03/2015.

Con questa pronuncia i giudici della III sezione penale della Corte di Cassazione hanno ritenuto colpevole del reato previsto dall’art. 674 del codice penale,“Getto pericoloso di cose”, il legale rappresentante di una società per la molestia olfattiva proveniente dagli impianti, sebbene le emissioni risultassero conformi ai valori limite di cui alle autorizzazioni in possesso, ma comunque tali da molestare gravemente le persone residenti nella zona.
La Corte ha affermato che, per costante indirizzo di legittimità, il reato considerato risulta configurabile anche in presenza di “molestie olfattive” promananti da impianto munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera perché non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche – e, quindi, valori soglia – in materia di odori; con conseguente individuazione del criterio della stretta tollerabilità quale parametro di legalità dell’emissione.
Pertanto, vista l’impossibilità di accertare obiettivamente, con adeguati strumenti, l’intensità delle emissioni, il giudizio sull’esistenza e sulla non tollerabilità delle stesse potrà essere fondato sulle prove testimoniali fornite.
Infine, con riguardo all’elemento soggettivo del reato, i giudici hanno sottolineato che l’imputato, nonostante gli esposti e le segnalazioni degli abitanti della zona, aveva proseguito l’attività senza adottare alcun accorgimento per prevenire o quantomeno ridurre le molestie olfattive.

Materiali da scavo. Nuova pronuncia della giurisprudenza
Cassazione Penale Sez. III, Sentenza n. 16078 del 14 aprile 2015

La Cassazione, in linea con il consolidato orientamento in materia di onere della prova nella disciplina delle terre e rocce da scavo, conferma come lo stesso gravi interamente sul proponente/produttore. Nel caso di specie il ricorrente, al quale era stato contestato il reato previsto dall’art. 256, c. 1 del Dlgs 152/2006 per aver effettuato la raccolta di rifiuti speciali costituiti da materiali da scavo senza la prescritta autorizzazione, contestava l’errata classificazione data dal tribunale di prime cure in quanto materiali rientranti nella categoria dei sottoprodotti.
La Corte ha, invece, osservato che la disciplina sulle terre e rocce da scavo rientra tra quelle aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria in materia di rifiuti, cosicché, l’onore della prova circa la sussistenza di tutte le condizioni di legge per la sua applicazione deve essere assolta da chi la richiede e inoltre, nel caso di specie, nessuno dei complessi adempimenti previsti dalle norme in materia di utilizzo dei materiali da scavo risultava essere stato posto in essere dal ricorrente.

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Ecoscienza N. 2/2015
In questo numero:

SITI CONTAMINATI: PER LA CORTE DI GIUSTIZIA UE È LEGITTIMA LA TUTELA DEL “PROPRIETARIO INCOLPEVOLE”
Corte di Giustizia Ue, sentenza 4 marzo 2015, causa C-534/13 in http://www.reteambiente.it/

Con questa pronuncia il giudice europeo è stato chiamato a pronunciarsi sulla complessa e dibattuta questione relativa alla responsabilità del cd proprietario incolpevole in caso di bonifica di siti contaminati. Nel caso di specie, il Consiglio di Stato italiano aveva richiesto alla Corte europea di pronunciarsi sulle norme contenute nel Titolo V del Dlgs 152/2006, al fine di stabilirne la legittimità alla luce della disciplina europea in materia di danno ambientale. Ad avviso della Corte di Giustizia europea, sono conformi a tale disciplina le norme del codice dell’ambiente italiano che sollevano dall’obbligo di eseguire la bonifica il proprietario del sito che non sia risultato responsabile della contaminazione: ciò costituisce infatti una garanzia imprescindibile a tutela del cd proprietario incolpevole che si fonda sul principio fondamentale per cui è sempre necessario accertare la presenza di un nesso causale tra l’azione dell’operatore e il danno ambientale, al fine di evitare il verificarsi di ipotesi di responsabilità meramente oggettiva per l’inquinamento.

EMANATE LE NUOVE LINEE GUIDA PER LO SCREENING NELLE VIA REGIONALI
Decreto mattm 30 marzo 2015 “linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei progetti di competenza delle regioni e province autonome, previsto dall’articolo 15 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.” (gu  n. 84, 11 aprile 2015).

