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Informazioni sanitarie

Non vi sono ormai più dubbi sul fatto che l´inquinamento atmosferico rappresenti un rischio per la salute umana. Negli ultimi decenni infatti numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato un´associazione tra i livelli degli inquinanti atmosferici tipicamente presenti nelle nostre città ed uno spettro molto ampio di effetti negativi sulla salute.

Occorre tuttavia chiarire che per molte delle sostanze nocive facenti parte della complessa miscela che costituisce l´inquinamento atmosferico, gli effetti delle singole componenti non sono del tutto noti.

Gli inquinanti per i quali sono state trovate le prove più convincenti di associazione con gli effetti sanitari sono quelli per i quali le normative sulla qualità dell’aria prevedono un monitoraggio in continuo e cioè le particelle in sospensione, gli ossidi di azoto (NOx), l’anidride solforosa (SO2), il monossido di carbonio (CO), l’ozono, il benzene e gli IPA. Tuttavia, nell´insieme degli studi, le particelle in sospensione (e soprattutto le frazioni di più piccole dimensioni come il PM10 e il PM2.5) sono risultate l´indicatore di qualità dell´aria più consistentemente associato con una serie di effetti avversi sulla salute. Il problema di fondo è rappresentato dal fatto che le indagini epidemiologiche considerano quasi sempre i singoli inquinanti come indicatori della qualità dell’aria e includono nei modelli per la stima del rischio solo uno o due inquinanti alla volta. D’altro canto i dati provenienti dalla tossicologia e dagli esperimenti in vivo o in vitro non sono stati sufficienti fino ad oggi per assegnare ai singoli inquinanti i rispettivi specifici contributi agli effetti sanitari complessivi dell’inquinamento atmosferico. Anche per il particolato, per il quale, come già detto, esistono le prove di associazione più forti, rimane per larga parte sconosciuto quale delle sue componenti chimiche e delle sue caratteristiche (es. dimensione, forma) siano maggiormente responsabili degli effetti sanitari.

Nonostante tutte le questioni ancora aperte si può dire che gli effetti sanitari dell’inquinamento sono molto rilevanti e che meritano grande attenzione in termini di sanità pubblica e di prevenzione sanitaria. Tali effetti sono sia a breve che a lungo termine e interessano un insieme molto vasto di patologie.

Effetti a breve termine

Gli studi più numerosi sono quelli sugli effetti a breve termine e molti di essi prendono in considerazione le variazioni di mortalità e di ricoveri ospedalieri. Per questi esiti sanitari esistono infatti database standardizzati a livello internazionale e di qualità, anche se essi rappresentano solo la punta dell’iceberg degli effetti legati all’inquinamento. Le patologie più influenzate dalle variazioni giornaliere dei livelli di inquinamento atmosferico sono le patologie respiratorie e cardiache in soggetti predisposti, le infezioni respiratorie acute, le crisi di asma bronchiale, i disturbi circolatori e ischemici. Prendendo a riferimento il PM10 gli effetti in termini di incrementi di mortalità naturale per variazioni di 10 μg/m3 di PM10 sono di circa lo 0.5%. Piccoli, in un certo senso, ma distribuiti sull’intera popolazione  e da confrontare con livelli che in Emilia-Romagna superano spesso il limite di legge giornaliero di 50 μg/m3 e non raramente i 100 μg/m3. Gli individui rispondono in modo diverso all’esposizione all’inquinamento atmosferico e le caratteristiche che contribuiscono a queste variazioni sono comprese nel concetto di suscettibilità che è legato allo stato di salute complessivo e a caratteristiche genetiche individuali. Particolari precauzioni devono essere adottate da alcuni gruppi di popolazione (ad esempio bambini, persone con disturbi respiratori e cardiaci, anziani)

Effetti a lungo termine

Gli effetti a lungo termine riguardano soprattutto gli effetti cardiovascolari e il tumore al polmone. Questi studi sono molto meno numerosi perché richiedono di seguire lo stato di salute e l’esposizione agli inquinanti e agli altri co-fattori di rischio (dieta, stili di vita etc) di un numero elevato di persone. Gli studi condotti fino ad oggi principalmente negli Stati Uniti e in Europa hanno mostrato incrementi del 10-20% dell’incidenza del tumore al polmone e del 5-10% della mortalità per cause cardiovascolari per ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo nella media annua del PM10.

 

C’è largo consenso nel riconoscere l’assenza di soglie al di sotto delle quali i livelli di inquinamento sono inoffensivi per la salute. Questo è stato riscontrato sia per gli effetti a breve che a lungo termine. A questo proposito l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) propone obiettivi di qualità dell’aria molto più severi degli standard nazionali in vigore in molte parti del mondo, e in alcune città l’adozione di questi riferimenti significherebbero una riduzione di più di tre volte degli attuali livelli di inquinamento.

Sempre l’OMS ha valutato che l’inquinamento dell’aria causa circa 2 milioni di morti premature a livello mondiale ogni anno. Più della metà di queste morti avvengono nei Paesi in via di sviluppo. In molte città, i livelli medi annuali di PM10 (che deriva principalmente dalla combustione di materiali fossili e altri tipi di carburanti) eccedono i 70 μg/m3. Nell’Unione europea, il solo particolato più fine (PM 2,5) causa una perdita di aspettativa di vita di circa 8,6 mesi. Riducendo il particolato da 70 a 20 μg/m3, come stabilito nelle nuove Linee guida, si potrebbe appunto arrivare a una riduzione della mortalità del 15%. Riducendo i livelli di inquinamento, si registrerebbe una diminuzione dell’incidenza delle malattie dovute a infezioni respiratorie, delle malattie cardiache e dei tumori al polmone. Inoltre, azioni volte alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico contribuirebbero a un calo nelle emissioni di gas che influiscono sui cambiamenti climatici, generando così ulteriori benefici in termini di salvaguardia della salute.

Approfondimenti

Polveri fini (PM10):

Ozono: