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Quali strade per un futuro “low carbon” per l’Europa?

Secondo un rapporto dell´Agenzia europea dell´ambiente occorre investire più decisamente sulle rinnovabili.

(10/10/16) 

Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) “Transforming the EU power sector: avoiding a carbon lock-in” evidenzia la necessità per l’Europa di saper guardare avanti con politiche a lungo termine che puntino agli investimenti in fonti di energia più pulite. 

L’Unione europea deve saper cogliere l’opportunità di “decarbonizzare” il settore della produzione energetica, sostituendo dove possibile le centrali a carbone vecchie e a fine vita con impianti a fonti rinnovabili da oggi al 2030, per raggiungere i propri obiettivi.

Il rapporto offre un’analisi dettagliata del settore di produzione energetica in Europa, evidenziando in particolare l’aspettativa di vita degli esistenti impianti a fonti fossili. Inoltre fornisce un confronto che mostra come per raggiungere gli obiettivi dell’Unione rispetto al cambiamento climatico la produzione da fonti fossili debba necessariamente diminuire progressivamente entro il prossimo decennio. 

Il settore della produzione elettrica europea è al centro della strategia per la decarbonizzazione dell’Unione. La produzione di energia rimane il settore con le più elevate emissioni di gas serra, che da solo è responsabile di circa un terzo di tutte le emissioni climalteranti legate all’energia e di più della metà delle emissioni registrate dal Sistema europeo di scambio di quote di emissione (Eu Ets). Il settore ha pertanto un ruolo molto importante da svolgere per gli impegni di riduzione delle emissioni e di miglioramento della qualità dell’aria. 

“Ringrazio l’Eea per questo rapporto - ha affermato il vice presidente della Commissione europea e commissario per l’unione energetica Maros Sefcovic - È assolutamente necessario che i nuovi investimenti che saranno fatti nei prossimi anni vadano verso energie pulite come le rinnovabili e non ci leghino invece alle emissioni di carbonio derivanti dalle fonti fossili anche nel nostro sistema energetico futuro. L’accordo della Cop21, raggiunto lo scorso anno, è stato ratificato da abbastanza paesi da entrare in vigore e dà all’Europa l’opportunità di dare l’esempio e diventare il leader mondiale dell’efficienza energetica". 

“L’Europa - aggiunge il direttore esecutivo Eea Hans Bruyninckx - oggi produce 4 volte l’energia eolica e 70 volte l’energia solare che produceva nel 2005. Questa è una buona notizia, ma è necessario anche un chiaro orientamento di investimento che sappia guaradare in avanti, per superare la produzione da fonti fossili e rispettare gli obiettivi a lungo termine di riduzione delle emissioni di CO2. L’Europa è impegnata nella decarbonizzazione della propria economia e non possiamo permetterci di legare i nostri investimenti a tecnologie ad alta intensità di emissioni. Investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica ci fornirà il migliore ritorno per i fondi utilizzati”. 

 Il rapporto mostra che la tendenza passata di estendere la vita di grandi impianti di produzione di energia da fonti fossili (con una potenza di almeno 200 MWe) o costruirne di nuove si scontrerebbe con i migliori scenari di decarbonizzazione illustrati nella Energy Roadmap 2050 dell’Unione europea e causerebbe una eccessiva potenza installata da fonti fossili. 

Questa situazione ipotetica è basata su un’analisi dettagliata, impianto per impianto, della capacità produttiva europea e della sua possibile evoluzione fino al 2030, basata sulle condizioni attuali e sulle ipotesi tecniche di vita degli impianti. 

Attualmente i gestori degli impianti elettrici ad alta intensità di emissioni di anidride carbonica tendono a prolungare la vita operativa degli stessi. Se questa tendenza venisse mantenuta, avendo un incremento della capacità elettrica totale del sistema da combustibili fossili, sarebbe necessario limitare l’attività di tutte le centrali elettriche a combustibili fossili per rispettare gli impegni dell’Unione europea di riduzione delle emissioni di gas serra.

Il rapporto sostiene anche che un approccio pan-europeo alle questioni climatiche ed energetiche riduca la necessità di mantenere un’elevata capacità di generazione da fonti fossili a livello nazionale. Viene richiesto inoltre un monitoraggio integrato e coerente dei progressi verso gli obiettivi su clima ed energia dell’Unione europea. Queto dovrebbe includere una condivisione periodica delle informazioni sull’evoluzione della capacità di produzione elettrica da fonti fossili e sui livelli attesi di intensità di emissioni di carbonio nel breve e nel medio termine, per migliorare la coerenza con gli sforzi nazionali ed europei di decarbonizzazione. Il rapporto suggerisce, infine, un’armonizzazione delle politiche relative a energia, clima e ambiente, per massimizzare i benefici e accelerare la transizione verso un settore energetico europeo sicuro, sostenibile e competitivo. 

 

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