Sono entrate in vigore il 26 aprile le linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (cd screening) dei progetti di competenza di Regioni e Province autonome. Tali linee guida – che costituiscono allegato al decreto ministeriale e sono state adottate in attuazione del Dl 91/2014 convertito in legge n. 116/2014 in ottemperanza ad alcune censure mosse dalla Comunità europea – si applicano a tutti i progetti per i quali la procedura di screening è in corso alla data di entrata in vigore del decreto e, in attesa del recepimento da parte degli ordinamenti regionali, su tutto il territorio nazionale. Le linee guida sono rivolte sia alle Autorità competenti sia ai soggetti proponenti e vanno a integrare i criteri tecnico-dimensionali e di localizzazione utilizzati per fissare le soglie già stabilite in via generale nell’allegato IV alla parte II del Dlgs 152/2006, individuando ulteriori parametri che si aggiungono a quelli dell’allegato V alla medesima parte II, in modo tale da assicurare un più elevato e uniforme livello di tutela ambientale sul territorio nazionale.
In particolare, con il provvedimento sono dettagliati i parametri nazionali relativi alla caratteristica del progetto (in considerazione del cumulo con altri progetti e il rischio di incidenti per le sostanze impiegate) e alla localizzazione dello stesso (in considerazione della capacità di carico dell’ambiente naturale). L’applicazione di tali ulteriori criteri potrà comportare una riduzione delle soglie percentuali per le quali scatta la verifica di assoggettabilità a Via ai sensi del citato all. V, con conseguente estensione del campo di applicazione delle disposizioni in materia di Via a progetti potenzialmente in grado di determinare effetti negativi significativi sull’ambiente.

IL GIUDICE PENALE PUÒ ESCLUDERE LA PUNIBILITÀ IN CASO DI “TENUITÀ DEL FATTO”
Dlgs 16 marzo 2015 n. 28 “Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67” (GU n. 64, 18 marzo 2015). Corte Cassazione, sentenza 15 aprile 2015, n. 15449 in http://www.reteambiente.it/

Con questo decreto, entrato in vigore lo scorso 2 aprile, viene inserito nel codice penale il nuovo art. 131-bis, nel quale si prevede la facoltà del giudice di escludere la punibilità qualora, in considerazione delle modalità del comportamento penalmente rilevante e del danno o del pericolo cagionato, ritenga che l’offesa arrecata sia di “particolare tenuità”. Tale istituto è consentito però soltanto in caso di reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni oppure con pena pecuniaria, sola o congiunta alla pena detentiva: peraltro, la sussistenza di questi presupposti non determina in capo al giudice un obbligo di esclusione della punibilità, ma soltanto una facoltà in tal senso, da esercitare in base agli esiti di precise valutazioni da effettuare sulla base dei criteri indicati dalla norma stessa (principalmente: modalità della condotta; esiguità del danno o del pericolo; non abitualità del comportamento). Per quanto non si possa stabilire a oggi quale sarà l’effettiva applicazione di questa nuova disposizione, si segnala comunque che potrebbe trovare applicazione anche in campo ambientale, data la presenza in tale materia di vari fattispecie con trattamento sanzionatorio ricadente nel campo di applicazione della nuova norma (ad es. gestione illecita di rifiuti; traffico illecito di rifiuti; scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione; esercizio di impianti senza autorizzazione alle emissioni ecc.). Con la sentenza citata la Corte di Cassazione ha ritenuto che la norma si applichi anche ai procedimenti penali in corso.

REACH: REGOLE PIÙ SEVERE PER GLI ARTICOLI IN PIOMBO
Regolamento 22 aprile 2015, n. 2015/628/ Ue “Regolamento che modifica l’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) per quanto riguarda il piombo e i suoi composti.” (Guue 23 aprile 2015, n. L 104).

