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Concessioni demaniali acque e suoli

Dal 1° maggio 2016 le competenze relative alla gestione amministrativa delle concessioni inerenti le materie delle risorse idriche e dell´uso - occupazione di aree del demanio idrico sono state trasferite dagli ex-Servizi Tecnici di Bacino (STB) della Regione Emilia-Romagna alle Strutture Autorizzazioni e Concessioni (Sac) di Arpae.

Gli IBAN per i versamenti di spese di istruttoria, canoni e cauzioni e le modalità di presentazione delle istanze restano invariati ad esclusione dei recapiti a cui indirizzare le domande e le comunicazioni.

I recapiti delle varie Strutture Autorizzazioni e Concessioni (Sac) Arpae competenti alla gestione amministrativa del demanio idrico sono reperibili alla pagina ´Arpae in regione´. 

Le informazioni possono essere richieste al Punto informativo Demanio idrico

MODULISTICA

 

Informazioni generali

Tutte le acque sotterranee e le acque superficiali appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico (cioè sono “acque pubbliche”). Tale disposizione non si applica alle acque piovane non ancora convogliate in un corso d´acqua o non ancora raccolte in invasi o cisterne, il cui utilizzo è libero.

Le acque costituiscono una risorsa limitata che va tutelata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà; qualsiasi loro uso è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.

L’uso e il prelievo delle acque pubbliche sono regolamentati da leggi dello Stato (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque pubbliche e impianti elettrici e successive R.D. n.1775 del 11/12/1933 e s.m.i.) e della Regione Emilia-Romagna (Regolamento regionale n.41 del 20/11/2001, per la disciplina del procedimento di concessione di acqua pubblica). Specifici aspetti della disciplina sono contenuti in altre leggi statali o regionali, regolamenti o deliberazioni di Giunta Regionale dell´Emilia-Romagna.

L’utilizzo della risorsa potrà avvenire soltanto a seguito del rilascio della concessione di derivazione d’acqua pubblica e agli adempimenti posti a carico del concessionario.

Le Regioni disciplinano i procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazione di acque pubbliche nel rispetto delle direttive sulla gestione del demanio idrico nelle quali sono indicate anche le possibilità di libero utilizzo di acque superficiali scolanti su suoli o in fossi di canali di proprietà privata. Le Regioni, sentite le Autorità di bacino, disciplinano forme di regolazione dei prelievi delle acque sotterranee per gli usi domestici, come definiti dall´articolo 93 del Regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, laddove sia necessario garantire l´equilibrio del bilancio idrico (art.96, comma 11, D.Lgs.152/2006).

In funzione dell’uso attuato e delle modalità con cui ne viene consentito l’utilizzo si individuano due categorie di utenze di acque pubbliche:

  • Derivazioni ad uso domestico soggette solo a comunicazione: l´estrazione e utilizzazione da parte del proprietario del fondo di acque sotterranee, ivi comprese le sorgenti, destinate all´uso domestico (igienico e potabile, innaffiamento di orti e giardini, abbeveraggio del bestiame, purché tali usi siano destinati al fabbisogno del proprio nucleo familiare e non configurino un´attività economico-produttiva).

  • Derivazioni ad uso extradomestico soggette a concessione: Chiunque - persone fisiche, in forma singola o associata, e persone giuridiche di diritto pubblico o privato - abbia necessità di utilizzare acqua pubblica, ad uso non domestico (si vedano le definizioni di domestico nella sezione apposita) deve presentare una richiesta per la concessione di acque pubbliche per uso extra-domestico.

Per le acque sotterranee (pozzi) i criteri fondamentali che contribuiscono a determinare quale procedura applicare in caso di rilascio di concessione sono:

  • “Ordinaria”: profondità pozzo oltre 30 metri e/o consumo annuo superiore a 3.000 metri cubi 
  • “Semplificata”: profondità pozzo entro 30 metri e consumo annuo pari o inferiore a 3.000 metri cubi

 Per le acque superficiali (comprese quelle di subalveo):

  1. “Ordinaria”:  tutti i prelievi non compresi nella successiva tipologia;
  2. “Semplificata”: 
  • prelievi di acqua superficiale aventi carattere di provvisorietà, conseguenti a fabbisogno idrico legato a situazioni contingenti, di durata temporale limitata e definita, con portata massima non superiore a 5 l/s, esercitati mediante opere di prelievo mobili;
  • prelievi di acqua superficiale destinati all´uso domestico nonché quelli ad uso irriguo, a condizione che l´esercizio del prelievo sia effettuato con opere mobili e che la portata massima dello stesso non sia superiore a 2 l/s.

La Sac ha la facoltà di imporre prescrizioni ed anche di non dare il proprio assenso alla realizzazione delle opere e dei relativi prelievi ed anche facoltà di effettuare controlli, avvalendosi di agenti accertatori (polizia idraulica, polizia provinciale, polizia municipale, guardie forestali, carabinieri), sulla veridicità inerente l´uso dell´acqua, e sul rispetto delle prescrizioni e discipline dell´uso stesso. Eventuali altre prescrizioni (urbanistiche, ambientali, di sicurezza, ecc.) potranno essere fissate dal Comune o Ente competente.

A carico del richiedente rimangono gli adempimenti previsti dalla Legge 04/08/1984 n. 464, per le perforazioni che superano i 30 m di profondità, ovvero la comunicazione dell’inizio dei lavori di perforazione all’ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - Via Vitaliano Brancati n. 48, 00144 Roma – nei trenta giorni antecedenti il loro inizio e dovrà far pervenire allo stesso Ufficio, entro trenta giorni dall’ultimazione dei lavori, una relazione sui risultati della ricerca, secondo quanto disposto dalla stessa legge, utilizzando esclusivamente gli appositi moduli scaricabili dal seguente sito web di ISPRA

 

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