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Economia circolare e sviluppo economico sostenibile: oltre la Reportistica settoriale

 

La Commissione europea ha adottato un ambizioso pacchetto di misure sull’economia circolare per la transizione di imprese e consumatori verso sistemi economici più sostenibili. Il concetto di Economia Circolare sta conquistando sempre maggior attenzione, suggerendo approcci innovativi per affrontare la crescente scarsità di risorse e pressioni ambientali legate al modello economico lineare; uno spostamento verso un´economia circolare avrà ripercussioni su diversi settori dell´economia a scale diverse. Questo concetto pone domande su come gli attori dello sviluppo possono effettivamente valutare la transizione e monitorare i progressi verso gli obiettivi a lungo termine.



 

Transizione all´economia circolare in Europa e oltre 

 

Il piano d´azione per l´economia circolare della Commissione Europea definisce l´economia circolare come

"un´economia in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse viene mantenuto il più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo".

 

Le azioni delineate nel piano stimoleranno la transizione dell´UE verso un´economia circolare, che è una priorità della Commissione per sostenere la crescita e la creazione di posti di lavoro. I concetti dell´economia circolare ricevono sempre più apprezzamenti da parte di imprese ed in generale dalla società civile, per le opportunità economiche, ambientali, sociali determinate dalla riduzione del consumo di risorse materiali ed energetiche.

Per l´Europa una stima suggerisce che le iniziative dell´economia circolare potrebbero portare, entro il 2030, a benefici economici di 1,8 trilioni di euro ed una riduzione delle emissioni di carbonio di 450 milioni di tonnellate. Esistono numerose altre valutazioni esterne all´Europa che dimostrano la rilevanza politica globale di questa transizione.

Tabella. Esempi di iniziative esistenti che misurano o che sono rilevanti per l´economia circolare*

Type of initiative

Level of initiative

Title

Description

Macro

European Union

EU Monitoring Framework for the Circular Economy (2018)

10 indicators grouped according to the four stages of circular economy: production and consumption, waste management, secondary raw materials and competitiveness and innovation. It shows progress towards circular economy in the EU and its Member States.

EU Resource Efficiency Scoreboard (2013)

Set of resource efficiency indicators including a lead indicator on resources, dashboard indicators on materials, land, water and carbon, and theme-specific indicators. It shows progress towards resource efficiency in the EU and its Member States.

Raw Materials Scoreboard (2016)

Set of indicators linked to the European Innovation Partnership (EIP) on Raw Materials, which provides EU quantitative data on the EIP’s general objectives and on the raw materials in the context of EU policy.

National

China Circular Economy Indicator System (2017)

China’s national indicator system is based on material flow accounting including 17 specific indicators across three domains.

France key indicators for monitoring the Circular Economy(2017)

10 indicators monitoring the circularity of France economy, covering the seven pillars of the circular economy. It includes EU comparison.

Netherlands Circular Economy Monitoring System (2018)

This report (Dutch only) proposes 21 indicators to measure circularity in the Netherlands. It includes EU comparison.

Indicators used in Japan 3rdFundamental Plan for Establishing a Sound Material-Cycle Society(2013)

Indicators based on dimensions of material flow in the economy (input, circulation and output) with a focus on stock of materials.

Germany Resource Efficiency Programme (ProgRess II) (2016)

German initiative started in 2012 to support the sustainable use and conservation of natural resources. Since 2016 uses total raw material productivity as a headline indicator.

Private

Cotec Evaluation of Circular Economy in Spain (2017)

20 indicators to assess circularity. Framework applied to Spain compared to other countries.

Circularity Gap Report (2018)

Global Circularity Metric based on the percentage of cyclical use of materials is proposed as a single measure of circular economy. 

Company activity and product focused

Private

Ellen MacArthur Foundation Circularity Indicators (2015)

Business activities and product tools developed for measuring circularity. Focuses on material circularity as a main indicator.

University of Cambridge Circular Economy Toolkit

Product focused online self-assessment tool for businesses provides guidance based on qualitative surveys.

Circle Economy Circle Assessment(2017)

Online tool for businesses, focuses on seven elements to improve organisational activities, and support the implementation of circular economy strategies at the company level.

Cradle to Cradle Certification(2012)

Product focused certification system utilising Life Cycle Analysis (LCA) by an accredited independent body.

*Esistono molte altre serie di indicatori rilevanti per l´economia circolare, ma non esplicitamente etichettate come tali. Ciò include il lavoro intergovernativo dell´OCSE, dell´UNSD, dell´UNEP e dell´UNDP. Per una revisione più dettagliata degli indicatori di economia circolare consultare il rapporto del 2016: "report by the European Academies´" Science Advisory Council (EASAC).