Con il regolamento in questione, che entrerà in vigore il prossimo 13 maggio, si interviene sul regolamento 1907/2006/Ce (cd. regolamento Reach) e, in particolare, sulle disposizioni relative al piombo e composti del piombo (voce 63 dell’allegato XVII). Il sistema Reach disciplina la registrazione, valutazione e autorizzazione dei prodotti chimici e impegna le imprese che fabbricano e importano sostanze chimiche a valutare i rischi derivanti dall’uso di tali sostanze e ad adottare le misure idonee a prevenirli; la disciplina Reach, che ha riorganizzato sistematicamente le diverse fonti normative che regolavano la materia, intende assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente e pertanto le relative disposizioni hanno un ambito di applicazione esteso alla fabbricazione, all’immissione sul mercato, all’uso delle sostanze chimiche (in quanto tali o come componenti di preparati) nonché all’immissione sul mercato di preparati.

La novità introdotta dal nuovo regolamento che sarà operante a partire dal primo giugno 2016 (tranne che per gli articoli immessi sul mercato per la prima volta prima di tale data) è rappresentata dall’introduzione del divieto di immissione sul mercato di oggetti con una concentrazione di piombo superiore allo 0,05% in peso “che possano essere messi in bocca dai bambini”; il divieto si applica agli oggetti che hanno una dimensione inferiore ai 5 cm o che presentano una parte staccabile o sporgente di tale dimensione. Oltre a deroghe espresse per specifici oggetti (es. chiavi, pile portatili ecc.), sono comunque previste anche deroghe di carattere più generale per articoli “rivestiti” o il cui tasso di cessione del piombo rimanga nei limiti.

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Ecoscienza N. 1/2015

DDL SUI REATI AMBIENTALI: SI FA STRADA LA PREVISIONE DI POTERI DI PRESCRIZIONE AGLI ORGANI DI VIGILANZA
Ddl AS n. 1345 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”

Nel disegno di legge approvato il 4 marzo dall ́Assemblea del Senato, e ora alla Camera in terza lettura, è stata ripristinata la disposizione che riconosce agli organi di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, il potere di impartire prescrizioni finalizzate all’eliminazione di illeciti che non comportino situazioni di danno o pericolo ambientale.
Tecnicamente l’intervento legislativo, se confermato da Montecitorio, dovrebbe consistere nell’inserimento di una nuova parte finale del Dlgs. 152/2006, applicabile quindi a tutte le matrici ambientali. Se il contravventore ottempera con le modalità, ed entro il termine stabilito, alla prescrizione il reato si estingue e il responsabile è ammesso a pagare in sede amministrativa una somma ridotta; in caso contrario riprende il procedimento penale nel frattempo sospeso.
L’intervento legislativo in questione sarebbe inoltre funzionale a concentrare l’utilizzo dello strumento penale nelle situazioni di effettiva gravità, evitando che il proliferare di procedimenti per fattispecie di natura prevalentemente formale, con il conseguente appesantimento dei ruoli giudiziari, ritardi la repressione delle condotte che comportano reali danni all’ambiente e alla salute.
Anche AssoArpa, in un recente documento inviato al ministero della Giustizia, ha espresso una posizione favorevole all’inserimento di questa norma nel pacchetto sui reati ambientali, in quanto ritenuta confacente al mandato di prevenzione ambientale proprio delle Arpa.

PROSEGUE IL CAMMINO DEL DISEGNO DI LEGGE DI RIORDINO DEL SISTEMA DELLE AGENZIE AMBIENTALIDdl AS n. 1458 “Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale”

Prosegue alla Commissione Ambiente del Senato l’esame del disegno di legge che, se approvato, dovrebbe ridefinire la disciplina del sistema nazionale a rete delle Agenzie ambientali e di Ispra. Tra gli aspetti più significativi della riforma si segnala anzitutto la previsione dei Lepta ossia dei livelli essenziali di prestazioni tecniche ambientali che devono essere garantiti dal sistema (e quindi da Ispra sul territorio nazionale e dalle Arpa/Appa sui territori di competenza) e che costituiscono il parametro di riferimento obbligatorio per la definizione dei piani di attività delle Agenzie; il disegno di legge recepisce inoltre il principio comunitario “chi inquina paga” e prevede che le spese relative al rilascio dei pareri sulle domande di autorizzazione ambientale e allo svolgimento dei successivi controlli, nonché alla convalida delle indagini analitiche, siano sempre poste in capo ai gestori degli impianti interessati.
Da segnalare infine la formalizzazione della facoltà delle Agenzie (seppur senza meccanismi automatici) di attribuire la qualifica di UPG agli operatori che svolgono attività di vigilanza e controllo.
AssoArpa sta seguendo con attenzione anche lo sviluppo di tale provvedimento: infatti lo scorso 25 febbraio una delegazione dell’Associazione ha partecipato a un’audizione conoscitiva sul tema presso il Senato della Repubblica, in occasione della quale sono state rappresentate le ragioni dell’importanza e della necessità di un’approvazione rapida della riforma oltre che le principali osservazioni delle Agenzie ambientali all’articolato.

DDL DI RIFORMA DELLA COSTITUZIONE: LA TUTELA DELL’AMBIENTE RIMANE MATERIA DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO
Ddl AS n. 1429-B “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”

Nel disegno di legge in questione, attualmente all’esame del Senato per la seconda lettura, noto soprattutto come strumento di definitiva soppressione delle Province, viene sostanzialmente confermato il riparto di competenze tra Stato e Regioni delineato dalla Camera e, in particolare, è ribadita l’attribuzione della materia della tutela dell’ambiente alla competenza esclusiva dello Stato; alle Regioni spetta la competenza legislativa, tra l’altro, in materia di attività culturali, promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici per quanto di interesse regionale.

BRUCIARE RESIDUI VEGETALI ESCLUDE L’APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA SUI RIFIUTI
Corte Costituzionale, sentenze 26 febbraio 2015, n. 16 e 17 marzo 2015, n. 38 in www.reteambiente.it

Con queste pronunce la Consulta enuncia il principio in virtù del quale la combustione in loco di residui vegetali costituisce pratica rientrante nella normale attività agricola e come tale da non assoggettare alla disciplina generale sui rifiuti, con la conseguenza che le Regioni hanno facoltà di legiferare in materia; ciò in quanto si tratterebbe di attività afferente alla materia “agricoltura” e non “ambiente”, come invece sostenuto dalla difesa dello Stato a sostegno dell’impugnazione della normativa regionale del Veneto che consentiva la combustione controllata sul luogo di produzione dei residui vegetali derivanti da attività agricole.

RIBADITA LA RESPONSABILITÀ DEL PROPRIETARIO DEL SITO PER OMESSA VIGILANZA SULL’ATTIVITÀ DI GESTIONE DEI RIFIUTI
Corte Cassazione, sentenza 24 febbraio 2015, n. 8135 in www.reteambiente.it

Con tale decisione la Corte di Cassazione ribadisce nuovamente il principio, già contenuto in altre precedenti pronunce, in virtù del quale sussiste in capo al proprietario di un terreno l’obbligo di verificare la titolarità delle necessarie autorizzazioni per lo svolgimento dell’attività di gestione dei rifiuti da parte del conduttore dell’area concessa in affitto, con la conseguenza che lo stesso risponde del reato di cui all’art. 256 Dlgs. n. 152/2006 (attività di gestione dei rifiuti non autorizzata) in caso di omessa verifica.

APPROVATO IL NUOVO PIANO DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE DI ARPAER
DDG Arpa Emilia-Romagna n. 5 del 30 gennaio 2015

In ottemperanza a quanto previsto dalla legge n. 190/2012, con la DDG n. 5/2015 l’Agenzia ha provveduto al primo aggiornamento annuale del proprio Piano di prevenzione della corruzione. Il documento, consultabile nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito web istituzionale dell’Agenzia (www. arpa.emr.it), compie una ricognizione delle misure adottate nel corso del primo anno di applicazione della nuova disciplina e individua, tra gli obiettivi per il 2015, l’esperimento di verifiche in loco presso i Distretti territoriali al fine di rendere operative anche le misure di prevenzione previste per l’attività di vigilanza e realizzare il passaggio a una verifica sostanziale – oltre che documentale – dei contenuti del Piano triennale (come, peraltro, è già avvenuto per le attività amministrative in senso stretto).

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