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Radiazioni ionizzanti

Le radiazioni ionizzanti sono particelle e/o energia in grado di modificare la struttura della materia con la quale interagiscono, ovvero di ionizzare, direttamente o indirettamente, gli atomi che incontrano sul loro percorso. Nel caso dei tessuti biologici tale interazione può portare a un possibile danneggiamento delle cellule, con effetti (detti "deterministici") evidenziabili a livello clinico sugli individui esposti oppure che possono interessare in modo casuale gli individui esposti o i loro discendenti (detti "stocastici").

Le sorgenti di radiazioni ionizzanti possono essere suddivise in due principali categorie: sorgenti naturali, cui tutti gli esseri viventi sono da sempre costantemente esposti, e sorgenti artificiali, diffuse in particolare con lo sviluppo delle nuove tecnologie degli ultimi 60-70 anni. Attualmente, in assenza di specifici eventi (esplosioni nucleari o incidenti), la maggior parte dell´esposizione della popolazione a radiazioni ionizzanti, ovvero circa il 70%, è di origine naturale (terrestre ed extraterrestre), le cui principali componenti sono dovute ai prodotti di decadimento del radon (60%) e alla radiazione terrestre (18%), nonché ai raggi cosmici (12%). Nell´attuale quadro normativo di riferimento, determinato dal DLgs 241/00 (che modifica e integra il DLgs 230/95), assume particolare rilevanza l´esposizione per i lavoratori a radiazioni di origine naturale (in particolare radon e attività con materiali radioattivi di origine naturale).

Per il radon, ovvero uno dei principali inquinanti indoor, è stata condotta una prima indagine su scala nazionale (1989-1997) e sono attualmente in corso indagini regionali finalizzate all´individuazione delle zone del territorio a più elevata probabilità di alta concentrazione, come previsto dalla normativa. L´esposizione al radon rientra nel progetto del Ministero della Salute - Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, maggio 2005, finalizzato all´avvio di un "Piano Nazionale Radon". Per le attività lavorative con uso/stoccaggio di materiali, o produzione di residui, contenenti radionuclidi naturali (NORM: Naturallly Occurring Radioactive Materials), quali ad esempio quelle che utilizzano minerali fosfatici, sabbie zirconifere, torio o terre rare, il DLgs 241/00 assegna compiti e doveri agli esercenti tali attività soggette al campo di applicazione. In Emilia-Romagna, le attività di tipo NORM più consistenti sono relative alla lavorazione delle sabbie zirconifere, il cui impiego è concentrato soprattutto nell´industria della ceramica, ovvero nel "Comprensorio della ceramica" delle province di Modena e Reggio Emilia, nonché alle attività di estrazione di gas e petrolio: uno dei 4 distretti operativi in cui sono suddivisi i circa 7.000 pozzi di ENI è infatti quello di Ravenna. Sino al 2004 è stata condotta da APAT (oggi ISPRA), nell´ambito del progetto Centro Tematico Nazionale Agenti Fisici, un´attività afferente sia il censimento che le stime d´impatto radiologico sull´ambiente di questi processi produttivi; ad oggi non risulta inviata alcuna relazione, da parte di esercenti, che attesti il superamento dei livelli di azione fissati dalla normativa per i lavoratori e/o la popolazione. Le esposizioni dovute a sorgenti artificiali derivano da attività umane, quali ad esempio la produzione di energia nucleare o di radioisotopi per uso medico (diagnostica e terapia), industriale e di ricerca; attualmente la diagnostica medica copre praticamente il rimanente 30% dell´esposizione della popolazione a radiazioni ionizzanti.

Il settore energetico nucleare in Italia ha avuto un arresto a seguito del risultato referendario del 1987 e tutte le centrali nucleari italiane, compresa quella di Caorso, sono in fase di dismissione; conseguentemente, il rischio di contaminazione ambientale derivante dall´uso del nucleare è esclusivamente collegabile ad eventuali incidenti. La residua contaminazione radioattiva attualmente rilevabile dalle Reti nazionali e regionali di monitoraggio è sostanzialmente derivata dalla sperimentazione in atmosfera di ordigni nucleari, avvenuta attorno agli anni ´60, nonché all´incidente alla centrale nucleare di Chernobyl del 1986.

Un´attenzione particolare meritano, comunque, tutte le correnti e future attività di "decommissioning" degli impianti nucleari italiani: nello specifico della centrale di Caorso, che ha visto attuate alcune attività autorizzate, nonché il trasferimento in Francia, iniziato a dicembre 2007, del combustibile esaurito per il riprocessamento. L´impiego di sorgenti radioattive sigillate in ambito medico, industriale e di ricerca necessita l´adozione di misure atte a garantirne l´uso in condizioni di sicurezza e la corretta dismissione; ciò anche allo scopo di evitare il verificarsi di fenomeni di contaminazione ambientale connessi alla fusione accidentale di rottami metallici casualmente o illegalmente contenenti sorgenti radioattive dismesse. Il DLgs 52/07, in attuazione della direttiva comunitaria 2003/122/EURATOM, è infatti finalizzato a rafforzare il controllo sulle sorgenti sigillate ad alta attività (sostanze radioattive racchiuse in un involucro inattivo) e sulle sorgenti orfane (abbandonate, smarrite o prive di controllo). Per le sorgenti non sigillate è invece necessaria una corretta gestione dei rifiuti radioattivi, sia solidi che liquidi (ad esempio gli scarichi ospedalieri controllati, le deiezioni dei pazienti sottoposti ad indagine con sostanze radioattive, ecc.). Tutte le attività nelle quali è previsto l´impiego di materie radioattive o fissili generalmente necessitano di un´attività di trasporto dagli impianti di produzione verso quelli di utilizzazione e da questi ultimi verso quelli di trattamento e/o deposito, per gli eventuali rifiuti prodotti; la modalità di trasporto stradale risulta essere quella più utilizzata (83%), seguita dalla modalità aerea (17%). Attualmente in Italia vengono trasportati ogni anno centinaia di migliaia di colli contenenti materiali radioattivi, in massima parte destinati ad impiego sanitario, alcuni con attività dell´ordine delle decine di kBq, altri, in particolare quelli per le terapie antitumorali, dell´ordine delle centinaia di TBq.

Altre sorgenti utilizzate in campo industriale possono variare dalle centinaia di GBq, come nel caso di quelle per gammagrafie, alle decine di PBq per le sorgenti destinate agli impianti di irraggiamento per sterilizzazione. Inoltre, sono ancora in corso spedizioni di elementi del combustibile irraggiato presente negli impianti nucleari in via di disattivazione, trasporti relativi a sorgenti dell´ordine dei PBq e contenitori con masse dell´ordine delle decine di tonnellate; in particolare per Caorso i contenitori (cask) utilizzati presentano un´attività non superiore a 32,9 PBq, con massa lorda in assetto di trasporto pari a circa 80 t. Alle attività di trasporto di materie radioattive e fissili possono associarsi rischi connessi sia a possibili esposizioni alle radiazioni di lavoratori e membri della popolazione, nonché contaminazioni dell´ambiente in seguito ad incidenti, sia, in particolare per le materie fissili, alla possibilità che, durante la fase di trasporto, possano verificarsi diversioni d´uso del materiale verso impieghi non pacifici. Ai fini della minimizzazione del rischio occorre predisporre adeguati Piani di emergenza atti ad affrontare le presumibili conseguenze radiologiche di incidenti, come peraltro previsto nei DPCM 10 febbraio 2006.