 

Misurazioni su scala macro

A livello europeo e nazionale, le metriche sull´economia circolare sono solitamente compilate dagli uffici statistici e utilizzano i dati provenienti da conti di flusso di materiali (Material Flow Accounts) a livello di economia, dati macroeconomici e dati sui rifiuti (compresi i flussi di rifiuti e le percentuali di riciclaggio). Tali strumenti aiutano a fornire una panoramica dell´intensità materiale di una determinata economia o settore, tenendo conto del consumo interno di risorse naturali, dell´esportazione e importazione di beni.

Questi metodi di contabilità ambientale europea sono in uso già da prima dell´adozione del concetto di economia circolare. Il quadro di monitoraggio dell´UE per un´economia circolare, ad esempio, si basa sul pre-esistente quadro di valutazione delle materie prime e sul quadro di valutazione dell´efficienza delle risorse.

Tutti e tre si basano sui conti di flusso di materiali a livello di economia economy-wide material flow accounts (EW-MFA): strumenti di contabilità economica ambientale delle Nazioni Unite (UNSD), tra cui la NAMEA, che tiene conto dell´uso dei materiali e delle variazioni economiche a livello nazionale, per l´UE e i suoi Stati membri.

 

La figura qui sopra rappresenta lo schema dei Flussi di materia nell´economia dell´UE-28 (su dati di Eurostat ed altre stime). La quota di materiali che rientrano nel ciclo fornisce una visione della circolarità nell´economia dell´UE. Ulteriori indicatori per l´economia circolare nell´Unione europea sono disponibili sul sito web di Eurostat (Eurostat website).

Alcuni paesi hanno sviluppato approcci specifici per monitorare i progressi verso l´economia circolare a livello nazionale. Tutte queste iniziative si basano su conti di flusso di materiali e dati sulla gestione dei rifiuti. In diversi strumenti di monitoraggio, i dati relativi alle risorse e ai rifiuti sono integrati con dati macroeconomici più ampi; in questo caso si parla di contabilità ambientale integrata (SEEA).

Ad esempio, il sistema giapponese include la dimensione dei mercati degli affitti; il sistema francese include dati sull´occupazione nell´economia circolare; sia i sistemi cinese che quelli dell´UE includono il valore aggiunto delle industrie di riciclaggio; il sistema UE include anche dati sui brevetti e Green Public Procurement.

Business and product focused tool

L´analisi a livello nazionale e settoriale, utilizzando i conti nazionali sui flussi di materiali, non fornisce un livello di dettaglio adeguato per le imprese e i loro prodotti. Sono state pertanto sviluppate metriche mirate al business o al prodotto, in vista del monitoraggio dei flussi di materiale attraverso l´analisi della supply chain (sulla base di strumenti come la distinta base e la valutazione LCA). Queste metriche aziendali considerano in generale anche gli elementi chiave alla base dell´economia circolare, come la progettazione del prodotto, i modelli di business collaborativi, la logistica inversa e le condizioni generali del sistema, che possono essere valutate in termini quantitativi o qualitativi.

Ad esempio, gli indicatori di circolarità, sviluppati dalla Ellen MacArthur Foundation e Granta Design, si concentrano sui flussi di materiale in un´azienda o un prodotto utilizzando il concetto di "Indicatore della circonferenza dei materiali". L´indicatore si basa sugli input di produzione, sull´utilità di fase di utilizzo, sulla destinazione dei rifiuti e sull´efficienza del riciclo e richiede una distinta base dettagliata dei materiali. Ulteriori indicatori complementari riguardano fattori quali la variazione dei prezzi materiali, l´uso di energia e le emissioni di carbonio. Questi strumenti possono essere utilizzati per offrire un vantaggio competitivo, sia attraverso il risparmio materiale o nel posizionamento di un prodotto sul mercato in termini di criteri di circolarità.

 

Sviluppo sostenibile, oltre il PIL

Lo sviluppo di parametri di indicatori dell´economia circolare adeguati non è privo di sfide. Un problema è che mentre la transizione verso un´economia circolare è strettamente legata all´agenda climatica più ampia dell´Europa e ai Sustainable Developmnt Goals obiettivi di sviluppo sostenibile, secondo l´Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un´enfasi maggiore sui materiali non rifletterebbe considerazioni ambientali sociali e generali. Un altro problema riguarda il dimensionamento delle iniziative del settore privato, che potrebbero apparire circolari a livello aziendale, ma potrebbero non essere sostenibili se valutate da un punto di vista economico. Ad esempio, le efficienze ottenute nella produzione di una singola unità o prodotto potrebbero essere compensate da un aumento netto del consumo complessivo, come ben descritto dal Paradosso di Jevon. Inoltre, non è possibile tenere traccia delle opportunità percorribili per il cambiamento sistemico basandosi esclusivamente su indicatori solo fisici, o meglio basati sui flussi di materiali, in quanto fattori come la riorganizzazione della supply chain e l´imprenditoria sociale potrebbero svolgere ruoli critici.

Gli indicatori di economia circolare a livello nazionale possono fornire preziosi indicatori complementari al PIL, dando un´indicazione sull´uso sostenibile dei materiali da parte di un´economia e del suo impatto ambientale a livello nazionale.

Un´analisi più approfondita delle misure politiche nazionali può fornire le migliori pratiche che contribuiscono all´economia circolare, allo sviluppo sostenibile e al benessere.

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Nella determinazione del valore reale dell’organizzazione assume un peso sempre maggiore la valutazione degli asset intangibili. È necessario rappresentare il processo di creazione del valore, superando la rendicontazione settoriale, così da evidenziare, nella ricostruzione dei processi, i legami esistenti tra gli aspetti finanziari e non, rendicontando su una serie più ampia di elementi, quali la governance, le strategie, l’allocazione delle risorse, la gestione del rischio, le prospettive future, l’ambiente esterno e l’impiego di capitali, in senso lato, che rientrano nelle disponibilità dell’organizzazione.

Il riconoscimento di porzioni di valore, progressivamente più ampie rispetto a quelle riconducibili direttamente all’uso dei beni materiali, sta acquisendo un ruolo via via più importante nello sviluppo e nell’affinamento di nuovi metodi valutativi, secondo un’aggiornata visione del valore.

Mentre da una parte lo sviluppo della conoscenza e della tecnologia contribuisce alla crescita economica, fornendo anche gli strumenti per la gestione dei rischi che minacciano la sostenibilità delle relazioni sociali e degli impatti ambientali, dall’altra nella crescita incontrollata si può identificare una delle principali cause del degrado ambientale. Il dibattito nei decenni ha puntato l’accento sulla necessità di trovare una mediazione tra crescita economica, miglioramento del tenore di vita e una maggiore attenzione per l’ambiente.

In termini di contabilità, si tratta di trovare opportune modalità di internalizzazione delle esternalità.



Già nel 1972, Barry Commoner fu precursore del concetto di green economy con The closing circle, gli studi propedeutici a quella che oggi viene definita economia circolare. Sempre nel 1972, con The limits to growth, il Club of Rome, insieme agli studiosi del Mit, anticipavano i catastrofici e potenzialmente irreversibili scenari climatici e ambientali che, se nulla avessimo modificato, con il trascorrere di qualche decade si sarebbero cominciati a manifestare.

 

Dal Rapporto Brundtland (1987) in poi, si propone ufficialmente un nuovo modello di sviluppo economico che prenda in considerazione la compatibilità tra attività economiche e ambiente naturale. A differenza della crescita economica, che si riferisce esclusivamente all’incremento nel tempo del Pil, il concetto di sviluppo sostenibile comprende anche finalità sociali, di giustizia redistributiva, di equità inter e infra generazionale e di mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi naturali.

Con mantenimento dell’equilibrio ecosistemico si considera un flusso metabolico complessivo del sistema socio-economico inferiore alla capacità di carico della natura, che preveda la sostituzione delle risorse non rinnovabili con quelle rinnovabili, individuando un sentiero ottimo di sfruttamento, prelievo di risorse rinnovabili inferiore al tasso di rigenerazione e produzione di scarti inferiore alla capacità di assorbimento dei recettori.

Si parla pertanto di sviluppo economico sostenibile quando i parametri di riferimento non sono solo quantitativi, ma anche qualitativi e quando non si ha come orizzonte temporale solo il breve termine. A differenza della teoria della crescita, che si riferisce all’incremento del Pil pro capite, queste tipologie di modello studiano come mantenere un sistema economico lungo un sentiero il più possibile regolare e sostenuto.

Indica quindi un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali. Il presupposto è l’idea che attraverso la conservazione delle risorse o la loro sostituibilità si possa avere una crescita che duri nel tempo, purché si tenga conto dell’interdipendenza tra attività economiche e ambiente naturale. L´Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile e il Consiglio Nazionale per la Green Economy stanno lavorando, come organi consultivi del governo, anche per conseguire un equilibrio tra sviluppo economico e protezione dell´ambiente contribuendo così alla definizione di una strategia italiana per il conseguimento dei Sustainable Development Goals.

Il tradizionale processo di rendicontazione sembra non essere perfettamente in linea con le esigenze informative dei moderni attori economici, che avrebbero necessità di un quadro più chiaro e completo della situazione aziendale e dei processi con cui l’organizzazione crea valore, spesso anche in termini di trasparenza e chiarezza dei documenti contabili.

Un’ottica di più ampio respiro, internazionale, ci ha così sollecitato in questo tentativo di evoluzione oltre i confini della reportistica classica e della reportistica di settore, verso una reportistica “integrata”.

Con l’aggettivo “integrata” abbiamo voluto considerare non solo una sorta di assemblaggio di ambiti o aspetti nelle tre dimensioni della sostenibilità, cercando di enfatizzarne anche l’armonia e cogliendone le relazioni, per una rendicontazione di sostenibilità verso tutti i portatori di interesse, esterni e interni all’organizzazione.